Progettazione e Architettura

La Biennale di Koohlaas, l'architettura contemporanea tra evoluzione unitaria e identità nazionale

Giorgio Santilli

Per la prima volta l'inprinting del curatore sui padiglioni curati dai diversi paesi - L'archistar olandese: «E' cresciuta un'architettura "globale", ma le idendità nazionali sono ancora forti»

La Biennale di architettura di Rem Koolhaas (presentata a Venezia ) si chiamerà Fundamentals e sarà al tempo stesso un esame al microscopio del modo di fare architettura sugli elementi basici di un edificio (pareti, soffitti, pavimenti, porte, finestre, balconi) nel tempo e nello spazio e una riflessione sulla globalizzazione che ha sacrificato le identità nazionali sull'altare della modernità.

L'esposizione si aprirà il 7 giugno: sarà articolata come sempre in tre parti: "Fundamentals of Architecture" al padiglione centrale, "Absorbing Modernity: 1914-2014" ai padiglioni nazionali, "Monditalia" alle Corderie. A differenza che nelle precedenti edizioni, però, le tre sezioni risponderanno a un progetto unitario ideato da Koolhaas. Per la prima volta, infatti un direttore artistico dell'evento veneziano ha indicato il tema di lavoro per i curatori dei Padiglioni nazionali (che sono cresciuti da 55 a 65) chiedendo di valutare come nel corso dell'ultimo secolo il proprio Paese e il proprio Stato abbiano assorbito il concetto di modernità. Ne verrà fuori un quadro in cui «sotto la pressione di guerre, regimi politici diversi, molteplici condizioni di sviluppo, movimenti architettonici nazionali e internazionali, talenti individuali, amicizie, traiettorie personali casuali e sviluppi tecnologici, le architetture che un tempo erano specifiche e locali sono diventate intercambiabili e globali».
Eppure - a detta dello stesso Koolhaas - «l'identità nazionale dimostra ancora una grande forza e vitalità» e «la transizione verso ciò che sembra essere un linguaggio architettonico universale è un processo più complesso di quanto solitamente viene riconosciuto poiché coinvolge incontri significativi tra culture, invenzioni tecniche e modalità impercettibili di restare nazionali».
Non senza sorpresa, quindi, l'architetto olandese che, nel suo percorso teorico. dagli esordi di "Delirious New York" (1978) in avanti, aveva sempre individuato nelle forze spontanee della città (oltre ogni teoria urbanistica) il motore dello sviluppo, ora ammette di aver scoperto qualcosa di nuovo nella identità nazionale.

La terza sezione, Monditalia, sarà una "Biennale nella Biennale" in cui confluiranno mostre, spettacoli ed esibizioni delle sezioni cinema, danza, musica e teatro per offrire una rappresentazione complessiva del Paese Italia visto da 40 diversi architetti. Un omaggio all'Italia? Non solo. «L'Italia - dice Koolhaas - è un Paese in bilico fra un incredibile potenziale e l'inabilità di realizzarlo. Ma non è l'unico Paese in questo stato, dovrebbe rompere il narcisismo dell'incapacità. Noi l'abbiamo scelto piuttosto proprio perché rappresenta un modello molto diffuso».


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