Progettazione e Architettura

Architetti, confermata la «riserva» su immobili vincolati: ingegneri esclusi

Massimo Frontera

Il Consiglio di Stato esclude gli ingegneri dall'attività di edilizia civile su immobili vincolati appartenenti al patrimonio artistico: gli ingegneri possono occuparsi solo della «parte tecnica»

Il Consiglio di Stato (sezione VI) mette la parola fine a un confronto durato anni, che ha coinvolto pareri della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia europea, e che ha visto fronteggiarsi ingegneri e architetti. Oggetto del contendere è l'attività professionale sui beni immobili sottoposti a tutela appartenenti al patrimonio artistico. Attività che, sottolinea il Consiglio di Stato nella sentenza 21/2014 depositata il 9 gennaio scorso - limitatamente alla parte di edilizia civile - resta riservata agli architetti, mentre nulla osta agli ingegneri di prestare la propria attività relativamente alla parte tecnico-strutturale dei medesimi immobili.

In questo modo il Consiglio di Stato conferma un orientamento già emerso, ma che esce ora rafforzato e, a questo, punto definitivo. Anche perché la sentenza (dibattuta il 3 dicembre scorso) recepisce il parere chiesto espressamente alla Corte di giustizia europea. E questo perché gli appelli da cui prende spunto la controversia coinvolgono anche aspetti legati alla libera concorrenza nel nostro mercato nazionale tra professionisti italiani e professionisti europei (si veda oltre). Alla fine - nonostante sia stato messo sul banco degli imputati - il regio decreto n.2537 del 23 ottobre 1925 (contenente il regolamento per le professioni di ingegnere e architetto) esce a testa alta. I particolare, esce indenne dagli attacchi, l'articolo 52, che riserva ai soli architetti (e non anche agli ingegneri civili) le attività professionali sugli immobili di pregio storico-artistico.

La sentenza del Consiglio di Stato prende spunto da due distinti contenziosi che il Tar Veneto ha giudicato con due sentenze nel 2008 e nel 2009. Due sentenze analoghe (anche se il Tar è arrivato - a distanza di un anno - a conclusioni opposte) che oggi arrivano alla fine del secondo grado di giudizio amministrativo, con un accoglimento e un rigetto (si veda il testo della sentenza ).

Le competenze di architetti e ingegneri sui beni culturali
«Al riguardo - si legge tra l'altro nella sentenza - si osserva che, secondo un condiviso orientamento, la parziale riserva di cui al più volte richiamato articolo 52 non riguarda la totalità degli interventi concernenti immobili di interesse storico e artistico, ma inerisce alle sole parti di intervento di edilizia civile che implichino scelte culturali connesse alla maggiore preparazione accademica conseguita dagli architetti nell'ambito delle attività di restauro e risanamento di tale particolarissima tipologia di immobili (si richiama ancora una volta, al riguardo, la sentenza di questo Consiglio n. 5239 del 2006)». I giudici proseguono precisando che «Tuttavia (e si tratta di una notazione dirimente ai fini della presente decisione) non può negarsi che la richiamata riserva operasse in relazione alle attività all'origine di fatti di causa, il cui contenuto essenziale e certamente prevalente riguardava – appunto - scelte connesse al restauro, al risanamento e al recupero funzionale di un immobile sottoposto a vincolo storico-artistico, sì da giustificare certamente sotto il profilo sistematico e funzionale la richiamata riserva». «Non può, pertanto, essere condivisa la tesi degli Ordini appellanti - si legge ancora - secondo cui l'attività di direzione dei lavori nel caso di specie potesse essere ricondotta alle attività di mero rilievo tecnico, in quanto tali esercitatili anche dai professionisti ingegneri». Peraltro, si aggiunge, le peculiarità degli ingegneri rispetto agli architetti sono tenute in conto: «Ciò, in quanto la medesima lex specialis ha previsto l'istituzione di un organo collegiale di direzione dei lavori composto – fra gli altri – da un direttore operativo per gli impianti (ruolo, questo, che avrebbe certamente potuto essere ricoperto da un ingegnere), da un direttore operativo per le strutture e da un direttore operativo restauratore di beni culturali».

La "discriminazione alla rovescia" degli ingegneri italiani rispetto ai colleghi di altri paesi

La controversia originata dai ricorsi, ha condotto il Consiglio di Stato ad affrontare una questione di portata più generale. Se cioè - come sostenuto anche dagli ordini degli ingegneri - la riserva in favore degli architetti sugli immobili vincolati finisse per danneggiare gli ingegneri italiani anche rispetto agli ingegneri di altri paesi, liberi, secondo la tesi dei ricorrenti, di prestare la loro attività nel nostro mercato.

La tesi - della cosiddetta reverse discrimination, o "discriminazione alla rovescia" delle norme italiane - è stata dibattuta dal consiglio di Stato e respinta su tutta la linea. Anzi, potrebbe essere addirittura il contrario. «Paradossalmente - osserva infatti il Consiglio Stato - esaminando gli elenchi nazionali di cui al richiamato articolo 11 (della legge 14 agosto 1996, n. 494, ndr), è proprio il caso italiano dei professionisti in possesso del diploma di "laurea in ingegneria" nel settore della costruzione civile (e nondimeno abilitati per il diritto italiano all'esercizio di una professione indipendente di una professione nel settore dell'architettura) a presentare (al pari dei richiamati casi belgi, portoghesi e greci) possibili profili di vantaggio in favore dei professionisti nazionali, con potenziali effetti distorsivi in danno degli ingegneri di altri Paesi dell'UE la cui normativa nazionale di riferimento non consenta agli ingegneri di conseguire una analoga abilitazione».

Scarica il testo della sentenza del Consiglio di Stato n.21/2012 depositata il 9 gennaio scorso (link )
Scarica il testo dell'ordinanza del Consiglio di Stato n.386/2012 (link )


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