Progettazione e Architettura

A Sinalunga la scuola-cannocchiale affacciata sulla campagna senese

Francesca Oddo

L'opera - nata da un concorso lanciato dal comune - è stata progettata dallo studio Milani di Siena, si integra bene nel contesto medioevale ed costata 2,2 milioni di euro

Il progetto per la scuola materna di Sinalunga (Siena), realizzato dallo Studio Milani con sede nella città della Torre del Mangia, si trova esposto fino al 23 novembre all'interno del Padiglione Italia della 14. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia. È stato selezionato da Cino Zucchi, curatore del Padiglione, come manifestazione del tema INNESTI/GRAFTING scelto per la mostra. La scuola, infatti, come molti interventi italiani all'interno di contesti storici o comunque consolidati, si inserisce nel cuore della cittadina emergendo come elemento di novità. Come in un delicato intervento chirurgico, il nuovo volume si "innesta" su quello originario, la scuola elementare esistente, cercando di creare un unico organismo. Le due scuole conservano la propria autonomia di gestione «pur risultando intimamente connesse, incastrate tra loro, capaci in questa simbiosi formale di rendersi tangenti ai flussi di percorrenza pubblica senza farsi attraversare dagli stessi», spiegano i progettisti. L'intervento è frutto di una gara - bandita nel 2007 dal Comune di Sinalunga - per l'assegnazione dell'incarico di progettazione (preliminare, definitiva, esecutiva) mirato alla costruzione di una scuola materna. Vince il team guidato da Andrea Milani che nel 2009 vede approvato il progetto esecutivo e si aggiudica la gara per l'affidamento della direzione lavori. Il cantiere inizia nel 2010 con l'impresa di costruzioni Effegi Italia di Roma e nel giro di tre anni viene inaugurata la scuola, il cui costo complessivo è di 2 milioni e 200 mila euro, finanziati dal Comune di Sinalunga e dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

La scuola, chiamata "La Balena" poiché durante la fase degli scavi è stato ritrovato un fossile di balena risalente al Pliocene, si presenta come un corpo puro, nitido, candido e dalle forme geometriche elementari. Si distingue, in questo senso, dal contesto medievale che la circonda, emergendo, spiccando come un corpo apparentemente estraneo eppure perfettamente inserito. È la storia che dialoga con i segni della contemporaneità, offrendo nuovi spunti di riflessione sulle potenzialità visive e culturali delle interferenze. Appare questo il modo più convincente di operare nei tessuti storici, troppo spesso aggrediti da ampliamenti in stile che mortificano e sviliscono l'originalità dell'architettura del passato. L'obiettivo risiede nel parlare sì un nuovo linguaggio, ma con una sensibilità e con una delicatezza tali da rendere interessante il confronto e la stratificazione delle diverse culture progettuali.

La conformazione del lotto, caratterizzato da un dislivello di circa 18 metri tra la via degli Etruschi e la via del Cassero, ha reso necessario che la struttura fosse in parte incastrata nel pendio e in parte distesa e ancorata a esso.
«Da un punto di vista compositivo -continuano i progettisti- la nuova scuola è stata concepita secondo una forma pura ed elementare come il quadrato, che con un lavoro di intagli e cambi di altezze è stata scolpita andando a delineare al suo interno le varie funzioni di cui si compone: mensa, servizi per il corpo docente, corridoi di collegamento, aule, laboratori». Un unico volume svetta più in alto, simile a un cannocchiale sulla cittadina e sulla campagna: si tratta della sala polifunzionale, un luogo aperto al pubblico che abbandona il modulo quadrato annunciando così anche dall'esterno la sua diversa destinazione d'uso.


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