Progettazione e Architettura

Biennale 2014, Dal Co rifiuta il Padiglione italiano: «Ho detto no, non ho né il tempo né l'interesse»

Paola Pierotti

Confermati i rumors, ma ora il direttore di Casabella esce allo scoperto rivelando di avere chiuso la porta in faccia al Mibac, rifiutando seccamente la direzione. La prossima Biennale di Architettura diretta da Rem Koolhaas aprirà le porte il 7 giugno

La prossima Biennale di Architettura diretta da Rem Koolhaas aprirà le porte il prossimo 7 giugno. Mancano sei mesi e l'Italia ancora non ha scelto il suo curatore. Il Ministero dei beni culturali in realtà un nome l'aveva trovato. Quello di Francesco Dal Co, direttore di Casabella che peraltro aveva già diretto la Biennale nel 1991. Peccato che Dal Co abbia letteralmente chiuso la porta in faccia al ministro Massimo Bray. «Si è vero sono stato contattato - rivela ora Dal Co, rispondendo al telefono dal Messico dove si trova per lavoro -. Ma ho rifiutato: non ho né il tempo né l'interesse a dirigere il Padiglione Italiano». Un rifiuto molto secco dunque. Forse legato al fatto che Dal Co aveva già diretto la mostra internazionale e questo incarico sarebbe potuto risultare riduttivo.

Questo spiega anche perché rispetto ai rumors circolati nelle ultime ore che davano per certa la nomina del professore dello Iuav, il ministero abbia preferito mantenere il basso profilo senza confermare, nè smentire la vicenda. Resta il fatto che ora la partita si riapre completamente. Mancano solo sei mesi all'apertura della mostra guidata dall'archistar Rem Koolhaas - guru del contemporaneo che probabilmente avrebbe avuto una difficile convivenza con il più 'conservatore' Dal Co - e ancora il nome «italiano» è da trovare.

Nel frattempo arriva un feedback che tenta di rassicurare anche dal Mibac che dice «la questione è in via di definizione. Questione di poco».

Chi è Francesco Dal Co

Dal Co ha 68 anni, è stato docente di storia dell'architettura contemporanea di migliaia di studenti e ha influito sulla formazione di altrettanti professionisti essendo direttore di Casabella dal 1996 e avendo un ruolo di primo livello nella casa editrice Electa.

Dal Co non è solo uomo d'accademia. In varie occasioni si è impegnato al fianco di importanti committenti per la scelta dei professionisti da coinvolgere e per lo sviluppo di grandi progetti. Tra le ultime sue importanti partite giocate sul campo c'è quella per la progettazione firmata dai romani Labics per il Mast di Bologna dove Dal Co è stato consulente della committenza, dal concorso all'inaugurazione dell'opera. E' stato presidente in tante giurie di concorsi, a partire da quella per il nuovo M9 di Mestre vinto da Sauerbruch Hutton.

Dal Co non è nuovo alla Biennale. Sarebbe tornato dopo aver già diretto l'edizione del 1988 e la Mostra internazionale del 1991.

Il ministero, interpellato, mantiene ancora il riserbo. Sul web la notizia si è data per certa, ed era sostenuta anche anche da alcuni degli ex curatori del Padiglione italiano alla biennale.

«Se sarà confermato l'incarico Dal Co – commenta Francesco Garofalo, architetto romano, curatore del padiglione nel 2008, tra i primi a dare la notizia attraverso il proprio profilo Facebook - avrà poco tempo per reagire alla innovazione introdotta Koolhaas: il tema unificante per i padiglioni nazionali. La sfida è tanto più impegnativa perchè quel titolo (Absorbing Modernity 1914-2014), potrebbe andare bene per un libro sull'architettura italiana. Sarebbe anche interessante prendere posizione sul nostro presente, cosa che per uno storico che dirige una rivista, e che è stato protagonista 23 anni fa di un'altra innovazione (la prima apertura dei padiglioni per architettura), non dovrebbe essere affatto difficile».

I commenti di altri ex curatori

Luca Zevi
, curatore del padiglione italiano nel 2012 apprezza la «classica modernità» di Francesco Dal Co, il suo ruolo, il suo impegno nell'editoria. «Dal Co è figura eminente del panorama architettonico italiano, all'interno del quale ha sostenuto coerentemente, su Casabella e presso l'editrice Electa, un orientamento di classica modernità in un'epoca nella quale andavano per la maggiore ‘funambolismi' di varia natura. Il suo impegno - ha commentato Zevi, uomo Inarch - gli ha già guadagnato in passato incarichi importanti alla Biennale di Venezia, offrendogli l'opportunità di esprimere a più riprese il suo punto di vista. Solo per questo - e in considerazione della crisi in cui versa oggi la disciplina architettonica – nel 2014 sarebbe stato interessante dar voce a un diverso filone di ricerca».

Più prudente, ma esplicitamente critico Luca Molinari. «Si rischia di finire come quei commentatori che fanno dichiarazioni ai primi exit poll per risultare immancabilmente smentiti – commenta il curatore del Padiglione Italiano nell'edizione del 2010 – ma credo che la possibile nomina di Francesco Dal Co a curatore del prossimo Padiglione Italia sia un errore dal punto di vista della prospettiva politica e culturale attuale. Non si discutono i suoi meriti e le sue competenze – spiega l'architetto milanese - Dal Co tra l'altro è già stato curatore di tutta la Biennale Architettura nel 1988, ma lascia perplessi la scelta ministeriale che manca di coraggio e visione. Il ruolo del Padiglione nazionale dovrebbe essere quello di fare criticamente il punto e insieme, ma soprattutto, di lanciare oggi visioni e prospettive utili a uscire dalla drammatica situazione attuale». Secondo Molinari le scelte sull'architettura italiana espresse dal direttore di Casabella sono sempre state ispirate «a un conservatorismo modernista ormai esausto o a un mainstream globale di cui non abbiamo bisogno. Non sarebbe stato più coraggioso chiedere a uno o più progettisti di talento una visione originale? Non sarebbe stato più utile aprire il Padiglione a un laboratorio attivo e problematico lungo tutti i sei mesi? La mancanza di coraggio e prospettiva sta uccidendo politicamente la nostra affaticata architettura» conclude amaramente Molinari.

Franco Purini
, professore romano, curatore del padiglione italiano nel 2006 in occasione della decima Mostra internazionale avrebbe sposato in pieno la tesi-Dal Co. «Affidare il Padiglione Italiano a Francesco Dal Co sarebbe senz'altro un'ottima scelta. Lo storico veneziano, che è uno dei più importanti e originali studiosi dell'architettura moderna, ha una lunga e prestigiosa consuetudine con la Biennale di Venezia, di cui è stato responsabile del settore architettura, ottenendo risultati di grande interesse. Dal Co – spiega Purini - ha organizzato mostre che hanno costituito altrettante occasioni di sperimentazione e di confronto fondate sulla centralità del progetto. Occasioni che hanno saputo anticipare il futuro, restando nel tempo come momenti essenziali della ricerca contemporanea sul paesaggio, l'ambiente, la città e l'architettura». Anche Purini sottolinea il suo ruolo nel campo dell'editoria: «Dal Co è inoltre direttore di Casabella, che da più di ottanta anni è un riferimento essenziale per il dibattito architettonico italiano e internazionale».

Prima delle conferme ufficiali era già partita una campagna per chiedere a di «rinunciare all'incarico con un gesto di straordinario coraggio»: questa campagna, partita con una lettera aperta è stata promossa dal critico di architettura Luigi Prestinenza Puglisi e rilanciata sulle bacheche di numerosi professionisti. Dal momento che Dal Co ha smentito la nomina, la lettera si può considerare accolta senza bisogno di una controfirma.


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