Progettazione e Architettura

Giovani architetti Ue, ricette contro la crisi: dall'Erasmus al primo premio Europan, la storia di delli Ponti

Paola Pierotti

Il trentenne progettista romano vive a Parigi, collabora al progetto Gran Paris e fa parte di un gruppo internazionale - Il collettivo «tra le formule più adatte ad affrontare un mercato in costante evoluzione»

Trent'anni e un percorso europeo già fitto di relazioni e di opportunità professionali. Alessandro delli Ponti è un giovane italiano che ha fatto l'Erasmus, il Leonardo e un post-master di ricerca tra Francia e Cile. Oggi vive a Parigi, collabora al progetto per il Gran Paris ed è partner di un collettivo internazionale, con cui ha vinto un primo premio per Europan12.

Un architetto italiano all'estero come vive il legame con il suo Paese?

Il legame con l'Italia resta forte. Dal 2011 collaboro con la Facoltà di Architettura di Ferrara, prima come redattore e saggista per la rivista Paesaggio Urbano (Maggioli Editore), ultimamente come direttore delle tesi su Parigi del Laboratorio Citer. E poi c'è Roma, la mia città, e il luogo dove, con Marco Teofili e Davide Curatola Soprana abbiamo creato il collettivo KH nel 2010.

Oggi la formula del ‘collettivo' sembra andare di moda più di altre, perché questa scelta?

La forma del collettivo è elastica ed adattabile, aperta tanto da un punto di vista disciplinare che «geografico»; ci lascia di volta in volta la possibilità di aggregarsi con consulenti o nuovi membri su obiettivi comuni, per poi tornare a pratiche individuali per archi di tempo variabili.

Qual è la vostra ricetta contro la crisi e contro un mercato della progettazione debolissimo?

La questione, credo, é che «la via» non esiste più. Penso semplicemente che l'architettura, come tanti mestieri creativi, stia sperimentando una radicale riformulazione del rapporto tra opera e individuo-creativo. La "creazione" occupa percentuali di tempo via via inferiori e la figura dell'architetto o pianificatore «demiurgo» corre verso una rapida estinzione.

Clicca qui per la fotogallery

Quale strategia ha adottato il vostro collettivo?
Come gruppo pensiamo dunque a posizionarci in un contesto operativo internazionale, associando alla nostra avventura dei membri di altri paesi europei, e diversificando progressivamente le nostre attività.
Se Davide Curatola Soprana si interessa alla documentaristica e al marketing territoriale, cosi Marco Teofili sta sviluppando Ethos-Lab, una start-up che valorizza pratiche innovative di auto-costruzione (con Letizia Martinelli, Luca Scialanga, Francesca Medaglia e Ilaria Novielli).

E tu?

Personalmente invece mi sono progressivamente avvicinato allo studio delle strategie metropolitane ed urbane. Oggi cerco di comprendere come un approccio interdisciplinare, tra sociologia, geografia e progetto, possa avere un impatto sul nostro modo di raccontare e prefigurare la città. Per me il progetto, come il testo, servono a costruire narrazioni pertinenti, che ricreano in modo dinamico un incontro tra la sfera politica e tecnica delle realtà sociali.

Cosa ti ha trattenuto a Parigi?

Dal 2012 partecipo ai lavori dell'Atelier International del Grand Paris con il gruppo multidisciplinare TVK-GULLER-ACADIE-SMETS.

Place republique a Parigi, opera pubblica modello nata da un concorso: clicca qui

Da dove nasce questa collaborazione?

Nel 2011 ho curato, per la rivista Paesaggio Urbano, un Dossier sull'evoluzione del rapporto tra Infrastrutture Hard e Soft nella metropoli parigina. E' stato durante la serie di interviste che ho condotto, con OMA, l'AIGP e TVK, che ho avuto l'opportunità di conoscere Pierre-Alain Trèvelo, Professore presso la Scuola di urbanistica di Marne-La-Vallée e fondatore dello studio TVK con Antoine-Viger Kohler. Dopo qualche tempo ho iniziato a collaborare con loro come coordinatore del team multidisciplinare TVK-GULLER-ACADIE che integra il consiglio scientifico dell'Atelier International du Grand Paris.

Dal 2012 ad oggi cosa avete fatto?

Con Pierre-Alain Trévelo, Mathis Güller, Daniel Béhar e Sebastien Marot, per citare i protagonisti del gruppo, abbiamo elaborato uno studio sui sistemi metropolitani e sulla sfida che questi rappresentano ai modi pre-costituiti di immaginare il progetto strategico di scala vasta.

Come avete raccontato il vostro progetto? Che ruolo ha la comunicazione nel racconto del progetto urbano e architettonico?

Dal testo, al cortometraggio, passando per le interviste, la cartografia e il fumetto, potremmo dire che abbiamo ricorso a tutti i mezzi comunicativi per far passare il messaggio.
I risultati di queste indagini sono presentati nello studio che stiamo presentando in questi giorni «Système Ouvert» e in due testi collettivi, «Habiter le Grand Paris» e «Systémes metropolitains».
Ricerca a scala internazionale e poi concorsi per passare dalla teoria alla pratica progettuale.

Primo premio ad Europan 12 per Mannheim's Connection. Con quale progetto avete vinto questo concorso?

"Mannheim's Connection" é una strategia sistemica per la trasformazione graduale di un comparto infrastrutturale della città. Si tratta di un'area attualmente segnata dalla compresenza di un'autostrada e da 500 ettari di terreni militari americani che tornano alla città, questo settore rappresenta un potenziale enorme ma estremamente difficile da gestire.
Il nostro progetto mette a sistema le evoluzioni paesistiche, le nuove mobilità e programmi knowledge-based, per costruire un palinsesto d'azione sostenibile e uno spazio urbano di respiro metropolitano.


© RIPRODUZIONE RISERVATA