Progettazione e Architettura

Costruzioni, l'innovazione passa (anche) per il controllo dei costi in cantiere

Antonio Ortenzi

«Fare i conti» è diventato quasi obbligatorio, e ciò è valido per ciascuno degli enti coinvolti nei processi di produzione edilizia, sia per la committenza privata sia per la Pa

Negli ultimi anni il settore delle costruzioni ha subìto sia a livello di opportunità di mercato (pubblico e privato) sia a livello di finanziario (stretta creditizia) una delle peggiori crisi degli ultimi anni.
C'è da precisare, per dovere di cronaca, che parallelamente alla crisi, soprattutto negli ultimi dieci anni, la tecnologia dei materiali, i tools informatici (Cad, Gestionali, Crm, Bim) e molti altri settori che costituiscono l'indotto del mondo delle costruzioni, hanno fatto dei passi da gigante.
Oggi, molto più di qualche anno fa, possiamo avere sotto controllo tutti i processi organizzativi e gestionali di un cantiere edile, possiamo costruire con degli standard qualitativi maggiori tenendo conto delle nuove generazioni quindi possiamo costruire in maniera sostenibile, in breve, abbiamo la possibilità di costruire meglio. Se da un lato la politica tenta di rilanciare il settore dall'altro, però devo dire che le imprese, soprattutto le Pmi non si adoperano nel cambiare i processi gestionali al proprio interno e faticano a riqualificare i propri impiegati. A specchio le stazioni appaltanti (sembra proprio che ce la faremo ad averne meno) non innescano quel processo virtuoso che consentirebbe di risparmiare tempi e costi nella realizzazione di un cantiere e di fare quel grande passo in avanti verso la comunicazione e verso un linguaggio unico che consentirebbe uno snellimento delle procedure. Purtroppo in Italia ancora poche sono le imprese entrate in questo meccanismo: perlopiù sono quelle più grandi, e il motivo è per molti versi esclusivamente un fattore culturale.

È arrivata l'ora di iniziare a fare dei passi avanti, da parte di tutti, verso un processo di riqualificazione professionale e imprenditoriale.
Non dobbiamo andare troppo lontano per fare ciò, in Italia abbiamo imprenditori (soprattutto tra le grandi imprese) che in barba alla crisi, alla stretta creditizia, ai ritardi della Pa e a tutte le congiunture, riconsegnano le opere prima della scadenza dei termini, facendo del proprio management di cantiere un punto di forza (vedi tratto di 12 km Salerno-Reggio riconsegnato un anno prima; committente: Anas - Impresa: Tecnis).
Ebbene si, proprio dal cantiere bisogna ripartire. Il processo culturale al quale bisogna fare riferimento non parte dagli atenei (magari anche sì, per le nuove generazioni) o da corsi di formazione che, negli anni, hanno creato, non pochi "scandali" ma da persone abituate a lavorare e parlare il «cantierese». Persone che nei vari ruoli o funzioni si adoperano per la realizzazione di opere d'arte.

A proposito, una riflessione sull'uso del termine «opera d'arte» nel mondo delle costruzioni che ci aiuta a capire l'oggetto del quale stiamo parlando. Siamo abituati, nell'immaginario collettivo a parlare di opera d'arte di un quadro, di una scultura, di una rappresentazione teatrale o letteraria. Allora perché questa parola è adoperata anche nel mondo delle costruzioni?
Cosa c'è di "artistico" in una costruzione magari anche di edilizia "pesante" come ad esempio in una spalla di un ponte? Perché i capitolati riportano definizioni come opere d'arte maggiori e opere d'arte minori? La risposta è semplice, tenendo fermi ingegnerizzazione e materiali, la realizzazione di un manufatto è sempre differente per andamento di cantiere, tempi e costi. Questo fa del manufatto stesso un'opera d'arte. Basti pensare alle variabili come ad esempio la faccia vista nel cemento armato che dipende dai vari tipi di casseratura, dal colore del calcestruzzo che dipende dal tipo/provenienza del cemento, dal grado di umidità dei materiali o dalle temperature nelle quali si opera ecc. ecc.

La complessità e le variabili che caratterizzano la gestione di un cantiere fanno sì che il controllo dei costi e l'ottimizzazione dei tempi, siano gli strumenti fondamentali per tenere sotto controllo la gestione di uno o più progetti. Oggi l'ottimizzazione di tempi e costi rappresenta quindi un obiettivo strategico per affrontare la situazione di crisi attuale. «Fare i conti» è diventato quasi obbligatorio, e ciò è valido per ciascuno degli enti coinvolti nei processi di produzione edilizia, sia per la committenza privata sia per la Pa.
Il controllo dei costi in edilizia, e quindi la procedura gestionale di una commessa, si adatta perfettamente alla definizione di project management: «Una combinazione di risorse umane e non, riunite in un'organizzazione temporanea per raggiungere un obiettivo di tempo, costo, qualità, con risorse limitate». Le imprese devono quindi imparare a definire gli obiettivi da raggiungere, a pianificare le fasi e a fare una programmazione temporale ed economica delle risorse.

Troppo spesso non si tiene in considerazione che sono tanti i fattori che modificano i costi nel tempo: condizioni impreviste, cambiamenti degli elaborati, cattiva gestione del progetto, problemi di finanziamento, cause di forza maggiore ecc., e la durata temporale del progetto incidono sui costi fissi che si manifestano in indipendentemente dalla produzione vera e propria.
Oggi sono tanti tools informatici che attraverso una metodologia aiutano imprenditori (dalla gara alla riconsegna) e Pa (dalla programmazione triennale al collaudo estendendola alla manutenzione) a entrare in questo mondo per una corretta e trasparente gestione di un progetto passando attraverso il controllo dei costi e di gestione: non ci resta che diffondere loro il corretto know how.


© RIPRODUZIONE RISERVATA