Progettazione e Architettura

Volumi aperti alla natura in classe A: a Bolzano Modostudio firma la Fondazione Elisabeth e Helmut Uhl

Francesca Oddo

Recupero dei materiali tradizionali ma con l'uso di tecnologie Thoma: inaugurata a Laives la nuova sede nata da un concorso internazionale del 2009

A distanza di circa quattro anni, la Fondazione Elisabeth e Helmuth Uhl a Laives, in provincia di Bolzano, apre le sue porte al pubblico. È il frutto di un concorso internazionale a inviti, vinto da modostudio di Roma, bandito nel 2009 dalla stessa Fondazione alla ricerca di una sede fra le alpi dell'Alto Adige. L'obiettivo della Fondazione è il progresso delle scienze e delle arti attraverso lo sviluppo di interazioni fra discipline e culture diverse mirato a creare innovazioni per la società: è per questo che la struttura ospita, anche attraverso la donazione di borse di studio, personalità di talento capaci di elaborare idee e concetti dal contenuto inedito e originale. Sempre con lo stesso scopo, la Fondazione organizza incontri interculturali e interdisciplinari, oltre a promuovere un'architettura che sia espressione della sinergia fra obiettivi votati alle logiche della sostenibilità ambientale e scelte di linguistiche.
L'idea di intervenire anche sull'architettura in maniera mirata e responsabile risale al 2009, quando Rainer Uhl, biologo e figlio di Elisabeth e Helmuth Uhl, si rivolge a Thomas Herzog perché componga la giuria del concorso e ne faccia parte in qualità di presidente. Cinque giurati, fra i quali anche gli italiani Vittorio Magnago Lampugnani e Andrea Vidotto, invitano quindici studi provenienti dalla Germania, dalla Svizzera, dall'Italia e dall'Austria. La selezione riduce il numero a cinque studi ai quali viene chiesto di elaborare la propria proposta progettuale. Vincono gli italiani modostudio, i quali convincono la giuria con un intervento che viene definito «attento alle caratteristiche di relazione con lo spazio circostante e al concetto di flessibilità progettuale».

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In effetti, se la Fondazione è destinata alla ricerca nei più vari ambiti disciplinari, l'architettura che la ospita è a sua volta il risultato di una ricerca mirata a sposare il paesaggio sia da un punto di vista compositivo sia attraverso le scelte tecnologiche. Siamo tra le alpi intorno a Laives, in un territorio popolato da una vegetazione rigogliosa e dai caratteristici "masi", le abitazioni rurali tipiche del Trentino-Alto Adige. Il dialogo fra paesaggio e ambiente costruito e l'interazione fra la vita della natura e quella dell'uomo sono imperativi nel progetto dello studio romano, che per non intaccare altro suolo insiste sulle orme di una struttura preesistente.
L'edificio è composto da una serie di corpi: il volume trasparente in vetro e acciaio ospita le attività di ricerca, il volume in legno è adibito a refettorio, mentre il corpo inferiore, sul quale questi volumi poggiano, ospita una cantina vinicola e spazi ricettivi per sostenere le attività della Fondazione. La natura penetra visivamente i luoghi della ricerca, contribuendo a generare quel senso di apertura e di distensione necessarie alle attività di studio. Gli altri ambienti ricorrono invece all'uso di materiali locali, come la pietra a vista e il legno, in questo modo consentendo il dialogo con il territorio e la sua storia. Una parte del materiale utilizzato, fra l'altro, è stata recuperata dalla demolizione degli edifici esistenti. «Alcuni materiali seguono volutamente le tradizioni locali, come le scandole di larice tagliato a mano o l'intonaco esterno a calce e i ricorsi in porfido che ricordano i vecchi edifici di montagna», racconta modostudio.

Per quanto riguarda le tecnologie adottate la scelta è stata pilotata dalla volontà di realizzare un edificio che fosse classificato in classe A. Lo conferma l'uso della tecnologia Thoma, «la principale caratteristica della quale è quella di usare legno in elementi strutturali nei quali involucro e pareti sono costituiti da lastre di legno multistrato con uno spessore fino a 32 centimetri senza uso di colla né sostanze chimiche, ma con giunti meccanici senza additivi gravosi. Con il giusto spessore e l'adeguata quantità, si uniscono i singoli strati di legno in blocchi di legno massiccio indistruttibili e le cui capacità di isolamento termico sono assai elevate», spiega Giorgio Martocchia, socio di modostudio.
Ancora, l'edificio non prevede alcun impianto di ventilazione controllata interna: esiste invece la possibilità di usare l'aria calda generata nel volume in vetro con funzione di buffer zone. A questo si aggiunge la grande cisterna da 20 mila litri, isolata termicamente, che è in grado, tramite un impianto solare termico e una caldaia a biomassa, di ospitare acqua necessaria al riscaldamento radiante in tutto il complesso.

I crediti del progetto
Elisabeth and Helmut Uhl Foundation
Località: Laives (BZ)
Committente: Elisabeth and Helmut Uhl Stiftung
Progettisti: Modostudio - Fabio Cibinel, Roberto Laurenti, Giorgio Martocchia
Consulenti: Ing. Gilberto Sarti (strutturista), ingegnere meccanico e consuelente Klimahaus: p.i. Thomas Dissertori, Arch. Alberto Micheletti
Direttore dei lavori: Arch. Marco De Fonzo
Impresa: Kargruber-Stoll GmbH, Monguelfo-Tesido (BZ)
Strutture in acciaio: Premetal Spa, Rovereto (TN)
Strutture e pavimenti in legno: Thoma Holz GmbH, Goldegg (Austria)
Automazioni speciali: Meccatronica D.B.D. srl, Casier (TV)
Superficie lorda: 1.450 mq
Importo lavori: € 3.433.601
Cronologia: concorso 2019 / esito 2010 / fine lavori 2014
Foto: Laura Egger


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