Progettazione e Architettura

Piano, lo stipendio da senatore viene ripartito tra 6 giovani che si occuperanno di periferie

Paola Pierotti

Sei architetti selezionati da una rosa di 600 candidati hanno firmato contratti annuali finanziati con lo stipendio parlamentare del senatore Renzo Piano

Dalle parole ai fatti: il compenso da senatore di Renzo Piano passa nelle mani di sei giovani architetti. Si è riunita oggi a Genova, nella Fondazione Renzo Piano a Punta Nave, la squadra di giovaniarchitetti G124 (dal numero della stanza del senatore Piano aPalazzo Giustiniani) che si occuperà della trasformazione delle periferie delle nostre città. In Italia quasi il 90% della popolazione urbana vive in periferia.

I sei giovani, selezionati da una rosa di 600 candidati, hanno firmato contratti annuali finanziati con lo stipendio parlamentare del senatore. Si chiamano Michele Bondanelli, Eloisa Susanna, Roberto Giuliano Corbia, Roberta Pastore, Federica Ravazzi e Francesco Lorenzi.

«Il progetto più importante siete voi - ha detto l'architetto Piano rivolgendosi ai giovani - e lavorerete su un tema altrettanto importante che è quello delle periferie. Dobbiamo occuparci della città che sarà. La bellezza naturale del nostro Paese non è merito nostro, quella antropizzata dei centri storici neppure, visto che ci è stata lasciata in eredità. Quello che può essere merito nostro è migliorare le periferie, che sono la parte fragile della città e che possono diventare belle».

Il prossimo appuntamento con i sei giovani architetti che cominceranno subito a lavorare sui temi della periferia è fissato per il 23 gennaio a Roma, nell'ufficio G124 del senatoreRenzo Piano. Il quale dirama un messaggio: «Sono passati quasi quattro mesi da quando il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a cui va la mia gratitudine, mi ha nominato senatore a vita. Non nascondo di essere stato colto alla sprovvista e dal 30 agosto sto riflettendo ma anche lavorando ogni giorno per capire cosa posso fare per il nostro Paese. La mia conclusione è che l'unico vero contributo che posso dare non è tanto la mia presenza in aula, che pure sarà più frequente, ma continuare a fare il mio mestiere e metterlo a disposizione della comunità».


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