Progettazione e Architettura

Acireale, pronta la nuova chiesa nata da un concorso Cei del 1999

Francesca Oddo

Inaugurata la chiesa dei Santi Cosma e Damiano progettata dallo studio Scau di Catania e nata da un concorso promosso dall Conferenza Episcopale Italiana

Finalmente, dopo oltre quattordici anni di impegno progettuale ed economico, la nuova Chiesa dei Santi Cosma e Damiano ad Acireale, in provincia di Catania, è stata inaugurata. Concepita dallo studio Scau di Catania, che ha avuto come committente la Curia di Acireale, l'iter procedurale per la realizzazione dell'opera risale addirittura al 1999, fino ad arrivare al 2003 con l'aggiudicazione a Scau della seconda fase di un concorso di idee per il progetto definitivo e con il primo decreto di finanziamento Cei nel 2005. I proventi dell'8xmille, le offerte della diocesi e dei fedeli hanno contribuito a incrementare le risorse, che tuttavia rimanevano insufficienti.

L'inaugurazione del complesso rappresenta oggi motivo di orgoglio della diocesi e della Cei che sinora hanno investito quasi 3 milioni di euro per la realizzazione della chiesa e degli spazi architettonici annessi, ai quali si somma nel 2012 il finanziamento della Regione Sicilia di 464 mila euro per il completamento della parrocchia.

La nuova architettura nata nell'ambito dell'iniziativa promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana attraverso il Servizio Nazionale per l'edilizia di culto ha quindi all'attivo un nuovo risultato.

«A fronte dei numerosi concorsi banditi che si chiudono con un nulla di fatto, i nostri concorsi terminano sempre con i cantieri» dice Monsignor Giuseppe Russo, responsabile del Servizio Nazionale. Con l'iniziativa della Cei al vincitore del concorso viene sempre affidato l'incarico per tutte le successive fasi della progettazione, mentre le imprese entrano in gioco quando il progetto arriva all'esecutivo. La Cei finanzia poi le opere per il 75% del costo complessivo.

Bandi rigorosi, costi contenuti e tempi certi: il modello Cei

L'intervento dello studio catanese, che si estende su una superficie coperta di poco meno di duemila metri quadrati, segna decisamente un linguaggio innovativo nel panorama dell'edilizia per il culto in Sicilia, dove la tradizione ha ancora troppo spesso il sopravvento. La pulizia formale del nuovo progetto, il candore delle superfici, la schiettezza dei volumi e della torre campanaria richiamano alla mente quegli spazi per il culto dove è la luce il vero materiale da costruzione. L'opera, anche grazie ai suoi spazi esterni (il chiostro, la piazza) potrebbe diventare un nuovo luogo di incontro e di integrazione aperto a tutta la cittadinanza.


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