Progettazione e Architettura

Dove abitano gli architetti: ecco le case di Massimo Iosa Ghini e Marco Piva

Paola Pierotti

I progettisti per la loro quotidianità cercano un felice connubio di architettura, interior design, arredo e controllo del dettaglio. Ecco le case di Iosa Ghini a Bologna e di Marco Piva a Milano

Dove abitano gli architetti e i designer che progettano oggetti e architetture innovative e di forte sperimentazione? I progettisti per la loro quotidianità cercano un felice connubio di architettura, interior design, arredo e controllo del dettaglio. Spesso scelgono di abitare nei centri urbani e di far rivivere con un carattere personale gli edifici esistenti. È questa la scelta di architetti come il bolognese Massimo Iosa Ghini e il milanese Marco Piva che hanno da poco reso pubbliche le immagini delle loro abitazioni.

La casa di Iosa Ghini a Bologna

L'appartamento di Marco Piva a Milano

Iosa Ghini ha ristrutturato una palazzina di 600 mq in una zona nobile di Bologna, un edificio del periodo razionalista del secolo scorso integrando ad un approccio conservativo una nuova composizione dinamica. Si tratta di una casa-studio-laboratorio annessa ad uno show-room. Recupero, minimizzazione dei consumi, progetti di elementi ad hoc, altissima qualità estetica e dei materiali sono le parole chiave del recentissimo progetto.

Marco Piva vive invece a Milano in una casa elegante, ricca di storia ma non invasiva: un appartamento di 150 mq a pochi passi dalla storica chiesa di Sant'Ambrogio. L'architetto milanese abita al quarto piano di un palazzo degli anni '50: cinque vani in un solo livello, diviso simmetricamente in due dal classico corridoio centrale, immancabile nelle costruzioni di quel periodo. L'interior di casa Piva si caratterizza per pareti neutre e mobili che vanno dal bianco al tortora, lasciando che gli oggetti e i dettagli di arredo determinino effetti di contrasto. La volontà dell'architetto è stata quella di lasciare immutato l'impianto originale della casa. Anche i pavimenti della zona giorno sono rimasti quelli originali: un'importante palladiana anni '50 per il soggiorno, un pavimento in graniglia nero per il corridoio centrale, e un'altra graniglia giallo Milano per la zona pranzo e cucina.

Alleanza con le aziende del design. Se nella casa di Iosa Ghini diversi ambienti tra cui la zona fitness, il living room, e lo studio/showroom sono diventati occasione di specifica progettazione di prodotti taylor made che rimarcano lo stile made in Italy (alcuni dei quali sono già in produzione), Piva ha ricercato la qualità dell'abitare attraverso gli elementi finali dell'arredo, provenienti dalle più prestigiose aziende del panorama italiano.

La casa di Massimo Iosa Ghini. «La casa di un progettista - spiega Iosa Ghini - è sempre uno strumento di rappresentazione che restituisce anche un minimo di sperimentazione. E mixare i due ambiti con la pratica quotidiana resta un percorso stimolante». Iosa Ghini ha studiato un progetto per casa propria capace di integrare i temi della sostenibilità, dell'estetica e del costo. Il fine dell'iniziativa è stato quello di creare un esempio concreto di progetto ecosostenibile, per una ristrutturazione che tenga conto dei costi dell'edificio, con un concreto rapporto tra spese d'investimento, consumi effettivi e qualificazione, tramite il controllo del risultato estetico.

Il progetto architettonico è consistito principalmente nel ridefinire la facciata sud, interpretata come principale captatore di energia solare. «La parete preesistente - raccontano dallo studio - è stata demolita per fare posto ad una facciata diaframmata da schermi vegetali per la protezione estiva, mentre nella fase invernale funge da captatore di energia solare tramite l'assorbimento diretto, a cui è integrato il pannello fotovoltaico».

La casa di Marco Piva. Molti oggetti che arredano la casa dell'architetto milanese raccontano il tema del viaggio, particolarmente caro a Marco Piva, che si considera viaggiatore prima ancora che progettista: dal Buddha protettore della fertilità, che domina centrale nella zona living, che è stato regalato alla moglie in occasione della gravidanza, alla lanterna marocchina comprata da un antiquario di Fez, fino al kimono giapponese della sala da pranzo, le statue messicane e gli oggetti tailandesi che sovrastano la libreria. «Ogni oggetto della casa ha una sua storia, e questa storia spesso dista migliaia di chilometri. O pochi metri – racconta l'architetto Piva - come le lampade e gli specchi realizzati a mano nella galvanica di famiglia della moglie negli anni '50 nella vicina via Tortona».

Il soggiorno è sicuramente la parte più «emotiva» della casa, nel quale i dettagli di arredo si fondono con storie di viaggi, memorie di famiglia e tocchi personali. L'ambiente cucina è semplice, molto diverso dal resto della casa dal punto di vista emotivo: uno spazio funzionale. «La camera padronale – raccontano dallo studio milanese - risulta abbastanza spoglia dal punto di vista decorativo, essendo vissuta come luogo del riposo, non sono stati pensati elementi attrattivi forti».


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