Progettazione e Architettura

Il meglio del made in Italy è oltre confine: al Maxxi i 50 studi italiani «fuggiti» all'estero

Paola Pierotti

Si apre il 6 dicembre al museo dell'architettura contemporanea la mostra dedicata agli architetti italiani «emigrati»: dai grandi nomi, come quelli di Piano e Fuksas, ai più giovani che sperimentano e innovano il mestiere

Il fenomeno degli architetti italiani all'estero non è nuovo. Da alcuni anni l'emigrazione è attualità e routine sia per i grandi studi come quelli guidati da Renzo Piano o da Massimiliano Fuksas, ma anche per i più giovani che nel nostro Paese non hanno evidentemente le chance che all'estero ancora si possono trovare.

Simone Solinas, sardo, classe 1971, da dieci anni in Spagna ha costruito 12 opere, molte nate dai concorsi. Fabrizio Barozzi, trentino, classe 1976, socio dello studio Ebv Barozzi Veiga ha vinto numerosi concorsi in Europa, molti passati dalla carta al cantiere.
Alessandra Cianchetta con il suo studio Awp ha costruito in Norvegia a Sandes una nuova architettura in legno nell'area portuale: nato dal concorso Norwegian Wood il progetto è un nuovo spazio pubblico, premiato per l'utilizzo innovativo e sostenibile del legno. Michele Cannatà migrato dalla Calabria a Oporto ha da poco costruito un centro formativo, ristrutturando un edificio esistente e integrando un ampliamento contemporaneo nel comune di Ovar, sempre in Portogallo. In Francia, nella bassa Normandia lo studio di Giovanni Bellativi con il socio Constantin Coursaris hanno costruito un interessante palazzetto per lo sport nato da un concorso: struttura in acciaio, colori brillanti per l'involucro in lamiera e copertura verde.

ERASMUS EFFECT: GUARDA LE IMMAGINI
L'architettura italiana costruita all'estero negli ultimi cinque anni riflette una ricerca e una sperimentazione più vivace e promettente di quella riscontrabile nel nostro Paese. Il Maxxi Architettura ha scelto di dedicare a questo capitolo la prima vera mostra sull'architettura contemporanea made in Italy, coinvolgendo anche gli emergenti e non lasciando spazio solo ai grandi nomi. «La mostra Erasmus Effect, Architetti italiani all'estero sarà presentata il 5 dicembre – dice Margherita Guccione, direttore Maxxi Architettura –. È l'esito di una nostra ricerca che indica la presenza più o meno estesa degli studi italiani nei cinque continenti, presentando lo stato dell'architettura italiana da questo punto di vista».
Il ventaglio dei progetti raccontati è ampio: c'è una struttura per raccogliere acqua in Etiopia, il progetto per il MoMA di Chengdu in Cina, un museo in un tunnel per sottomarini in Albania, una casa che si fonde nel paesaggio in Israele. Gli architetti selezionati lavorano in Brasile, Stati Uniti, Russia, Germania.

La mostra curata di Pippo Ciorra al Maxxi resterà aperta dal 6 dicembre al 6 aprile 2014. «È fatta di viaggi, esperienze e ritorni, per raccontare la storia di tanti architetti italiani partiti che hanno trovato fortuna lontano» dicono gli organizzatori.
Il fenomeno Erasmus è ampiamente sorpassato. L'iniziativa prende avvio dalla suggestione del programma europeo di scambio universitario Erasmus lanciato nel 1987 per consentire agli studenti di effettuare un periodo di studio in una università straniera. Ma da quel significato letterale il racconto del Maxxi si espande, sia raccontando espatri storici, come quelli di Lina Bo Bardi, Paolo Soleri, Pietro Belluschi (deceduti), sia descrivendo un fenomeno che va ben oltre i confini europei e nel quale ormai il desiderio di esperienze all'estero si intreccia con la congiuntura economica e con le difficoltà dell'architettura in Italia.
Non esiste un censimento di quei professionisti che hanno aperto un loro studio all'estero ma da una ricerca qualitativa fatta ormai da più voci (si veda anche la sezione «Italiani all'estero» su www.progettieconcorsi.ilsole24ore.com ) si contano decine di professionisti che si sono affermati per la qualità dei loro lavori e delle loro architetture, costruite.
Tra le decine di nomi (vedi articolo ), oltre ai soliti Fuksas e Piano, la rassegna Maxxi include anche dei trentenni promettenti.


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