Progettazione e Architettura

Fuksas: «La Nuvola non la sento più mia. Impossibile lavorare in Italia»

Paola Pierotti

«In Italia il sistema degli appalti è totalmente errato. In Italia si cercano tutti i mezzi per far alzare il budget delle opere. Costruire è impossibile». Sono queste le parole dell'architetto romano che non dichiara che «è più facile lavorare in qualsiasi altro paese diverso dall'Italia»

La Nuvola? «Non la sento più mia. Non riesco a costruire a casa mia. Sono cambiati 4 sindaci da quando abbiamo iniziato il progetto, 4 governatori, non so quanti governi e il mio progetto del '98 è ancora un cantiere: mancano totalmente gli interni». E per portare a termine il cantiere del Centro Congressi dell'Eur a Roma mancano ancora 170milioni (100 sono stati assegnati dal Governo a fine anno con la legge di Stabilit√†, ndr ). Massimiliano Fuksas, intervistato da Concita De Gregorio su Rai 3 martedì 14 gennaio ha ribadito la sua amarezza e l'impossibilità di lavorare in Italia. E il centro congressi dell'Eur è l'esempio numero uno.

Il cantiere della Nuvola (fotogallery)

«In Italia il sistema degli appalti è totalmente errato. In Italia si cercano tutti i mezzi per far alzare il budget delle opere. Costruire è impossibile: a Venezia solo Calatrava è riuscito a fare il Ponte, a Torino ho vinto una gara nel 2001 e il cantiere per il Palazzo della Regione è iniziato solo l'anno scorso». Sono queste le parole dell'architetto romano che dichiara che «è più facile lavorare in qualsiasi altro paese diverso dall'Italia».

Lo studio Fuksas conta circa 100 persone a Roma, una cinquantina in Cina e altrettanti in Francia. Lo studio romano costruisce in tutto il mondo tranne che in Italia. L'unico suo fiore all'occhiello è la fiera di Milano: progettata in otto mesi e costruita in 26.

Poli fieristici: le migliori opere in Italia e all'estero (fotogallery)

Fuksas non punta il dito contro la crisi, «si può fare architettura con gli occhi chiusi, quindi anche con la crisi», il problema per l'architetto romano è il sistema italiano.

«All'inizio della mia carriera pensavo di voler fare l'artista - racconta Fuksas - poi ho capito che l'architettura doveva essere considerata parte del mondo dell'arte, della poesia e ho scelto quest'altra strada, un'altra forma di espressione». Fuksas crede fermamente nel ruolo dell'architetto che non deve solo risolvere problemi. «Se costruisci solo per risolvere i problemi non fai sognare nessuno. In Italia manca poesia».

E tra le priorità per l'Italia Fuksas sottolinea il tema delle infrastrutture. «La Tav? Siamo in ritardo, non so nemmeno se serve più. Altri paesi come la Spagna si stanno risvegliando proprio grazie alle infrastrutture»


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