Progettazione e Architettura

A Bolzano il termovalorizzatore strizza l'occhio alle Dolomiti

Francesca Oddo

A dieci anni dal concorso di progettazione entra in funzione l'impianto progettato da Tbf e Claudio Lucchin (Cleaa) costato117 milioni

A dieci anni dal concorso di progettazione per la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione dei rifiuti residui di tutti i Comuni dell'Alto Adige, l'infrastruttura situata a Bolzano sud è appena entrata in funzione. È vero, ci sono voluti molti anni, la struttura è stata osteggiata da una parte della comunità, la fase di esercizio, comunque necessaria, è durata sei mesi e ha presentato alcuni problemi. Ma tutto questo rientra nella normalità quando si parla di un'opera di 196.749 metri cubi per una superficie di 24.932 mq capace, rispetto a un impianto di solo incenerimento, di produrre energia dallo smaltimento dei rifiuti non riciclabili. Oggi, il nuovo termovalorizzatore presenta una capacità doppia di trattamento dei rifiuti e di produzione termica pari a 260.000 MWh (corrispondenti a circa 20 mila alloggi).

Il concorso, bandito nel 2004 dalla Provincia di Bolzano con l'obiettivo di sostituire i precedenti inceneritori la cui durata massima di esercizio era ormai sul finire, vede come vincitore il gruppo costituito da TBF di Zurigo e Claudio Lucchin/Cleaa di Bolzano (primo premio di 90 mila euro). Fra il 2004 e il 2009 si svolgono i lavori di bonifica e fino al 2008 si lavora alle successive fasi di progettazione. Hanno quindi inizio i cantieri con l'associazione temporanea di imprese composta da: Atzwanger + Hafner, Ladurner, Stahlbau Pichler , Wipptaler Bau, Seeste, Cle, Oberosler - tutte imprese locali - Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna, Gruppo Unieco di Reggio Emilia, Ceif di Forlì. Il costo complessivo dell'opera è di circa 117 milioni, quasi il doppio rispetto a quello stimato nel 2004. L'aumento della spesa si spiega non solo con il fisiologico lievitare dei prezzi dei materiali nel corso di dieci anni, ma anche con alcuni ostacoli non sempre prevedibili quando si affronta un cantiere di tali proporzioni, come per esempio il ritrovamento e lo smaltimento nel 2010 di parecchie tonnellate di residui industriali contenenti sostanze pericolose, cosa che ha comportato costi aggiuntivi.

La struttura è articolata in due grandi corpi principali di altezza differente. Un volume, quello che ospita l'impianto del forno e della caldaia, presenta un rivestimento cangiante in lamiera colorata verde; l'altro, destinato agli uffici, è a vetri con un profilo inclinato. Protette da una grande parete-schermo in lamiera di alluminio ossidato verde (barriera alla rumorosità dei condensatori) si trovano le turbine e le cabine elettriche. La caratteristica che distingue il termovalorizzatore di Bolzano da altri esempi analoghi risiede nel fatto che Claudio Lucchin, insieme al suo team, ha concepito un'infrastruttura pensandola come un'architettura, in questo modo conferendo qualità progettuale a un oggetto che difficilmente riesce a coniugare aspetti funzionali virtuosi e requisiti estetici: «Un impianto di questa complessità è innanzitutto un'infrastruttura tecnologica. Diventa architettura nel momento in cui si considera il benessere delle persone che vi lavorano, prestando attenzione alla luce e ai colori, ai percorsi e agli scorci prospettici». Lucchin osserva il paesaggio e lascia che quest'ultimo "contamini" l'opera con la tavolozza delle sue declinazioni cromatiche, con le sue sfumature di verde. Questa forma di eco non è solo riconducibile alla scelta dei colori, ma anche alla morfologia delle montagne che fanno da sfondo al termovalorizzatore.


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