Progettazione e Architettura

Gli under 40 di nove anni anni fa? In molti avevano stoffa, oggi si sono fatti onore

Luigi Prestinenza Puglisi

Nel gennaio del 2005 il critico Luigi Prestinenza Puglisi ha selezionato le 30 «promesse» dell'architettura. Molte sono state mantenute

Nove anni fa «Progetti e Concorsi» pubblicò un elenco degli architetti under 40. Puntò giusto. Dei trenta nomi indicati solo qualcuno non è stato all'altezza delle aspettative. Non perché non fosse bravo ma perché non è stato professionalmente fortunato. Gli altri, invece, hanno realizzato un certo numero di opere - poche in assoluto ma molte rispetto agli standard italiani - e ottenuto riconoscimenti e pubblicazioni sulla stampa nazionale e internazionale. Insomma, si sono fatti onore. Mario Cucinella è famoso e celebrato, 5+1 – anche se ha cambiato leggermente la ragione sociale a seguito della fuoriuscita di alcuni partner diventando 5+1aa - ha realizzato edifici rilevanti, Nemesi ha appena vinto il progetto per il padiglione italiano all'Expo di Milano del 2015, Vincenzo Latina la medaglia d'oro alla triennale di Milano, Piuarch il premio Architetto dell'anno. C'è infine il caso Casamonti un architetto, discusso per le vicissitudini giudiziarie, che, comunque lo si voglia vedere, ha avuto in questi anni un ruolo di primo piano nel panorama architettonico come direttore di riviste, professore di progettazione e infine come progettista nel gruppo Archea. Un'attività quest'ultima che ha prodotto negli ultimi anni uno dei più interessanti edifici realizzati in Italia, le cantine Antinori.

Questa generazione è venuta fuori, forse anche troppo, come notano con disappunto i colleghi più giovani che se la sono trovata davanti. Oggi, infatti, se si volesse fare un elenco di trenta studi under quaranta si farebbe più fatica. Lo dimostra il premio fondazione Renzo Piano che ogni due anni ne seleziona le realizzazioni. Che ci sono ma a due condizioni: che si vadano a cercare opere di dimensioni spesso modeste, mentre invece la generazione precedente, già sotto i quaranta si cimentava con altre più impegnative e che le si vadano a cercare anche all'estero. È solo oltre Italia infatti che si danno oggi occasioni sufficienti per mettere in piedi uno studio professionale di successo. E quando lo studio ha base in Italia oramai non è all'interno dei confini nazionali che cerca lavori di una certa soddisfazione, a meno di non operare in poche aree fortunate, quali per esempio l'Alto Adige, dove la buona architettura è ancora tenuta in un certo conto.

Guardando la tabella dei trenta under 40 a nove anni di distanza, e in questa luce, si può notare una omissione. Mancano alcuni nomi di studi oltreconfine, quali per esempio Bellaviti e Coursaris. Perché già da allora questo fenomeno del mettere radici stabili all'estero era in atto, come ha bene dimostrato la mostra Partire_tornare-restare organizzata dall'AIAC due anni fa e successivamente la mostra al Maxxi da poco inaugurata. Alla generazione Erasmus stava già subentrando una post-Eramus che si differenziava dalla prima perché il viaggio non prevedeva più il biglietto di ritorno.

Vai alla lista stilata alla fine del 2004 da Luigi Prestinenza Puglisi (link )


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