Progettazione e Architettura

Fondi europei: ingegneri poco coinvolti, pesa il gap informativo

Giuseppe Latour

Il Centro studi del Cni, nel corso del Congresso nazionale della categoria, ha pubblicato numeri che gettano una luce nuova sul lavoro che ancora resta da fare in Italia. Mettendo nel mirino il deficit di informazioni che arrivano dalle Regioni

Meno di un ingegnere su tre è entrato in contatto, nel corso della sua attività, con i fondi europei. Sono passati diversi mesi dall'apertura con la quale la Commissione europea, lo scorso aprile, ha allargato l'accesso al denaro in arrivo da Bruxelles anche ai professionisti. E ieri il Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, nel corso del Congresso nazionale della categoria in corso a Caserta, ha pubblicato numeri che gettano una luce nuova sul lavoro che ancora resta da fare in Italia. Mettendo nel mirino il deficit di informazioni che arrivano dalle Regioni.

«La nostra indagine – spiega il direttore del Centro studi del Cni, Massimiliano Pittau – ha coinvolto oltre 13mila professionisti e, in questo caso, gli ha rivolto una domanda dalla formulazione molto ampia: abbiamo cercato di capire chi è stato coinvolto, anche in maniera indiretta, nelle attività legate ai fondi». E i risultati dell'analisi parlano da soli: la media nazionale di contatto degli ingegneri con i fondi Ue è del 28,8 per cento. I picchi positivi sono nelle regioni del Mezzogiorno, tradizionalmente destinatarie di più finanziamenti. In Basilicata si arriva al 43,6%, in Calabria al 40,2%, in Puglia al 38 per cento. Va molto peggio il Nord: 21,3% in Lombardia, 23,9% in Emilia Romagna, 24% in Toscana. E questo avviene nonostante il 71,2% degli intervistati sia interessato, in astratto, alle iniziative di Bruxelles.

Il motivo di questa performance negativa viene individuato in maniera molto precisa dalla ricerca. Per il 54,7% degli ingegneri, infatti, il problema nasce dal «deficit informativo sui programmi e sulle linee guida per presentarli». Altre motivazioni, come la difficoltà di costruire partenariati europei, il deficit linguistico o i problemi finanziari, sono considerate decisamente meno rilevanti. In concreto, allora, il professionista non sa a chi rivolgersi: le amministrazioni che gestiscono i fondi, Regioni in testa, hanno una grande responsabilità. «L'Europa – sottolinea il presidente del Cni, Armando Zambrano – per la prima volta ci ha dato una notevole opportunità e ha messo le attività professionali sullo stesso piano delle Pmi. Adesso, però, bisogna attendere le iniziative delle Regioni. Ma, mentre le Regioni si mettono d'accordo, quanto tempo passa?».

Per fare un esempio, nei sette tavoli regionali aperti per la programmazione 2014-2020, solo il Veneto ha coinvolto i professionisti, convocando il Cup: «Nel nostro Paese – conclude, allora, il presidente del Centro studi del Cni, Luigi Ronsivalle – non pare vi siano ancora le condizioni per un effettivo coinvolgimento del sistema professionale sia nelle procedure di programmazione, sia nel partenariato. Né pare vi sia una reale volontà dei decisori di coinvolgere le professioni come beneficiari o destinatari delle varie iniziative».


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