Progettazione e Architettura

Lipari, grazie ai fondi Ue l'ex carcere diventa museo

Massimiliano Carbonaro

La trasformazione delle celle in «contenitori» per opere d'arte è il primo passo di un progetto di riqualificazione nell'isola siciliana finanziato con 2,5 milioni di euro

Trasformare Lipari in centro culturale e museale diffuso: prima tappa la trasformazione dei resti dell'antico carcere in un museo di arte moderna. Ma grazie ai finanziamenti PO-FESR 2007/2013 dell'Unione europea per circa 2,5 milioni di euro verranno realizzati anche uno spazio per conferenze e convegni in un ex ostello e dai resti della chiesa settecentesca di Santa Caterina nascerà un altro spazio espositivo.
Nello splendido scenario dell'isola eoliana di Lipari osservare la cittadella fortificata di Lipari, comunemente conosciuta come il Castello, fino ad ora ha risvegliato brutti ricordi. All'interno del borgo medievale infatti già ai tempi di Ferdinando Borbone venne istituito il domicilio coatto per i reietti della società del tempo. A fine Ottocento l'isoletta era diventata un luogo di detenzione con più di novecento detenuti. Dopo un breve stop nell'attività carceraria ai primi del Novecento, con Mussolini Lipari ritornò al suo ruolo di prigione tanto che il Duce vi confinò persino sua figlia. Ma nel 1926 la popolazione locale mise a ferro e fuoco le case prigioni tanto che di questa struttura rimangono solo alcune stanze. Ma l'isola non è stata solo un luogo detentivo anzi è fin dall'antichità un perno dei traffici del mediterraneo tanto che negli anni Cinquanta il grande archeologo Luigi Bernabò Brea inizio a scavare e creò il museo archeologico oliano facendo rinascere l'acropoli.

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In questo contesto si inserisce l'operazione che parte nel 2010 di affiancare alle bellezze naturalistiche dell'isola una forte immagine culturale. Appunto nel 2010 viene individuata dai beni culturali un finanziamento della Comunità europea da 2,5 milioni di euro dedicati ad interventi per sviluppare l'arte contemporanea. «Nasce così l'idea – spiega l'architetto Michele Benfare, del dipartimento regionale della Soprintendenza e ideatore del progetto insieme a Maria Clara Martinelli, archeologa del museo Luigi Bernabò Brea, con cui segue anche la direzione lavori – di riaprire il carcere e farlo rivivere con l'arte contemporanea. È un progetto della Comunità europea gestito da beni culturali con la soprintendenza di Messina». La gara per la realizzazione del museo nel carcere è stata aggiudicata per 1,5 milioni di euro ad un'Ati in cui Syremont è capofila, responsabile degli interventi architettonici e impiantistici, il Cigno, che progetta e coordina le mostre e gli eventi, e Arte'm, responsabile dell'identità, della comunicazione e dell'editoria. Il progetto prevedeva che le celle vincolate venissero riutilizzate senza però mutarle radicalmente. «Abbiamo quindi progettato – ha aggiunto l'architetto Benfare - un corridoio esterno con una pavimentazione di legno, e per non toccare le pareti le abbiamo rivestite con una controparete multistrato sul quale poi intervenire con le opere degli artisti. Gli impianti che sono stati messi sono tutti reversibili, invece abbiamo mantenuto esattamente la forma strutturale ma anche quella materica, con gli intonaci originali dove è stato possibile».
Il progetto prevede poi altri interventi che verranno realizzati nei prossimi mesi. Si comincia dalla chiesa settecentesca di Santa Caterina che nel 1926 venne adibita a cucina da campo e che verrà sottoposta ad un profondo restyling pur conservando le forme originali. Diventerà una struttura per artisti moderni e contemporanee. Poi in un ex ostello verrà organizzato una piccola aula-riunione per una cinquantina di persone con un piccolo teatro tutto in legno e impiantistica wi-fi. Infine è stato individuato nei pressi degli scavi archeologici un luogo della memoria. Adesso però è il momento del museo-carcere con il Centro per l'Arte Contemporanea, inaugurato lo scorso 5 settembre, che ospita la mostra Eolie Eolie 1950/2015 - Mare Motus, curata da Lea Mattarella e Lorenzo Zichichi dove le ex celle del carcere sono diventate contenitori di numerose opere d'arte di protagonisti della scena artistica contemporanea.


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