Progettazione e Architettura

Fabrizio Barozzi è il Giovane talento dell'architettura italiana 2013

Paola Pierotti

Dallo Iuav a Siviglia, l'architetto di Rovereto associato con un collega spagnolo inaugura a inizio 2013 la Filarmonica di Szczecin in Polonia. Dieci anni di lavoro, tre opere importanti, molti progetti nati dai concorsi. Serietà e tenacia, sono le parole d'ordine

Fabrizio Barozzi, classe 1976, è il Giovane talento dell'architettura italiana 2013. L'architetto, originario di Rovereto e socio dello studio Ebv estudio barozzi veiga con sede a Barcellona, ha vinto il Premio Giovane talento dell'architettura italiana 2013 promosso dal Consiglio Nazionale degli Architetti (Cnappc).

La giuria presieduta da Cino Zucchi ha valutato 126 autocandidature con l'intento di identificare una selezione di progetti e realizzazioni di elevata qualità effettuati nel corso degli ultimi tre anni da professionisti iscritti agli albi professionali italiani con meno di 40 anni e, tra questi, identificare un professionista o uno studio cui attribuire il premio. Il riconoscimento di Giovane talento dell'architettura italiana 2013 è stato quindi assegnato a Barozzi per il progetto della Filarmonica di Szczecin. L'opera, frutto di un concorso internazionale, sarà inaugurata all'inizio del 2014.

Tre opere costruite e firmate Ebv estudio barozzi veiga (fotogallery)

Tra i tanti giovani architetti italiani che hanno scelto di agire nel panorama internazionale, il lavoro di Fabrizio Barozzi - in associazione con il catalano Veiga – rappresenta, secondo la giuria, «un caso particolarmente felice. La grande maturità e compiutezza formale di loro lavori come quelli dell'Auditorium Infanta Doña Elena ad Aguilas, il Centro di Promozione della D.O.C. Ribera del Duero a Roa, e la Filarmonica di Szczecin (opera presentata alla selezione) – si legge nelle motivazioni - li hanno già collocati tra i soggetti più attivi ed attenti della cultura attuale, capaci di operare nella contemporaneità con grande attenzione verso i contesti delicati e diversi delle città e dei territori europei».

Barozzi è frutto della generazione Erasmus, lo racconta lui, citando la mostra aperta la scorsa settimana al Maxxi di Roma Erasmus Effect . «Ho studiato architettura a Venezia, allo Iuav, al quarto anno ho deciso di fare l'Erasmus e sono arrivato a Siviglia. All'inizio non posso dire sia stata una scelta meditata dal punto di vista professionale: volevo solo andare fuori» racconta Barozzi. Ma l'architetto ha capitalizzato l'opportunità e ha fatto di questo viaggio una tappa importante del suo percorso professionale. «E' stato il primo contatto con una realtà diversa che mi ha fatto aprire gli occhi, ho messo le basi per iniziare la mia carriera, sono tornato in Italia per fare l'ultimo anno di università, ho studiato un anno a Parigi e poi sono tornato a Siviglia a lavorare nello studio di Guillermo Vazquez Consuegra»

Barozzi non pensava di fermarsi in Spagna: sognava gli Stati Uniti. Ma la vita ha i suoi disegni: dopo 8 mesi di lavoro nello studio di Consuegra, Barozzi ha partecipato e vinto un concorso per un complesso residenziale a Úbeda, e l'opportunità concreta di un lavoro l'ha indotto a cambiare radicalmente i programmi. «Ho chiesto ad un mio collega, Alberto Veiga, di Santiago, se era interessato ad associarsi e nel 2004 abbiamo fondato lo studio Ebv».

Numeri dello studio e concorsi. Ebv estudio barozzi veiga oggi conta una ventina di persone: due soci e 18 collaboratori, l'anno prossimo festeggerà 10 anni di attività e all'inizio del 2014 inaugurerà la sua terza opera importante in Polonia, dopo l'auditorium di Aguilas e la cantina Ribera del Duero. «Quando abbiamo fondato lo studio facevamo 6 concorsi all'anno, ora molti meno: investiamo 4-5 mesi per preparare un concorso, li consideriamo una cosa molto seria. Quest'anno abbiamo partecipato solo a due gare. Ma tutti i nostri incarichi sono frutto di concorsi. Tra il 2012 e il 2013 – racconta Barozzi – abbiamo vinto in sequenza tre concorsi importanti: uno per il Museo di Belle Arti di Losanna (leggi l'articolo: Ebv hanno battuto le star ), uno per un museo a Coira e il terzo in Italia per una scuola di musica a Brunico. Un piccolo miracolo».

Tre opere nate dai concorsi: il museo di Losanna, il museo a Coira e la scuola di Brunico (fotogallery)

L'italiano all'estero. Barozzi è un italiano all'estero come tanti altri, migrato per cercare uno stimolo intellettuale che il nostro Paese non riusciva ad offrire. «Quando abbiamo aperto il nostro ufficio a Barcellona, la Spagna era un paese particolarmente dinamico: c'erano tanti concorsi il sistema era mediamente accessibile e meritocratico. Sicuramente è nel nostro dna la vocazione internazionale – commenta l'architetto – volevamo sperimentare in luoghi diversi, confrontarci con situazioni nuove, poi la ricerca si è tramutata in opportunità professionali».

Per avere successo non c'è una via migliore di altre. «Dipende dalla voglia e dall'energia che si mette nelle cose – aggiunge Barozzi -. Sicuramente noi abbiamo saltato la gavetta tradizionale, conosco colleghi e amici che iniziano i primi lavori con piccoli incarichi affidati a amici e familiari. L'inizio non è determinante, sicuramente bisogna essere tenaci, saper gestire i tempi: ogni lavoro richiede sei-sette anni di impegno, tanti concorsi si fanno e si perdono, alcuni si vincono e non si realizzano, tanti progetti si bloccano». Il panorama che descrive Barozzi è noto agli studi italiani che sono in Italia. «Importante è esercitare in modo serio la professione, in molti pensano che sia necessario investire nel networking, noi non sappiamo cosa sia: abbiamo investito nella buona progettazione e nel fare nel modo migliore quello che ci veniva chiesto».


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