Progettazione e Architettura

Per la rigenerazione e riuso dei luoghi urbani serve più partecipazione, dal basso

Giorgio Santilli

Un ruolo crescente ce l'hanno gli «incubatori di facilitazioni delle trasformazioni urbane»: la definizione è di Angelo Patrizio, direttore Urbanistica di Confcommercio e coordinatore di UrbanPro, struttura creata nel 2012 da Ance, Cna, Confcommercio e Unioncamere. Obietivo: rendere concrete le iniziative di rigenerazione partendo dal basso

In attesa che a Roma prenda quota una disciplina del débat public per coinvolgere le popolazioni nell'approvazione delle infrastrutture, partono sul territorio iniziative di progettazione partecipata legate a operazioni di rigenerazione urbana. Ruolo crescente ce l'hanno gli «incubatori di facilitazioni delle trasformazioni urbane»: la definizione è di Angelo Patrizio, direttore Urbanistica di Confcommercio, coordinatore di UrbanPro, struttura creata nel 2012 da Ance, Consiglio nazionale architetti, Confcommercio e Unioncamere. UrbanPro è nata ai tempi delle grandi aspetttative, poi deluse, del «piano città», ma Patrizio è riuscito a ridargli una missione: pratiche rigorose di «ascolto e partecipazione» e attenzione ai crescenti fondi Ue destinati a progetti urbani.
Mentre tutti invocano politiche urbane innovative, Patrizio gira l'Italia: cerca di mettere insieme progetti di rigenerazione urbana dando «carta e matita» a operatori economici e cittadini. «In tutte le città - dice - le chiusure di esercizi commerciali si aggirano intorno al 20-30%, ma se in una porzione di città chiudono 8 o 11 o 15 negozi, non c'è solo riduzione del potenziale economico, c'è anche una grave perdita di urbanità».

L'intervista ad Angelo Patrizio (UrbanPro)

L'analisi di Matteo Robiglio

Il caso Torino-Skopje

Il commento di Giorgio Santilli

Patrizio realizza con la sua struttura di giovani architetti censimenti del territorio e costruisce «mappe isometriche» per calcolare il gap crescente fra offerta effettiva e potenziale.
Padova, Gorizia, Mantova, Arezzo, Follonica, Bassano, il borgo medievale umbro di Torgiano: molti i fronti aperti da Patrizio. Viene chiamato per una emergenza (Ztl o apertura di centri commerciali), ma l'obiettivo è sempre coinvolgere operatori e cittadini, aiutandoli a «leggere» i territorio. Come succede con il débat public, la partecipazione popolare, quando trova momenti di sintesi, spinge i progetti e aiuta a superare resistenze burocratiche e politiche. A Vibo Valentia, grazie a fondi per 6 milioni della Camera di commercio, si sta dando vita a progetti di riqualificazione del centro storico e del porto.
Si farà un concorso di idee, strumento di trasparenza e apoteosi della partecipazione popolare: riqualificazione del reticolo viario e commerciale del centro, recupero di due palazzi storici, demolizioni dell'edificio «della vergogna», abbandonato da anni. A Oristano invece sono stati 40 operatori commerciali - attraverso lo strumento del questionario - a mettere i paletti a un progetto di mercato coperto in centro. Risposte sorprendenti con la consapevolezza a larghissima maggioranza che sarebbero utili all'interno del mercato una piazza o spazi per intrattenimenti di bambini. Patrizio si incarica di portare dentro il progetto di architetti locali queste istanze di base, mentre nel piano triennale del comune ci sono 3,9 milioni per realizzare l'opera.

Ma la urban regeneration sarà sempre più anche riuso di edifici esistenti, spesso abbandonati. Matteo Robiglio, architetto, socio di «Tra», docente al Politecnico di Torino, ricorda che ci sono aree potenziali inesplorate per progetti low cost e «rigenerazione incrementale» (si veda Edilizia e territorio/Progetti e concorsi di questa settimana). «La rigenerazione - dice - è un processo economico del tutto diverso dalla nuova costruzione, ha bisogno di processi bottom-up che coinvolgano i cittadini, fa riferimento a un'economia locale, diversificata e sociale». Occorre ricostruire un modello produttivo ed economico capace di incrociare una domanda in radicale evoluzione.
«Le case al posto delle fabbriche con project financing di fine secolo non si sono fatte a causa della crisi - dice Robiglio - ma non è certo che la generazione dei millennials che fra poco si affaccerà al mercato e quella dei loro fratelli maggiori abbiano ancora voglia di palazzine e "trilocali doppiservizi". Gli spazi che hanno frequentato durante i loro periodi Erasmus, che fanno da sfondo ai videoclip più cool, sono certo più simili alla fabbrica che alla palazzina».


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