Progettazione e Architettura

Decreto efficienza, gli ingegneri: «No all'equiparazione tra Ape e diagnosi energetica»

Alessia Tripodi

In una lettera al ministro Guidi le osservazioni Cni sul Dlgs che recepisce la direttiva Ue 2012/27: «Nel testo poca attenzione ai professionisti, credibilità certificazioni a rischio»

Difficoltà di accesso al credito per la realizzazione degli interventi di efficientamento, «scarsa attenzione» al ruolo dei professionisti e, soprattutto, l'equiparazione tra attestato di prestazione (Ape) e diagnosi energetica, che rappresenta un fatto «gravissimo». Questi i principali «difetti» dello schema di Dlgs sull'efficienza energetica - varato nei mesi scorsi dal Governo in recepimento della direttiva Ue 2012/27 (leggi l'articolo ) - secondo il Consiglio nazionale degli ingegneri, che nei giorni scorsi ha inviato al ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, un documento (scarica il testo ) contenente le osservazioni dei professionisti al testo normativo.

Il decreto stanzia un plafond da 800 milioni di euro fino al 2020 per riqualificare non solo immobili pubblici ma anche edifici residenziali, mettendo a disposizione di Esco e imprese un fondo rotativo per finanziare gli interventi: ma, secondo gli ingegneri, esiste «una difficoltà di accesso al credito» e il «decreto sposta essenzialmente sul privato l'onere economico del recepimento della Direttiva europea senza agevolare il reperimento dei fondi», in un quadro in cui «gli istituti di credito restano concentrati sul proponente più che sulla validità del progetto».
Il testo, poi «nell'immediato - scrive ancora il Cni - restringe l'applicazione della direttiva solo agli immobili della Pa centrale» stanziando «fondi insufficienti che difficilmente consentiranno il rispetto degli obblighi normativi» sull'efficienza».

In generale, poi, secondo gli ingegneri nel decreto «non si parla mai di liberi professionisti» ma solo di «soggetti accreditati» per la messa a punto delle diagnosi energetiche, mentre spariscono gli energy manager introdotti dall legge n.10/91, sostituiti dagli «auditor interni» e dai «responsabili unici del procedimento».
Ma tra le modifiche che, secondo il Cni, andrebbero apportate al testo ce n'è una imprescindibile: va eliminata la «fuorviante» equiparazione tra Ape e la diagnosi energetica «se non si vuole ulteriormente far scadere la possibilità di risparmio energetico - scrivono gli ingegneri - oltrechè i concetti di credibilità e serietà». Per gli ingegneri è infatti «improponibile» mettere sullo stesso piano le due procedure perchè, mentre l'Ape «ha come obiettivo la segnalazione della qualità energetica del sistema edificio/impianto riferita a condizioni standard normalizzate», la diagnosi energetica «è un'analisi approfondita della situazione reale con l'obiettivo di definire il bilancio energetico dell'edificio e di valutare le potenziali soluzioni di risparmio energetico in una logica costi/benefici».


© RIPRODUZIONE RISERVATA