Progettazione e Architettura

Tschumi in Italia racconta la sua Anima per Grottammare

Paola Pierotti

Al Maxxi di Roma l'architetto svizzero racconta il suo progetto realizzato anche coinvolgendo la cittadinanza

Crescerà a Grottammare entro il 2017 un polo per la creatività e il tempo libero, un'architettura pubblica voluta dalla Fondazione Cassa di risparmio di Ascoli Piceno, un'opera per la comunità frutto di un processo di partecipazione e firmata dall'architetto svizzero Bernard Tschumi.

Tschumi ha illustrato al museo Maxxi, venerdì 7 febbraio, il progetto definitivo per Anima, il centro culturale elaborato in sinergia con la committenza e la città per ospitare e incentivare espressioni artistiche, creative e produttive del territorio. «Abbiamo già consegnato il permesso di costruire e siamo in attesa dei pareri. Contiamo di avviare i lavori entro gennaio 2015 e di realizzare l'opera in un paio d'anni». Alfonso Giancotti, architetto romano, coordinatore del processo e del progetto ci tiene a precisare «Anima è un progetto corale, nata come opera aperta senza un'immagine predefinita. Come fossimo in un film – spiega – la Fondazione è l'interlocutore e la produttrice dell'operazione, io ho avuto l'opportunità di essere il regista, e come attore è stato scelto Bernard Tschumi. La Fondazione ha coinvolto i cittadini nella definizione del programma, attraverso delle assemblee pubbliche, sono stati coinvolti operatori, tecnici, funzionari e amministratori»". Il progetto è corale perché nella squadra sono già operativi dei tecnici locali e tra le imprese saranno individuate aziende del territorio.

Le immagini del progetto (fotogallery)

Anima sarà realizzato in un'area oggi libera. Un'architettura ex novo che si è dovuta confrontare «con l'esistente, con un budget al minimo considerando questo elemento come valore del progetto – spiega Giancotti – e ancora con il tema di architettura come opera d'arte, esplicitata nello spessore della facciata».

L'opera costerà 20 milioni (circa 2500 euro/mq). Il progetto interpreta un obiettivo strategico individuato dalla Fondazione, ovvero offrire a una comunità colpita da una grave crisi economica e sociale (prima ancora e a prescindere dalla grave recessione economica mondiale e nazionale) uno strumento per tentare di migliorare qualità e quantità dei flussi turistici. Dopo la presentazione al Maxxi, il progetto sarà esposto nell'ambito dell'importante retrospettiva che il Centre Georges Pompidou di Parigi ha deciso di dedicare a Bernard Tschumi e che aprirà il prossimo 30 aprile.

La nuova architettura sarà raggiungibile attraverso l'uscita autostradale di Grottammare. Lopera si presenterà all'esterno come un corpo compatto, un quadrato perfetto. Un'architettura permeabile che in certi versi richiama un'idea di chiusura e di protezione. «Una riflessione sul tema della facciata è, infatti, alla base della ricerca che ha portato Bernard Tschumi a una soluzione informale per le grandi pareti verticali che contornano l'edificio – spiegano i promotori - e che trova la sua più forte espressione in corrispondenza della parete sud, attraverso la quale si accede al complesso». «L'involucro esterno - ha detto Bernard Tschumi- consiste in un solo materiale, un cemento finemente lavorato. Le aperture profondamente incassate ospitano le porte di accesso e le finestrature. Anima è una amichevole fortezza della cultura».

Le facciate sono gli elementi che caratterizzano immediatamente la proposta di Tschumi e che costituiscono uno dei temi sui quali la sua riflessione teorica si è maggiormente concentrata. «Ognuno dei quattro lati, più il lato superiore all'edificio inteso come quinta facciata, esplora un vocabolario di aperture che stabilisce una mediazione tra gli spazi interni e il territorio» raccontano gli architetti. Le facciate elaborano un linguaggio che tende a negare i concetti di arbitrarietà e di autoreferenzialità che, secondo Tschumi, non sono al passo né con la sobrietà che questa epoca di crisi impone né con la storia del territorio italiano e in particolar modo di quello piceno. «Il tempo dell'iconismo sembra essersi concluso, insieme alle arbitrarie forme scultoree del passato recente, spesso realizzate senza considerazione per il contesto, il contenuto e il budget», aggiunge il progettista.

Una volta entrati nel corpo quadrangolare ci si troverà immersi in uno spazio scomposto, in parte interno e in parte esterno. La complessità di tale spazio è determinata dalla rotazione di un grande volume parallelepipedo che occupa l'area centrale dell'edificio e che contiene la sala principale, con 1.500 posti a sedere, flessibile e configurabile in base alle variabili esigenze di capienza. La rotazione di questo volume determina un sistema di quattro ampi cortili, verso ciascuno dei quali la sala principale ha la possibilità di aprirsi definendo un sistema fluido e dinamico di percorsi fisici e visivi. Inoltre, un articolato sistema di rampe permette di muoversi all'interno di questo ambiente eterogeneo e mobile, osservandolo da prospettive e altezze continuamente variabili. Adiacenti alla sala principale e ad essi spettacolarmente collegati attraverso una molteplicità di percorsi in quota sono disposti i laboratori, gli uffici, il caffè-ristorante, gli spazi accessori.


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