Progettazione e Architettura

Piuarch: i migliori del 2013. Vince lo spirito di squadra e chi concilia rigore e sperimentazione

Paola Pierotti

Allo studio milanese guidato da Francesco Fresa, Germán Fuenmayor, Gino Garbellini e Monica Tricario la prima edizione del Premio dell'Architetto dell'anno assegnato dal Consiglio Nazionale degli Architetti

Diciassette anni di attività, 10 opere realizzate in Italia e 40 negozi in giro per il mondo, un fatturato dell'ordine dei 2 milioni di euro. Quattro soci e sei associati che da gennaio diventeranno 11, in tutto 35 persone. Sono questi i numeri che descrivono in cifre il lavoro dello studio milanese Piuarch guidato dai cinquantenni Francesco Fresa, Germán Fuenmayor, Gino Garbellini e Monica Tricario. A loro è stato assegnato il «Premio Architetto Italiano 2013». Piuarch ha vinto la prima edizione del premio promosso dal Consiglio Nazionale degli Architetti.

Tra i quattro c'è una donna, l'unica milanese; c'è un ingegnere, Garbellini, valtellinese; c'è un romano che ha studiato a Berlino, Fresa; e ancora un collega venezuelano, Fuenmayor. Quattro professionisti che hanno condiviso la gavetta nello studio di Vittorio Gregotti e che nel 1996 si sono uniti nello studio Piuarch con la volontà di fondere esperienze diverse in un progetto comune di architettura.

Piuarch è decollato in quegli anni in cui tanti colleghi coetanei hanno tentato la scalata (pochi con successo). «Ci siamo concentrati molto sul lavoro, abbiamo avuto la fortuna di costruire – spiegano gli architetti – quando in giro c'era molta architettura di carta. Non abbiamo investito per stringere relazioni forti con le lobby né con l'accademia». Niente progetti «modaioli»: Piuarch si è concentrato sulla professione, sul fare, sulla ricerca applicata. Ha approfittato dell'occasione di una committenza di lusso ma ha allargato il proprio raggio d'azione investendo molto anche sui concorsi.

Dieci opere costruite firmate Piuarch (fotogallery)

Una squadra e non un singolo ha vinto la prima edizione del «Premio dell'Architetto dell'anno 2013»: un segno dei tempi, una storia ordinaria che è diventata speciale, un racconto italiano di successo. «Piuarch – ha spiegato la commissione presieduta da Cino Zucchi – è uno studio che opera in Italia e all'estero su diversi temi e a diverse scale - da quella del disegno urbano a quella degli interni – ed è l'esempio felice di come si possa perseguire una grande qualità architettonica e urbana a partire dalla complessità delle forze che oggi agiscono sulla trasformazione dell'ambiente. La struttura collettiva dello studio – si legge nelle motivazioni della giuria - è alla base di una grande capacità di dialogo con realtà diverse per cultura, aspettative, risorse economiche e tecniche. Edifici come il Centro Congressi a Riva del Garda, l'headquarter del gruppo Bentini a Faenza, Le Quattro Corti a San Pietroburgo, le residenze sovvenzionate a Sesto San Giovanni, gli Uffici Porta Nuova a Milano dimostrano come si possano perseguire nuove forme di urbanità e nuovi ambienti di vita e lavoro all'interno di condizioni professionali in profondo e continuo mutamento».

Un collettivo. Diversamente dai grandi studi italiani, spesso impostati sull'individualità di un leader, Piuarch si distingue per aver rafforzato lo spirito collettivo. «Siamo trasversali, spesso scompariamo dentro il lavoro, abbiamo investito poco in un'attività di promozione del nostro studio. Ci interessa il prodotto della nostra squadra dove tutti, dai 25enni ai 50enni hanno un piccolo grande ruolo» così Gino Garbellini, uno dei quattro soci, l'unico ingegnere racconta quanto conta lo spirito collettivo per il successo dello studio.

Nel corso di questi 17 anni Piuarch è cresciuto formando un gruppo di oltre 30, tra architetti e ingegneri provenienti da diverse parti del mondo, guidati dai partner e da Cristina Castelli, Luca Lazzerotti, Andrés Mahdjoubian, Mauro Mandelli, Gianni Mollo e Miguel Pallarés associati allo studio dal 2008. A loro si aggiungeranno Davide Fascione, Enrico Venturini, Jenny Spagnolatti, Marco Dragoni e Salvatore Seggio.

Lo studio, un open space ricavato da uno spazio industriale che ospitava un tempo una tipografia, si trova a Brera, nel centro di Milano. Qui Piuarch progetta e realizza edifici pubblici, complessi per uffici, residenze, spazi commerciali e boutique sino al disegno di piani urbanistici, con il contributo di consulenti di diverse discipline.

Le tappe dello studio. Il primo progetto dello studio Piuarch è stato realizzato a Sesto San Giovanni ed è un edificio di edilizia popolare che il gruppo Falck ha commissionato ai giovani professionisti e regalato al Comune appena prima della dismissione dell'area industriale. «Abbiamo iniziato confrontandoci con una committenza che aveva tempi stretti e un budget risicato – racconta Francesco Fresa -. Nel 1997 abbiamo vinto un concorso a Napoli per il recupero dell'area di Bagnoli, ma non c'è stato un seguito. Ancora, nel 1999 abbiamo vinto con David Chipperfield il concorso internazionale per la Città delle Culture nell'area ex Ansaldo a Milano ma il Comune (e l'allora assessore all'Urbanistica Maurizio Lupi) ha affidato solo all'architetto britannico l'incarico per la costruzione dell'opera».

L'inizio del'attività di Piuarch non è stato senza ostacoli: «abbiamo toccato con mano quanto è difficile esercitare la professione nel nostro Paese» ha commentato l'architetto romano.

Il debutto di Piuarch nel mercato della progettazione è stato possibile grazie all'incontro con Dolce&Gabbana. Quella con il marchio della moda è stata fortuna ma non solo: gli architetti hanno saputo coltivare un rapporto di collaborazione che dura da oltre dieci anni e che comprende la realizzazione di oltre 40 boutique in tutto il mondo, delle sedi di Dolce&Gabbana e di D&G a Milano, del teatro Metropol, della Factory ad Incisa in Val d'Arno.

«Abbiamo iniziato con l'edificio industriale in Toscana – racconta Fresa – che D&G ci ha chiesto di progettare e realizzare in sette mesi: volevano fare un capannone e ci hanno messo a disposizione un budget ridotto, abbiamo rispettato tempi e costi proponendo un'alternativa ad un banale fabbricato, abbiamo scelto elementi industriali privilegiando la qualità del carattere architettonico». Piuarch ha iniziato a lavorare con il marchio della moda quando l'azienda non era ancora il brand che è oggi: «noi c'eravamo quando avevano un solo negozio a Milano, siamo cresciuti in parallelo, in una decina d'anni il marchio è esploso e noi li abbiamo accompagnati nella realizzazione di uffici e showoroom. Abbiamo costruito negozi da New York a Seoul. Pur avendo visioni diverse sull'architettura condividiamo l'attenzione per il dettaglio e la qualità dei materiali». L'ultima opera realizzata per il D&G è un edificio di 20mila mq con spazi per i designer e i creativi.

Parallelamente all'attività svolta per Dolce&Gabbana lo studio Piuarch ha investito nei concorsi. «Ci siamo mossi su un doppio binario, con il marchio della moda ci siamo esercitati a dare risposte mirate alle domande dell'azienda, offrendo progetti di qualità in tempi rapidissimi; sul fronte dei concorsi – racconta Fresa – abbiamo investito molto partecipando a tante gare e utilizzando questo strumento per fare ricerca e sperimentare». Nel 1996 Piuarch ha vinto il concorso promosso da Hines nel quartiere di Porta Nuova e l'opera è stata ultimata quest'anno. «Il nostro progetto usciva dagli schemi del masterplan di Cesar Pelli, siamo rimasti sorpresi ma è stato apprezzato il progetto che si allineava con la città circostante» (vedi l'articolo dedicato all'Onda Bianca e la fotogallery ). Come dimostra questo progetto per Hines, quella di Piuarch è architettura contemporanea «glocal», integrata con il contesto, «capace di guardarsi intorno» spiega Fresa.

Piuarch ha vinto il concorso per il Centro congressi di Riva del Garda che dopo alcuni anni di stand by sembra riprendere il decollo, lo studio ha vinto un concorso per i collegi milanesi, progetto arenato, e nel 2007 ha vinto un concorso privato per la costruzione di un complesso direzionale a San Pietroburgo, progetto che invece è stato realizzato con successo.

«Nel mondo dell'architettura ci sono quelli che sgomitano, quelli che si preoccupano di essere archistar, c'è chi è attento alla comunicazione e chi in modo silenzioso fa il proprio mestiere. Abbiamo cercato di trovare il nostro posto – raccontano gli architetti milanesi - senza investire troppo nella comunicazione ma concentrandoci sul saper progettare e sul saper costruire».

Tra i progetti completati recentemente: l'edificio Quattro Corti a San Pietroburgo, sede della società Gazprom Neft, il complesso residenziale Village a Segrate (Mi), la sede della società Bentini a Faenza, il nuovo edificio per uffici di Dolce&Gabbana e l'edificio per uffici nell'area di Porta Nuova, entrambi a Milano (vedi la gallery con le 10 opere più importanti dello studio)

Tra le novità dello studio Piuarch c'è un maxi-progetto a Milano, in via Mecenate, per il gruppo Kering : un progetto che inizialmente doveva riguardare una superficie di 30mila mq e che si è già esteso su un'are di 60mila. Architettura contemporanea che recupera un edificio dismesso industriale con un mix di funzioni legate alla moda. «I brand della moda ci hanno permesso di iniziare la nostra attività – spiega Gino Garbellini –, per il nostro studio è ancora la moda l'unica occasione seria, altrimenti, con amarezza, dobbiamo constatare che la situazione in Italia è assolutamente deprimente».

All'estero.
«Esploriamo i mercati internazionali perché ci interessa ambientarci, conoscere altri paesi, insediarci e sviluppare progetti interessanti. Così abbiamo fatto in Russia. Non è invece nello stile Piuarch – spiegano i progettisti – progettare ovunque, tanto per lavorare. E manteniamo fede a questa linea anche in tempi di crisi». A San Pietroburgo Piuarch ha stretto una forte alleanza con la committenza, inducendo il cliente a organizzare degli appalti per affidare i lavori alle imprese e alle aziende. «Saper costruire ti insegna a non far schizzare i costi alle stelle – spiega Fresa – a San Pietroburgo siamo riusciti ad aprire il mercato e ad avere un'alta qualità del prodotto a prezzi competitivi».

Analisi negativa sul presente. Gli 'architetti dell'anno' soffrono la crisi, nonostante tutto. «In Italia è difficile fare business con questo mestiere, i margini sono bassi e la sofferenza è continua. Grandi e piccoli studi – spiega Garbellini – non riescono a coprire difficoltà e imprevisti. Gli unici architetti che fanno business sono quelli che vivono per la loro fama e che investono nel design di prodotto». Un consiglio ai giovani? «Investite sulle piccole cose, lavorare sul minuto, affermare la propria riconoscibilità nel quotidiano».

Gli architetti dello studio Piuarch non sono accademici, frequentano le Università solo per tenere delle lecture ma dal loro osservatorio apprezzano la qualità delle giovani generazioni. «Centocinquantamila architetti in Italia sono veramente tanti, la concorrenza è spietata ma la qualità dei giovani è evidente: nei piccoli progetti realizzati dai giovani italiani – dice Garbellini – si vede una qualità altissima. Ma per loro il futuro non sarà sicuramente nei grandi progetti».

Guarda il video: incontro con i Piuarch (link )


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