Progettazione e Architettura

Lezione di riuso con lo studio Marc: ecco come rinasce una villa «banale» degli anni '70

Paola Pierotti

Una villa di 500 mq sulle colline torinesi cambia look grazie ad un attento progetto di riuso: l'involucro non si cambia, il tetto è ricostruito in lamiera grecata. Il lavoro si concentra sul vasto piano interrato

Riuso è la parola d'ordine nel mondo della progettazione contemporanea. Il riuso è il futuro, ma per qualcuno è già il presente. Sul recupero e sulla valorizzazione di edifici (soprattutto di quelli banali) ha impostato la ricerca e l'attività professionale lo studio torinese, Marc, guidato dai quarantenni Michele Bonino e Subhash Mukerjee.

L'ultima opera costruita da Studio Marc è un progetto di recupero con ampiamento sotterraneo di una casa degli anni '70, progettata da Casalegno, un architetto piuttosto rinomato a Torino.

Le immagini del progetto

«Il committente è un privato, che ci ha conosciuto attraverso il passaparola di un altro cliente a cui abbiamo progettato la casa e dal quale eravamo stati scelti in seguito ad una consultazione informale tra sei studi di progettazione. Una gara di seconda mano». Mukerjee racconta così l'incontro tra il loro studio e il committente che ha comprato la grande villa sulle colline torinesi consultando fin da subito gli architetti per capire cosa se ne poteva fare.

«Inizialmente il committente ha valutato anche l'ipotesi di demolire la grande villa di lusso da 500 mq di superficie, articolata su due livelli, bella ma di poco pregio architettonico» ha commentato Mukerjee. Ma demolire e ricostruire non sarebbe stato un buon investimento: la villa era stata costruita su un terreno agricolo, «godendo di una lacuna della cultura paesaggistica degli anni 70» commenta l'architetto, e non sarebbe stato possibile ricostruire un immobile delle stesse dimensioni, in quel posto.

La grande villa è stata acquistata da una famiglia di quattro persone. Poggia su un riporto di terra che la innalza in un'innaturale posizione di dominio sul paesaggio. «La villa non è brutta, non è bella - ribadiscono gli architetti per puntualizzare la loro attenzione non solo verso immobili monumentali o di pregio. Studio Marc ricerca e sperimenta volentieri quando ha a che fare con edifici banali, che richiedono ingegno e creatività progettuale, per ridare una nuova vita.

Il progetto opera sull'involucro esistente il minimo indispensabile: il tetto è ricostruito in lamiera grecata, le facciate sono rivestite con un cappotto tradizionale, tutto il più neutro possibile. Il lavoro si concentra invece sul vasto piano interrato.

Al livello del piano interrato una forma pentagonale, in parte derivata da giaciture esistenti, in parte arbitraria, si fa largo fra il terreno e i muri della casa, «scava e deforma, cercando di mettere in rapporto diretto l'interno con la collina e di rendere abitabile quel grande spazio» raccontano i progettisti. Il pentagono è un contenitore che connette il garage, la casa e il paesaggio: contiene un po' di interno (un salone con zona giochi) e un po' di esterno (una gradonata in legno verso il parco), rendendo ambiguo il confine. La sua facciata esterna è utilizzata come galleria fotografica, visibile anche dal garage attraverso una lunga vetrata trasparente.

Il cliente ha una grande passione per la fotografia e il cinema: ecco allora che l'ingresso della nuova villa è stato organizzato come una galleria fotografica personale e la nuova sala giochi-cinema, interrata, si relaziona con il parco attraverso un nuovo spazio-gradonato.

L'opera è stata realizzata in 8 mesi ed è costatata 1500 euro/mq. Con il nuovo progetto sono aumentati i mq abitati della villa.


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