Progettazione e Architettura

A Venezia Zucchi racconta l'Italia «cresciuta per innesti». Franceschini: ok la tutela, ora focus sulle periferie

Mauro Salerno

Presentato il Padiglione Italiano della Mostra di architettura che aprirà i battenti il 7 giugno. Il ministro dei Beni culturali: non dobbiamo occuparci solo dei centri storici, più attenzione alla modernità

Uguale attenzione alla tutela del patrimonio, ma più promozione dell'arte e dell'architettura contemporanea. E poi basta preoccuparsi solo dei centri storici, «bisogna guardare anche alle periferie delle nostre città, riqualificandole: non fosse altro perché è lì che vivono milioni di nostri concittadini». Intervenendo alla presentazione del padiglione Italiano alla Biennale di Venezia, affidato alla cura dell'architetto milanese Cino Zucchi, il ministro della Cultura Dario Franceschini, prende spunto dal tema della prossima Biennale d'Architettura («Absorbing Modernity») diretta dall'archistar olandese Rem Koolhaas per provare a sfatare almeno uno dei tanti «clichè» in cui è facile cadere quando si è chiamati a raccontare l'identità culturale e artistica italiana. «Vorrei - ha detto il ministro - trasformare il tema della Biennale in un'esortazione. Bisogna assorbire il moderno nelle nostre città». Il tema è quello delle periferie. Rilanciato nei giorni scorsi da Matteo Renzi, a partire dall'invito a riqualificare le città partendo dalla "ricucitura" dei tessuti urbani più marginali espresso da Renzo Piano proprio in un intervento pubblicato dal Sole 24 Ore.

Per Franceschini è prioritario preoccuparsi delle zone di espansione delle città. «Un tema dimenticato dalla politica nazionale e locale, ma centrale perché li vivono milioni di persone, spesso nell'incuria e senza luoghi di aggregazione». Il ministro ha poi annunciato un'imminente riorganizzazione del ministero che punti a valorizzare anche la promozione dell'arte e dell'architettura contemporanea. Che sarà al centro del Padiglione Italiano curato da Zucchi a Venezia.

Facendo sua l'impostazione data alla kermesse da Koolhaas, Zucchi ha puntato tutto sul rapporto tra architettura contemporanea e tessuto storico delle nostre città. Con un padiglione dedicato a rappresentare gli «innesti» moderni sul contesto sedimentato. «La peculiarità del modello italiano - ha spiegato Zucchi - è che ogni trasformazione è avvenuta su un "suolo stratificato"». Insomma, chi ha costruito, dovunque lo ha fatto, ha sempre dovuto confrontarsi con quello che gli architetti amano chiamare "contesto". Da qui l'idea degli "innesti". A partire dal grande arco in corten, realizzato per l'occasione, che accoglierà i visitatori del Padiglione a partire dal 7 giugno.

Zucchi ha deciso di dividere in tre sezioni la mostra su come l'Italia ha saputo accogliere la modernità. Un primo spazio è dedicato a raccontare Milano. Con una mostra sull'Expo (affidata allo studio altoatesino Modus architects) in cui ci sarà spazio per suggerire il destino post-evento dell'area dell'esposizione universale grazie al lavoro di 5 giovani architetti. Il resto dello spazio della prima sezione sarà invece dedicato a raccontare come Milano è cambiata negli anni attraverso i progetti contempoanei realizzati nell'ultimo secolo: dal Palazzo Montecatini di Gio Ponti all'edificio in Corso Italia di Luigi Moretti, «fino all'attuale skyline che ha scioccato i milanesi», ha sottolineato Zucchi nella presentazione.

Nella seconda sala si allarga l'orizzonte all'Italia intera. Con la presentazione di innesti contemporanei realizzati (o in corso di realizzazione) da Nord a Sud. «Paul Valery - ha aggiunto Zucchi - spiegava che uno scrittore non deve mai dire "piove", ma far succedere la pioggia. Per questo ho pensato di realizzare in questo spazio una sorta di "paesaggio italiano" raccontato attraverso una serie di progetti, tutti rappresentati con una sola immagine». Ancora top secret l'elenco degli invitati a partecipare. Finora si sa che saranno circa 70-80 progettisti. Ma sulla lista l'architetto mantiene ancora il riserbo. Anche perché in buona parte l'elenco è ancora da definire. Qualche nome è però già trapelato, come quelli dei romani Ian+ o dei campani Cherubino Gambardella e Beniamino Servino. Oltre ai milanesi Onsitestudio, i toscani Archea Associati, gli italo spagnoli Barozzi e Veiga, lo studio torinese di Raimondo Guidacci , gli stessi Modus Architects.

Un altro punto di vista sulle trasformazioni in atto dovrebbe poi arrivare direttamente dal campo. Zucchi ha infatti lanciato una sorta di concorso aperto, invitando chiunque - dunque non solo gli architetti ma anche semplici spettatori del cambiamento di un luogo - a inviare un video («a camera fissa delle durata compresa tra due e cinque minuti») sulla «contaminazione tra paesaggio e vita quotidiana». Mentre 20 architetti internazionali invieranno una loro "cartolina" sull'Italia.

La mostra sui concluderà nei Giardini del Padiglione dove troverà spazio una grande panca-scultura, destinata anche a ospitare incontri e dibattiti.

Il padiglione Italiano costerà in tutto 1,2 milioni. «Tutto compreso, non parliamo solo dell'allestimento», ha tenuto a precisare Zucchi. «Il 50% della spesa, dunque circa 600mila euro - ha rivelato l'architetto milanese - sarà coperto da sponsor». Tra questi Lavazza, storico marchio del caffè, che ha affidato proprio a Zucchi il progetto della nuova sede in corso di realizzazione a Torino.


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