Progettazione e Architettura

Obbligo del Pos negli studi, gli architetti ricorrono al Tar

Giuseppe Latour

Linea dura degli architetti contro l'obbligo del Pos all'interno degli studi professionali. Oggi stesso il consiglio nazionale ha comunicato di aver presentato un ricorso al Tar

Alla fine hanno rotto gli indugi. Il Consiglio nazionale degli architetti venerdì mattina ha presentato ricorso al Tar contro l'obbligo, a carico dei professionisti, di dotarsi entro il 30 giugno prossimo di un Pos per l'incasso delle parcelle professionali. La proroga assicurata dal precedente esecutivo, in sostanza, non ha placato le preoccupazioni degli ordini. Bisogna cancellare radicalmente la norma, che rischia di gravare per circa 60 milioni di euro sulle casse delle partite Iva.

«Non possiamo accettare - sottolineano gli architetti in una nota - una imposizione meramente vessatoria per tutti i professionisti italiani che nulla ha a che fare con i principi di tracciabilità e di trasparenza dei movimenti di denaro, realizzabili attraverso altri strumenti, quali ad esempio il bonifico elettronico. Si tratta, invece, di una vera e propria gabella dal vago sapore medievale del tutto ingiustamente ed ingiustificatamente pagata alle banche». Da sempre, infatti, gli ordini sostengono che la novità è nata semplicemente per arricchire i bilanci degli istituti di credito e che non avrà nessuna utilità pratica sul fronte della tracciabilità, già garantita dall'ampio uso dei pagamenti con bonifico.

«Il Governo - continuano - scandalosamente sordo ai nostri inviti a rimuovere l'obbligo di utilizzo del Pos dalla disciplina attuativa del decreto sviluppo sembra proprio non voler comprendere la difficile situazione in cui si trovano i professionisti italiani costretti ora a dover sostenere ulteriori costi». Per l'esattezza, l'esecutivo ha fissato, con un decreto interministeriale dello scorso gennaio, l'obbligo di dotare di Pos gli studi professionali al di sopra di 200mila euro di fatturato per consentire pagamenti tracciabili al di sopra di trenta euro. Paletti giudicati comunque inefficaci dalle professioni.

«Il peso dell'imposizione fiscale e previdenziale sulle attività professionali, che nel nostro Paese è tra le più altre al mondo, da un lato, e, dall'altro, l'interruzione del credito da parte delle banche – dice ancora la nota - stanno mettendo letteralmente in ginocchio il mondo professionale sul quale, invece, si dovrebbe puntare per perseguire l'obiettivo di agganciare la ripresa ed uscire dalla crisi: ecco perché siamo costretti a questo passo». L'onere complessivo sui progettisti, secondo le stime del Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, sarà di almeno 60 milioni di euro all'anno, considerando una commissione media dell'un per cento che le banche caricherebbero su ogni pagamento tramite carta.


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