Progettazione e Architettura

Rigenerazione, Delle Piane (Ance): «È l'unico mercato che ci resta»

G.Santilli e A.Tripodi

Il presidente dei giovani imprenditori edili interviene nel dibattito sulla partecipazione lanciato da «Progetti e Concorsi»: «Il consenso leva strategica per recuperare autorevolezza».

«La rigenerazione urbana è l'unico mercato che ci è rimasto e il nuovo consenso del territorio non è un'opzione meno interessante. Ma nel nostro Paese c'è ancora una normativa ottusa che, di fatto, ostacola il "costruire sul costruito"». Filippo Delle Piane, presidente dei giovani imprenditori edili Ance, interviene nel dibattito sulla partecipazione avviato la scorsa settimana da «Progetti e Concorsi» con il servizio che ha raccolto i contributi di Angelo Patrizio, «padre» di UrbanPro (clicca qui ), e di Matteo Robiglio, architetto e fondatore dello studio TRA_architettura condivisa (clicca qui ). E quella dei costruttori è una voce entusiasta, che vede nella rigenerazione dal basso una «preziosa opportunità anche per ricostruire il consenso intorno alle opere, non solo quelle grandi». Ma che punta il dito contro le rigidità, soprattutto normative, che ostacolano i nuovi processi fino quasi a bloccarli. «La rivitalizzazione e il ridisegno delle città sono processi in astratto assolutamente condivisibili – dice Delle Piane – ma concretamente irrealizzabili in un Paese come il nostro dove la via più facile è non demolire, visto che la demolizione e ricostruzione richiedono pesanti adempimenti ed espongono spesso al rischio di ricorsi». Una scelta, quella di non demolire, che secondo Delle Piane è «scellerata, perché nella maggior parte dei casi si tratta di edifici datati, inadeguati e inefficaci, con prestazioni energetiche di scarso livello».

Agire sulla normativa, quindi, sarebbe per i costruttori un punto di partenza. «Senza però produrre nuove norme, per carità – dice Delle Piane – ma piuttosto intervenendo su quelle esistenti, sfoltendo tutto ciò che non è necessario». In primis «accorciando la catena, tagliando il numero di interlocutori e pareri che nella conferenza dei servizi è spaventoso, con il risultato che nella filiera si fatica anche a individuare il responsabile delle decisioni» spiega il presidente dei giovani Ance. Che aggiunge: «Sono assolutamente contrario alla norma di silenzio-assenso, voglio invece gente che prende posizione e si che si assume la responsabilità delle scelte compiute, perché alla fine quando la colpa è di tutti non lo è di nessuno, mentre noi ci ritroviamo da soli a incassare dei "no"».
Ma i processi di urban regeneration – che partono dai "portatori di interessi" delle città per realizzare progetti innovativi, non più calati dall'alto, ma vicini alle esigenze dei cittadini e degli operatori economici – rappresentano per Delle Piane anche un «prezioso strumento» per gestire il dissenso.
«Fatta eccezione per una certa quota di Nimby (acronimo per Not In My Back Yard, cioè «Non nel mio cortile», ndr), ormai abbiamo una tale paura del dissenso della pubblica opinione contro i cantieri che rischiamo di non fare più nulla – dice il presidente dei giovani Ance – e questo perché, tra le altre cose, abbiamo perso l'orgoglio di ciò che facciamo e, quindi, la capacità di comunicarlo nel modo giusto». Basti pensare «alla partita dell'efficienza energetica nell'edilizia – fa notare Delle Piane – che rappresenta la più grande rivoluzione dopo il cemento armato ma che effettivamente non è ancora considerato dall'utente un valore sul quale investire».
Comunicare di più e meglio, dunque. E in questo senso la partecipazione è per Delle Piane «una leva più che mai strategica per trasformare il dissenso in consenso e per recuperare quell'autorevolezza e quel rapporto proficuo con il territorio che in alcuni casi purtroppo abbiamo perso».


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