Progettazione e Architettura

La Soprintendenza ferma (a sorpresa) l'«Anima» progettata da Bernard Tschumi

Massimo Frontera

Doccia fredda a Grottammare (Ascoli Piceno): il preavviso di parere negativo della Soprintendenza arriva un giorno prima della scadenza del rilascio del permesso di costruire

Sgomento, sorpresa, rabbia. Sono questi i sentimenti che in questi giorni agitano i promotori di un progetto simbolo che avrebbe dovuto contribuire alla rivitalizzazione culturale e turistica della riviera marchigiana. L'iniziativa è della fondazione Ascoli Piceno che ha promosso il progetto conosciuto come «Anima» (che riassume i concetti di arte, natura, idee, musica, azioni). Si tratta del polo culturale firmato dall'architetto svizzero Bernard Tschumi, recentissimamente celebrato con una retrospettiva appena aperta al centre Pompidou di Parigi, nella cui mostra figura anche l'opera che avrebbe dovuto prendere il via in Italia: la prima opera di Tschumi nel nostro paese.

Una curiosa coincidenza ha voluto che proprio il giorno dopo l'inaugurazione a Parigi della retrospettiva dell'architetto, sia arrivata la sentenza di condanna per quest'opera sotto forma di un avviso di diniego spedito dalla Soprintendenza con la quale si nega il nulla osta paesaggistico. La data - il 29 aprile - coincide con l'ultimo giorno utile prima del termine prescritto per il rilascio del permesso di costruire, che Carisap si preparava a ritirare.

Una decisione che ha lasciato letteralmente a bocca aperta i promotori - la Fondazione Cassa di risparmio Ascoli Piceno - e le amministrazioni pubbliche interessate, a cominciare dal comune di Grottammare che aveva messo a disposizione gratuitamente l'area.

I motivi addotti dalla Soprintendenza sono i seguenti: «l'area - si legge nella comunicazione inviata al Comune di Grottammare - da un punto di vista sia ambientale sia paesaggistico, risulta ancora libera, non occupata da costruzioni impattanti, se non da architetture di tipo rurale (...) ed ha, invece, carattere ancora campestre ed agreste»; le istanze della Soprintendenza, si dice più avanti «sono state recepite solo in maniera molto sommaria e marginale», poi si lamenta la carenza della documentazione aggiuntiva chiesta agli enti. Infine - ed è questa l'obiezione decisiva - si segnala «l'impatto notevole del manufatto rispetto al particolare ambito paesaggistico, ancora a caratteri agricolo, opere che, per altezza e volume, sembra non inserirsi in maniera congrua in quel contesto, andando a celare e ad obliterare la serie di alberature (compresi gli olivi e le siepi) esistenti all'estremità della pianura».

Motivazioni che non convincono i promotori. «Con la Soprintendenza abbiamo condiviso tutto, passo per passo - dice Vincenzo Marini Marini, presidente della Fondazione cassa di risparmio di Ascoli Piceno -, oltre ad avere avviato un percorso di condivisione con la società. Tra l'ottobre 2012 e il luglio 2013, la Soprintendenza ha partecipato a 10 incontri sul progetto, tre dei quali pubblici, ha sottoscritto un accordo di programma in cui tutte le prescrizioni sono state indicate, ha fatto richieste che sono state quasi tutte accolte, anche se entravano nel merito del progetto architettonico: solo una richiesta è stata rifiutata dall'architetto Tschumi, quella di mettere gli alberi sul tetto, una scelta in contraddizione con l'opera per motivi culturali. Ora - sbotta il presidente di Fondazione Carisap - la Soprintendenza cambia idea e dice l'area va salvaguardata, che copriamo la vista degli alberi e dei cespugli e che dobbiamo abbassare l'edificio per non inficiarne la percezione visiva. Se ce l'avesse detto due anni fa non l'avremmo fatta per niente quest'opera».

Peraltro, aggiunge Vincenzo Marini Marini, «la sorpresa è doppia perché il provvedimento è firmato da un funzionario che per conto della Soprintendenza ci ha detto alcune cosa, salvo poi scriverne altre nell'avviso: questo configura un danno nei nostri confronti. E comunque su questa storia andremo fino in fondo: ci opporremo in tutte le sedi, chiedendo l'intervento del ministro dei Beni culturali, se necessario.

La fondazione ha puntato su questo progetto 24 milioni, di cui 1,5 è già stato liquidato al progettista. Carisap, in attesa di ritirare il permesso di costruire, stava scegliendo l'impresa cui affidare l'appalto, tra le 5 imprese selezionate in una short list. Ora ha fermato tutto. La procedura prevede che entro il 10 maggio, il comune presenti osservazioni.

Anche il comune di Grottammare è stato colto di sorpresa dalla decisione, di cui non manca di sottolineare delle incongruenze. «nell'area - spiega il sindaco Enrico Piergallini in una nota - sono presenti due edifici di scarso pregio architettonico, di cui solo per uno il precedente Soprintendente ha prescritto la conservazione e traslazione: nel preavviso di diniego, invece, i due manufatti vengono ritenuti entrambi fortemente caratterizzanti il paesaggio e se ne richiede la "conservazione materica"». «Inoltre - fa notare sempre il sindaco del comune marchigiano - nel preavviso di diniego la soprintendenza suggerisce che l'opera sia riprogettata con una "minore altezza complessiva". Tale cambiamento del progetto non è mai stato suggerito in precedenza dai funzionari della Soprintendenza che sono stati coinvolti in tutte le fasi della progettazione, attraverso incontri informali diretti con lo stesso architetto Bernard Tschumi».

Sbigottimento anche per i progettisti. In attesa di una nota ufficiale di Tschumi parla il "local architect", Alfonso Giancotti. «Bernard Tschumi è rimasto fortemente stupito e sorpreso, come tutti, del resto - dice Giancotti -: la cosa che ha stupito più di tutto è il cambiamento di posizione a fronte di un percorso molto condiviso». L'architetto svizzero, racconta sempre Giancotti, «adotta un metodo di natura deduttiva, che lo porta a valutare tutte le alternative possibili, prima di arrivare alla soluzione finale. Quello che stupisce è che c'è stata una riflessione su una serie di ipotesi alternative, fin dallo studio di fattibilità, tutte condivise passaggio per passaggio, incontro per incontro. E poi la questione degli alberi non è mai stata tirata fuori». «Per i modi e le motivazioni addotte, la decisione è mortificante. Ma la vera beffa è la bocciatura arriva nel giorno in cui questo progetto viene esposto al Centro Pompidou, a chiusura della più grande retrospettiva dedicata a Tschumi».

Scarica la comunicazione inviata dalla Soprintendenza (link )
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