Progettazione e Architettura

La nuova sede Lavazza «scopre» una basilica del V secolo, ma i lavori non si fermano

Maria Chiara Voci

Il ritrovamento ha colto di sorpresa la Soprintendenza. Il progetto firmato da Zucchi è stato rapidamente modificato per valorizzare il sito e renderlo fruibile dai visitatori

Sono emersi dagli scavi, nel pieno dei lavori del grande cantiere aperto nel quartiere Aurora di Torino, dove sta prendendo forma la Nuvola Lavazza, firmata da Cino Zucchi e futuro centro direzionale dell'azienda torinese. Sono i resti di una basilica paleocristiana del IV-V secolo.
«Un ritrovamento eccezionale per Torino, anche se non del tutto inaspettato», commenta la Soprintendente per i Beni Archeologici del Piemonte, Egle Micheletto. Perché dove nascerà l'opera di Zucchi, nella porzione di territorio cittadino compresa nell'ansa del fiume Dora, anticamente sorgeva un'importante area di necropoli, sulla strada in direzione di Vercelli e Milano, forse già utilizzata dall'inizio dell'età imperiale, ma che ha raggiunto una certa monumentalità nel corso del III secolo d.C.

La vera notizia, comunque, è che fatta la scoperta, nulla si è bloccato. Anzi. Grazie a un accordo raggiunto fra la Lavazza, il Comune e le Soprintendenza per i Beni Culturali e quella per i Beni archeologici del Piemonte, i resti della basilica diventeranno un nuovo sito archeologico di Torino, fruibile a tutti i cittadini.

L'intesa è stata siglata la scorsa settimana: la cifra dei lavori di recupero sarà "stornata" dagli oneri dovuti al municipio per le urbanizzazioni. Tenendo conto che, per il nuovo centro direzionale, che sarà pronto nel 2016 e ospiterà 500 dipendenti, la casa produttrice di caffè sta investendo oltre 110 milioni. «La scoperta è stata senz'altro straordinaria - commenta Stefano Lo Russo, assessore comunale all'Urbanistica - e arricchisce il patrimonio culturale della città. Ma ancor più straordinaria è stata la modalità con cui tutti gli attori coinvolti si sono mossi per trovare una soluzione che consentisse rapidità e rispetto dei tempi del cantiere. Un esempio di ciò che raramente accade in Italia, anche quando in ballo c'è la tutela di un patrimonio comune».

Per garantire la conservazione dei reperti, la Lavazza ha modificato il progetto iniziale dell'architetto Carlo Zucchi. Oltre alla copertura del sito e alle modifiche dei piani interrati del complesso, è prevista la realizzazione di una vetrata a livello strada – tra via Ancona e corso Palermo – che permetterà a tutti passanti di vedere parte dei resti della basilica. L'area archeologica, attualmente ricoperta in modo provvisorio, in attesa del completamento delle opere edili, dovrà essere sottoposta a un complesso intervento di consolidamento e restauro delle strutture. L'accordo firmato prevede anche la realizzazione di un percorso di visita del sito, con impianti di illuminazione, trattamento dell'aria e relativa cartellonistica.

«Nuvola Lavazza - ha aggiunto Paolo Corradini, responsabile del progetto della nuova sede - è un progetto che prevede un'operazione complessa di riqualificazione del quartiere Aurora. Accanto agli edifici totalmente rinnovati, ci saranno una piazza verde, aree comuni e un perimetro di spazi pedonali. Tutto realizzato secondo i più elevati requisiti di qualità ambientale. In questo senso, il recupero della basilica è un nuovo segno del contributo che l'azienda vuole dare al rinnovamento di Torino».

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