Progettazione e Architettura

Regolamento edilizio Veneto, timore sulla semplificazione a carico dei professionisti

Franco Tanel

Che relazione c'è tra la qualità dell'architettura e i regolamenti edilizi? E' solo una questione di burocrazia e semplificazione o un apparato normativo moderno può influire sulla qualità del costruito nelle nostre città, soprattutto adesso che la riqualificazione e il recupero urbanistico ed edilizio sono gli ambiti privilegiati dal mercato? Gli architetti veneti ne hanno discusso nell'ambito di un seminario organizzato a Vicenza da FOAV (Federazione regionale degli Ordini degli Architetti del Veneto) con la collaborazione del Gruppo24Ore e il patrocinio di INU Veneto. Un tema scottante anche perché proprio la scorsa settimana la Giunta ha approvato il disegno di legge del Regolamento Edilizio Regionale, che ha tra i suoi obiettivi un linguaggio normativo unico in tutto il Veneto, la semplificazione delle norme e l'incentivazione della qualità architettonica del costruire intesa in senso lato.

Secondo Marisa Fantin membro della commissione urbanistica del FOAV bisogna partire da una considerazione: «La burocrazia è uno degli aspetti più dequalificanti del lavoro di architetto, perché è un costo materiale e intellettuale e oramai pesa più della parte progettuale. Semplificazione vuol dire anche qualità, perché ci sono meno vincoli e norme da rispettare pedissequamente. Vincoli e norme che spesso non hanno spesso nulla a che vedere con la qualità del costruito ma che rispondono ad altri criteri». Anna Buzzacchi membro della commissione "burocrazia e semplificazione di FOAV afferma: «Il terreno del nostro intervento è cambiato: è la riqualificazione la rifunzionalizzazione dell'esistente sia come edificato che come urbanizzazioni. Il Regolamento Edilizio è uno degli strumenti che ha bisogno di un profondo rinnovo. Vuol dire passare da regolamenti con carattere prescrittivo ad un approccio prestazionale».
Quindi rispetto al disegno di legge regionale sul Regolamento Edilizio, c'è un atteggiamento da un lato di condivisione dell'obiettivo dall'altro di preoccupazione. Perché se è certamente positivo che almeno i termini usati e le modalità di misurazione di una superficie o di un volume siano identiche in tutti i comuni della Regione dall'altro c'è il timore che una parte della "semplificazione" sia semplicemente un trasferimento delle responsabilità dall'amministrazione ai professionisti.

Ne è convinto anche Antonio Bortoli direttore generale del comune di Vicenza. «Ho qualche perplessità sull'impostazione generale di questo provvedimento, così come di altri che la Regione ha preso in materia di edilizia, perché ancora una volta la centralità è la quantità del costruito: capisco che in una fase critica dell'economia si possa anche spingere su questo aspetto, ma non condivido che si leghi in questo modo la qualità del costruito alla qualità, attraverso incentivi volumetrici. Il nodo però è che anche con un nuovo Regolamento Edilizio Regionale, le regole sono così numerose, complesse e modificate frequentemente che credo sia difficile che un professionista si assuma la responsabilità di un progetto. Non lo fa nemmeno l'amministrazione che si tutela con due frasi ormai di rito: "fatti salvi i diritti di terzi" e "per quanto di nostra competenza". Voglio dire che serve una semplificazione radicale di tutte le norme e una precisa attribuzione delle competenze e delle responsabilità».
Una strada intrapresa già in Emilia Romagna e in Toscana. Paola Bissi Capo Area Economia e Territorio del Comune di Ravenna spiega: «Abbiamo abbandonato il vecchio PRG ancora con la legge regionale 20/2000 e ora abbiamo innovato la parte edilizia della normativa con la legge 15/2013: in particolare oltre al rafforzamento del SUE abbiamo eliminato di fatto la DIA riducendo a due i titoli abilitativi. Il permesso di costruire e la Scia e contemporaneamente abbiamo ampliato moltissimo i casi di edilizia libera.
La SCIA di una variante in corso d'opera può essere presentata al termine con il documento di fine lavori».

Ancora, per semplificare, uniformare ed alleggerire gli apparati normativi dei piani e dei regolamenti è previsto il divieto di riprodurre in essi disposizioni stabilite da fonti normative sovraordinate. Interessante anche l'esperienza della Toscana illustrata da Silvia Viviani presidente dell'IMU.
«Abbiamo realizzato il REI Regolamento Edilizio Intercomunale per quattro comuni del Chianti senese. Non è stato facile: in Toscana perfino l'adozione di un linguaggio unico a livello regionale è stata complicata da raggiungere e ancora oggi vediamo amministrazioni che tendono a rimarcare il proprio linguaggio tecnico. Ma con Il REI abbiamo fatto una esperienza interessante anche proprio nel senso di dare non delle norme prescrittive ma delle regole alla quali i professionisti possano fare riferimento nella loro autonoma capacità progettuale. Abbiamo dato delle regole per gli interventi nei centri abitati e altre per il territorio aperto. Nel primo caso si parla di decoro urbano, nel secondo per esempio si danno indicazioni per preservare il paesaggio come quelle di vietare i giardini di tipo urbano in ambito rurale. E poi abbiamo adottato un approccio prestazionale per la sostenibilità ambientale». La presidente dell'IMU lancia una proposta: «L'Istituto potrebbe essere il luogo per tutte le Federazioni degli Architetti e per i Comuni dove mettere a fattor comune quello che si fa e si studia in materia di semplificazione in modo da favorire uno scambio tra le migliori esperienze».


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