Progettazione e Architettura

Biennale 2014, Cino Zucchi è il curatore del Padiglione Italia

Paola Pierotti

Il Mibac ha scelto a chi affidare la mostra italiana alla prossima Biennale di Venezia diretta da Rem Koolhaas. Zucchi è uomo di cultura e di cantiere che si impegna a realizzare una mostra «capace parlare con rigore intellettuale al grande pubblico»

Cino Zucchi è il curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di architettura di Venezia. Ieri il ministro Massimo Bray ha ufficializzato la nomina e ha affidato all'architetto milanese il compito di raccontare al pubblico internazionale lo stato dell'architettura italiana, i suoi protagonisti, il livello di ricerca e la qualità della produzione contemporanea. A Zucchi il ruolo di leggere e interpretare il mondo dell'architettura, il mercato, la cultura e le prospettive nel nostro paese.

Alcune architetture di Cino Zucchi: dall'installazione alla Biennale 2012 al museo di Torino

«Rem Koolhaas, il direttore della 14° mostra internazionale di architettura, ha suggerito alle partecipazioni nazionali di occuparsi del rapporto dialettico, se non apertamente conflittuale, tra modernità e identità nazionali. Penso che il padiglione Italia potrà sviluppare questo tema guardando al modo particolare in cui l'innovazione tecnica e formale dell'architettura italiana dell'ultimo secolo è stata affrontata nel suo confronto con una tradizione architettonica di grande peso e complessità». Zucchi anticipa così il contenuto della sua mostra che dovrà aprire i battenti entro sei mesi.

Zucchi è professore ordinario al Politecnico di Milano e Visiting Professor a Harvard; è uno delle figure più interessanti del panorama italiano, con una ricca esperienza sul campo. A differenza dei curatori scelti dal Mibac nelle ultime edizioni della Biennale, Zucchi è uomo di progetto e cantiere. Ha realizzato opere come la nuova sede Salewa a Bolzano o il Museo Nazionale dell'Automobile a Torino, complessi residenziali a Milano, Venezia, Parma e Ravenna. Tra i suoi progetti in fieri ci sono l'headquarter Lavazza a Torino e alcune torri nel villaggio Expo2015.

Zucchi è «onorato» della nomina (era stato contattato anche per la mostra del 2012 ma per mancanza di tempo non aveva potuto accettare l'incarico) e, seppur preoccupato per il poco tempo a disposizione conta di riuscire a imbastire una mostra «capace parlare con rigore intellettuale al grande pubblico».

Zucchi riprende Gio Ponti in Amate l'Architettura e anticipa il suo manifesto. «Il paesaggio italiano è stato fatto per metà da Dio e per metà dagli architetti - diceva -. La delicatezza e al contempo il carattere stratificato del paesaggio italiano hanno costretto e costringono i progettisti a strategie progettuali più complesse, che non possono assumere il paradigma moderno del prototipo riprodotto in grande serie. La modernità anomala dell'Italia del secolo scorso - spiega Zucchi - è in fondo molto contemporanea, vedendo nella metamorfosi - e non nel 'grado zero' - la chiave del progresso».

È prematuro parlare di un programma, visto che il curatore è stato scelto ieri. Ma l'idea di Zucchi sull'architettura italiana è chiara. «Dopo anni piuttosto bui, trovo che l'architettura italiana contemporanea goda di ottima salute - dice Zucchi - ci sono molti studi giovani che producono lavori di grande qualità e maturità. Il problema è semmai quello di un'eccessiva burocratizzazione del processo progettuale, dove tutto il tempo consumato a verificare la congruenza con norme e disposizioni è sottratto al mestiere principale dell'architetto: quello di trovare una risposta felice e sintetica alla varietà delle forze e degli interessi che agiscono sul territorio. Una procedura non può del tutto sostituire una cultura del progetto, che si dimostra proprio nella sua capacità di interpretazione e scelta».

Zucchi è uomo di cultura ma conosce cosa accade negli studi dei 150mila architetti italiani e in cantiere. A lui il compito di anticipare il futuro dell'architettura italiana ripercorrendo e interpretando il percorso fatto nell'ultimo secolo, 1914-2014.


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