Progettazione e Architettura

All'artefice della felice stagione dei progetti Cei il premio ad honorem degli Architetti

Paola Pierotti

Monsignor Giuseppe Russo ritirerà il premio onorario del Cnappc il prossimo 14 febbraio al Maxxi. Russo traccia un bilancio della sua attività e anticipa i bandi in arrivo

Il Servizio nazionale per l'edilizia di culto della Conferenza episcopale italiana fa scuola alle Pa: in 15 anni ha promosso concorsi di architettura per 18 nuove chiese e ne ha costruite 12. Monsignor Giuseppe Russo, responsabile del servizio, sarà sul podio della Festa dell'Architetto venerdì 14 febbraio per ritirare il premio di «architetto onorario» assegnatogli dal Consiglio Nazionale degli Architetti proprio per l'interpretazione del ruolo di committente di alta qualità.

Ecco le chiese nate dai concorsi Cei (fotogallery)

La Cei si è distinta, in effetti, come modello di committenza per aver privilegiato la via dello strumento del concorso di architettura, e per aver dato valore a questa scelta passando in tanti casi dalla carta al cantiere. «Ogni anno in Italia si costruiscono 30-40 nuove chiese – racconta Russo – con un lieve calo negli ultimi due anni, complice la crisi. Ma ci sono molte diocesi e parrocchie che hanno bisogno di nuove strutture, soprattutto in periferia. A partire da questa constatazione il Servizio nazionale per l'edilizia di culto ha promosso già 6 edizioni di concorsi e ogni volta ha chiamato a raccolta 7 progettisti per studiare ipotesi alternative per una chiesa al Nord, una al Centro e una al Sud».

In tutto sono stati coinvolti un centinaio di professionisti perché a loro volta gli architetti hanno chiamato artisti, liturgisti e altri tecnici. «Una grande avventura, coinvolgente e stimolante – racconta Russo – ma altrettanto faticosa. Un'opportunità che ci ha permesso di creare una rete di sinergie e competenze e mettere a fuoco sensibilità diverse che hanno portato frutti molto interessanti».

Russo è ingegnere ma svela che nel momento della scelta universitaria stava per prendere la via dell'architettura. Architetto d'onore lo diventerà il prossimo fine settimana per questa sua attività di promozione della cultura di qualità. «Siamo ovviamente consapevoli dei rischi connessi alla ricerca di nuove soluzioni formali e all'adozione di impianti liturgici meno convenzionali – racconta Russo - ma riteniamo importante che lo sguardo in avanti non perda le tracce da cui proviene, quella tradizione nella quale da sempre la Chiesa cammina, cresce e si rinnova».
Per Russo i migliori frutti dell'operazione Cei non sono ancora maturi. «Il nostro è un lavoro dietro le quinte che conosce momenti di visibilità ma che ancora non ha ripagato lo sforzo. Ci auguriamo – dice Russo – di poter essere un modello per tante diocesi e parrocchie che potranno scegliere la via del concorso invece di affidarsi a percorsi di improvvisazione e casualità, magari optando per la scelta di un progettista sulla base di criteri di amicizia».

Parrocchie e diocesi sono i veri committenti e il Servizio di culto è una sorta di facilitatore. «Nell'ultimo anno – racconta Russo – abbiamo comunque già constatato che si è diffusa la prassi del concorso anche svincolata dalle iniziative Cei: a Sorrento è in corso una gara, a Lamezia Terme il concorso è stato ultimato, a Mantova e a Cassino a breve sarà presentato il bando, diocesi come Forlì, Monreale e Lucca si stanno organizzando in questo senso». Sta succedendo qualcosa sul territorio nazionale e questo è per Russo il vero successo, che vale il Premio.

A partire dall'iniziativa del 1998 la Cei ha coinvolto tanti architetti già noti: anche Fuksas ha progettato una chiesa a Foligno, nell'ultima edizione hanno vinto Benedetta Tagliabue e Mario Cucinella ma «il territorio è ricco di professionisti che faticano ad emergere – dice Russo – e la nostra è un'opportunità anche per loro, perché dimostrino la qualità della loro attività professionale sul campo».

La qualità non si esaurisce nel vincitore del concorso ma vincenti nel laboratorio Cei sono le procedure. «Il concorso dà alla committenza la possibilità di riprendersi il proprio ruolo, è un'occasione per assumersi la consapevolezza di un processo e non delegare le responsabilità». Ecco allora perché tra gli obiettivi primari c'è quello di passare dal progetto al cantiere, seguire l'iter dal giorno zero all'inaugurazione, con particolare attenzione alla domanda che deve essere chiara e articolata fin dall'inizio, ed espressa in studi di fattibilità necessari per i progettisti».

Il metodo Cei

La chiesa di Acireale, tra le ultime realizzate.

I progetti nati dall'ultima edizione del concorso Cei (fotogallery)


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