Progettazione e Architettura

Ingegneri al riparo dalla crisi: i guadagni tengono ma c'è sempre un 6% che «emigra»

Giuseppe Latour

Uno studio del Centro studio del Consiglio nazionale degli ingegneri analizza lo stato di salute della professione che, nonostante tutto, tiene meglio delle altre attività tecniche

Qualche segno di cedimento c'è. Eppure, il titolo di studio in ingegneria mantiene il suo appeal anche nel pieno della crisi. Viene fuori questo dall'analisi appena pubblicata dal Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri sui dati Almalaurea. Numeri che fotografano due tendenze. Quella positiva è che, confrontato con gli altri titoli di studio, quello in ingegneria garantisce occupazione più rapida e retribuzioni più alte. Quella negativa, però, è che il confronto con l'estero resta impietoso. Sempre più giovani fuggono dall'Italia a caccia di opportunità migliori, perché il nostro mercato dà segni evidenti di scompenso.

La ricerca fa il punto sulla situazione lavorativa di chi negli anni passati ha conseguito una laurea in ingegneria. Il primo elemento interessante è che a fine 2012, a un anno dalla tesi, il 72% dei giovani professionisti già lavorava. È un dato in crescita rispetto alle precedenti rilevazioni: nel 2009 ci si era fermati al 65,1 per cento. Anche se è lontano il picco del 2007, quando era stato registrato il 77,8 per cento.

Questo trend si consolida con il passare del tempo. A cinque anni dal conseguimento del titolo, il 93,3% degli ingegneri ha un lavoro. E, a conferma di questo andamento, ci sono anche i dati sul tasso di disoccupazione. Dopo un anno, questo è mediamente pari al 10,1%, contro il 20,7% di tutti i laureati: praticamente il doppio. Dopo cinque anni, è poco sotto il 2%, mentre quello della generalità dei laureati sfiora i sei punti.

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