Progettazione e Architettura

Un «castello di cubi» in pietra e intonaco cresce sul lungomare di Polignano

Francesca Oddo

Il complesso realizzato dall'architetto Monica Mellace si configura come un affastellamento di volumi in cui il design contemporaneo si riveste di elementi materici della tradizione locale

Una giovanissima Monica Alejandra Mellace, che all'epoca aveva appena 32 anni, riceve nel 2009 l'incarico per la realizzazione di un nuovo complesso residenziale a Polignano a Mare, in provincia di Bari. Serim Srl, committente e al tempo stesso impresa di costruzione, chiede all'architetto di «sviluppare un progetto capace di coniugare l'idea della casa vacanza con l'atmosfera dell'abitazione primaria, a due passi dal mare e dal centro di Polignano».

Il cantiere inizia nel 2011 e in due anni le residenze sono già pronte per essere vendute. Il complesso residenziale esprime almeno due importanti qualità, legate ora all'architettura in sé e al suo ruolo nel contesto urbano, ora alle capacità della sua progettista. La zona è quella di via San Vito, che si sviluppa a nord del centro di Polignano seguendo la costa: un luogo anonimo, trascurato, nel quale l'edilizia non presenta alcun pregio, alcun ordine. In questo senso il nuovo progetto introduce una precisa attenzione alla qualità del costruito, una regola al caos, diventando potenziale motore di una auspicata rigenerazione urbana capace, poco alla volta, di incidere sulla sensibilità di imprese e progettisti che nel futuro decideranno di lavorare su quella stessa area. Non è un fenomeno nuovo questo di fornire "il buon esempio"; sono diverse in Italia le aree di periferia, molto spesso a vocazione industriale, nelle quali l'architettura di qualità diventa non solo biglietto da visita per l'azienda, ma anche esempio virtuoso da emulare.

L'autrice del progetto, oggi 37enne, è la dimostrazione di come spesso gli architetti di nuova generazione siano in grado di apportare idee nuove, appena fatte proprie, e quindi dotate di tutta quella grinta ed energia che porta a proporre il meglio di quanto si possa fare. Quando a 32 anni le viene affidato l'incarico, la Mellace non è certo priva di esperienze: mentre si laureava al Politecnico di Bari, lavorava con Gianni Veneziano, Mauro Sàito, e altri studi sia di architettura sia di ingegneria. Nell'intervento per Polignano a Mare (41 abitazioni fra i 60 e gli 85 metri quadrati, in totale 2981 mq) l'intuizione è quella di proporre materiali e componenti cromatiche consolidati per l'immaginario visivo del luogo (pietra da taglio, intonaco bianco e vetro), adottando un linguaggio nuovo per l'area, nel quale la precisione delle forme, l'affastellamento delle stesse secondo un disegno ordinato, orientato a concedere la vista sul mare e sul verde a quante più abitazioni possibile, offrono uno scenario che per alcuni versi richiama la tradizione locale, per altri dona riferimenti per un linguaggio aggiornato. Senza rinunciare a materiali e a tessiture vicini alla tradizione costruttiva locale. Su alcuni fronti, per esempio, il complesso è circondato da muri che ricordano quelli a secco, tracce di un passato ormai remoto oltre le quali sono ancora visibili i segni dei terreni coltivati a ulivo.

«I temi scelti sono tratti dalla tradizione costruttiva locale residenziale e più in generale dal portato dell'architettura del mediterraneo - spiega l'architetto -, rimodellandone forme, materiali, tipologia». Fra i lavori in corso, Monica Mellace attende alla realizzazione di altri due complessi residenziali a Polignano e il Porto Museo di Giovinazzo, sempre nel barese.



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