Progettazione e Architettura

A Bolzano lo studio guidato da Claudio Lucchin firma la prima scuola ipogea d'Italia

Paola Pierotti

La scuola Hanna Arendt di Bolzano è la prima scuola ipogea d'Italia. Protagonisti di questa nuova architettura sono la luce e il vuoto. Progettata da Cleaa Claudio Lucchin & architetti associati come ampliamento della scuola superiore per le professioni sociali, l'intervento mette in luce le potenzialità inaspettatamente efficaci dell'architettura sotterranea e sfida i limiti della cultura della sostenibilità e della progettazione contemporanea nei centri storici.
L'idea di non turbare il contesto architettonico dell'ex convento dei frati Cappuccini in cui si inserisce, e allo stesso tempo soddisfare l'esigenza di nuovi spazi didattici, ha portato Cleaa ad immaginare una volumetria (11.000mc) scavata a 17 metri sotto il livello del suolo, suddivisa in 4 piani su cui distribuire 9 nuove aule, 6 laboratori, un giardino d'inverno, oltre ai locali tecnici.
Grazie ai numerosi scorci che ne rivelano tutta la profondità, l'edificio conserva una grande permabilità visiva, lasciando percepire sempre uno spazio ampio. «Il vuoto centrale e i tagli a tutta altezza – raccontano i progettisti - giocano con la matericità piena del cemento a vista delle pareti e con gli elementi di collegamento che ritmano il volume: la grande scala cromata, le passarelle ballatoio, alternate secondo i piani. A fianco ai percorsi, si aprono le numerose nicchie per lo studio riservato» spiegano dallo studio altoatesino.

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Struttura. Il collegamento tra l'edificio esistente e il nuovo ampliamento è garantito dalla prosecuzione del corridoio situato al primo piano: il collegamento è illuminato da grandi vetrate e chiuso da una parete che funge da quinta scenica, unico elemento visibile fuori terra. Una struttura in ca e un sistema di micropali hanno permesso il consolidamento del perimetro che definisce il volume centrale su cui affacciano le aule. Sui quattro piani progettati, i primi due ospitano le aule, il terzo i laboratori e l'aula d'informatica; il quarto è invece riservato ai locali tecnici.

Luce. Lo studio dell'illuminazione è stato centrale nello sviluppo del progetto e ha determinato l'uso diffuso di superfici vetrate, nella grande copertura e nelle pareti delle aule, che permettono un'ampia illuminazione naturale e un facile collegamento visivo con l'esterno. Inoltre il cavedio-giardino, il piccolo giardino d'inverno, la serie di lucernari e i camini solari danno ulteriore luce ed aria all'intero edificio.
L'illuminazione artificiale è regolata da sensori neon che variano temperatura in base all'ora del giorno e alle condizione climatiche esterne.

Umidità. Il più problematico degli aspetti delle costruzioni ipogee, è stato risolto inserendo nella parete perimetrale un pacchetto studiato ad hoc e costituito da coibente, guaine ed intonaco a spruzzo, che garantisce inoltre difesa da eventuali infiltrazioni di gas radon; a richiamare lo "scavo" , le pareti hanno un andamento irregolare e una finitura superficiale spatolata.

Ventilazione. Il ricambio dell'aria che non può avvenire naturalmente, è regolato da un impianto meccanico programmato attraverso diffusori lineari a soffitto o bocchette integrate negli armadi ad incasso.


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