Progettazione e Architettura

Riforma del Titolo V, gli architetti: «Bene proposta Renzi, ora progetto condiviso di governo del territorio»

Alessia Tripodi

Il presidente del Cna Freyrie sul disegno di legge varato dal Consiglio dei ministri: «Basta vedere l'Italia dall'alto per capire che il sistema non ha funzionato, ora correggere la 'sbandata' federalista»

La proposta dell'Esecutivo Renzi di revisione del Titolo V offre l'occasione di «realizzare finalmente un progetto condiviso sul governo del territorio» e di correggere la «sbandata federalista» del legislatore costituzionale del 2001. Così ha dichiarato il presidente del Consiglio nazionale degli architetti, Leopoldo Freyrie, nel corso di una conferenza stampa a Roma con la quale i progettisti hanno espresso la loro approvazione al disegno di legge per la Riforma del Titolo V della Costituzione varata lunedì sera dal Consiglio dei ministri che riporta anche il governo del territorio tra le materie di competenza esclusiva dello Stato (clicca qui ). «Il testo licenziato in questi giorni va senza dubbio nella giusta direzione, sopprimendo l'affollata scena della legislazione concorrente e reintroducendo il principio di supremazia dell'interesse nazionale» ha aggiunto Freyrie, spiegando che «tale riforma è indispensabile» e «permetterà di ristabilire il fondamentale principio che i confini amministrativi non hanno alcuna coincidenza geografica, paesaggistica e culturale con il territorio da governare e che la reale concorrenza, nel senso peggiore del termine, è avvenuta tra i governi regionali che hanno regolato la materia in maniera spesso contrastante».

Un nuovo approccio, dunque, più volte sollecitato dal Cna per favorire la semplificazione «superando l'attuale frammentazione federalista». Nel corso della conferenza stampa - alla quale hanno partecipato, tra gli altri, Pierluigi Mantini, docente del Politecnico di Torino, il presidente della Commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci e altri parlamentari di tutti gli schieramenti, che hanno aderito all'iniziativa - è stato inoltre ricordato che con la proposta di riforma avanzata dal Governo sarà possibile avere una legge nazionale di principi fondamentali del governo del territorio, abrogando «la confusa e ingente legislazione urbanistica» che risale ai tempi della legge fondamentale del 1942. «Un'unica legge di principi è necessaria ed equa», dicono gli architetti, non solo «per semplificare», ma anche per avere «un regime comune nazionale» della disciplina della proprietà e della concorrenza e quindi standard unitari su vincoli, perequazioni, compensazioni, regimi dei diritti edificabili, negoziazione urbanistica.

«Con il disegno del governo Renzi - ha spiegato il professor Mantini - la materia del governo del territorio e dell'urbanistica viene tout court attribuita alla competenze esclusiva dello Stato, mentre si specifica che le Regioni salvaguardano l'interesse regionale alla pianificazione e alla dotazione infrastrutturale del territorio. Un cambiamento che contribuirà a correggere gli effetti del federalismo, che dal 2001 ha prodotto 1.700 ricorsi alla Corte Costituzionale per conflitti di attribuzione - ha aggiunto Mantini - e promuoverà la semplificazione, permettendo di superare gli attuali 8.200 regolamenti edilizi comunali».
Anche Realacci è convinto che «ora ci siano le condizioni per correggere un sistema che ha prodotto urbanistica sciatta e di poco appeal» e sottolinea che la riforma permetterà di «puntare sull'edilizia del futuro, che è fatta soprattutto di manutenzione ordinaria e straordinaria, demolizione e ricostruzione, nuovi standard di efficienza energetica».
Ma, soprattutto, questo nuovo corso potrà riportare l'architettura al centro dell'azione del Parlamento: ne è convinta Serena Pellegrino, architetto e parlamentare Sel che nel corso della conferenza stampa ha annunciato l'avvenuta costituzione di «un tavolo tecnico tra il Cna e diversi parlamentari per riaprire le porte all'architettura e alla progettazione urbana e sostenere i 150mila professionisti italiani che oggi non riescono a fare più agli architetti, ma fanno altro».


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