Progettazione e Architettura

Da Firenze a Lussemburgo: i cantieri di Di Franco prototipi di «integrazione»

Francesca Oddo

L'ultima realizzazione è un complesso residenziale realizzato in due anni. «Qui ci sono poche regole e chiare, l'iter burocratico è veloce e certo, i funzionari sono tecnici che non discutono sulla qualità del progetto»

Elio Di Franco ha recentemente realizzato l'edificio residenziale "The First" in rue 50 Rue Charles Arendt nella Città di Lussemburgo. Costato un milione e 500 mila euro per 730 metri quadrati di superficie costruita, il progetto è stato commissionato su incarico diretto dalla società Beaurimmmo. Realizzato in due anni di cantiere, l'intervento esprime una molteplicità di considerazioni legate alle politiche di rigenerazione urbana attuate dagli amministratori locali per accrescere la qualità, già alta, dello standard di vita locale. In questo contesto, Di Franco, la cui cultura progettuale è maturata nel delicato tessuto fiorentino, dove ha sede il suo studio, è certamente fra i progettisti italiani che per sensibilità di pensiero e di azione meglio poteva interpretare la trasformazione in atto. Una trasformazione che pone le sue premesse nel concetto di "integrazione", e che pertanto comprende in un'unica riflessione le nuove modalità legate non solo all'abitare lo spazio intimo della casa e quello pubblico, ma anche alla mobilità e alle infrastrutture.

«Lussemburgo ha adottato un piano di sviluppo - spiega Di Franco - che si allinea al modello di sostenibilità, cercando di conciliare criteri sociali ed economici al rispetto per l'ambiente». Anche "The First" è una forma di integrazione, perché si inserisce in uno spazio fra due strutture già esistenti, invece di occupare nuovo suolo. Senza creare fratture, pur proponendo un linguaggio diverso e più aggiornato, attento alla felice riuscita della coesistenza.

Il piccolo complesso contiene tre appartamenti e i relativi garage a piano terra. L'abitazione situata al primo piano gode del giardino situato sul retro; quella del terzo piano si articola su due livelli corrispondenti alla grande vetrata sulla facciata principale. Nel complesso il volume è animato da un pacato dinamismo dovuto alla scelta di arretrare alcuni corpi e di concepirne in aggetto degli altri; non solo, la scelta delle componenti cromatiche dei materiali, che viaggiano dal bianco al grigio, contribuisce a rendere mosso il profilo del complesso residenziale che garbatamente si distingue dagli edifici ai quali si aggancia.
«È un progetto reattivo alle mille sfumature di grigio del cielo lussemburghese - spiega il progettista-. Reattivo all'assenza di luce. Ai volumi bui sotto i grandi tetti antracite della tradizione. Reattivo al 'gabarit', la gabbia del regolamento edilizio entro la quale deve svilupparsi il profilo della nuova costruzione».

Esperienza positiva per l'architetto con base a Firenze, che sta attendendo alla costruzione di un albergo e di altre abitazioni sempre in Lussemburgo dove, racconta, «si lavora molto più speditamente, ci sono poche regole e chiare, l'iter burocratico è veloce e certo, i funzionari sono tecnici che non discutono sulla qualità del progetto».


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