Progettazione e Architettura

Quando la pedagogia va a braccetto con l'architettura. Il nuovo asilo privato di Correggio

Luca Molinari

A Correggio il progetto di Laboratorio Permanente per una minuta addizione di 400 metri quadri a una struttura scolastica esistente. L'operazione è stata possibile grazie a una generosa donazione della famiglia Recordati

Guardare al piccolo ampliamento disegnato da Laboratorio Permanente per un asilo privato a Correggio potrebbe aiutare a fare alcune considerazioni più generali sulle occasioni e le condizioni in cui la maggior parte dell'architettura italiana sembra muoversi in questi ultimi anni.
È ormai evidente da qualche tempo che la possibilità di realizzare grandi opere si è ridotta progressivamente da una parte per una condizione economica che sta riducendo sensibilmente i grandi investimenti correnti, e dall'altra per una condizione di contrazione del patrimonio sociale e ambientale.

Le foto dell'opera

Questo rappresenta uno spostamento importante degli orizzonti con cui l'architettura, e non solo, si confronterà nei prossimi anni imponendo un cambiamento significativo degli strumenti, culturali e operativi, e delle strategie con cui affrontare le domande pressanti di una società in profonda metamorfosi.

E' ormai chiaro che la maggior parte delle possibilità con cui si confronterà l'architettura europea e italiana saranno azioni di demolizione/sostituzione, piccole integrazioni, densificazioni mirate del patrimonio esistente.

Su queste premesse di dovrebbe costruire una nuova generazione di professionisti e riformare molti dei nostri corsi universitari di progettazione.

Il progetto di Laboratorio Permanente per una minuta addizione di 400 metri quadri a una struttura scolastica esistente a Correggio, grazie a una generosa donazione della famiglia Recordati, segue con chiarezza queste logiche e si pone rispetto al tema proposto con una naturalezza rassicurante.

L'attività dello studio milanese, fondato pochi anni fa da Nicola Russi e Angelica Sylos Labini, è già noto alla critica per la qualità contemporanea dei suoi primi progetti e dei lavori di ricerca, e anche in questo caso la decisione di non caricare eccessivamente i toni dell'intervento scegliendo la strada della modestia civile rende questo intervento appropriato.

Non dobbiamo però dimenticare il contesto culturale con cui i progettisti si sono confrontati. Correggio è a pochi chilometri da Reggio Emilia e da quell'epicentro della pedagogia internazionale rappresentato da Reggio Children e da quello che ha rappresentato nel tessuto educativo locale. Gli architetti hanno quindi potuto lavorare direttamente con una committenza consapevole con cui hanno operato nella definizione degli interni pensati come fluidi e molto flessibili, lasciati liberi dalle strutture e capaci di costruire una forte relazione visiva con l'esterno.

Dovendo infatti consumare una parte significativa del giardino gli autori si sono concentrati sulla possibilità di esaltare al massimo la relazione visiva con il verde circostante, oltre che procede alla piantumazione di nuove essenze che diventassero parte dell'intervento.
Uno degli elementi più caratterizzanti e di qualità del progetto è infatti concentrato nel disegno degli infissi della grandi finestre che dalle aule guardano sul parco.

Il sistema continuo di porte-finestre in vetro e pino selvatico, inframmezzate da pilastrini in cemento armato a vista, sono disegnate con un sistema di geometrie elementari che dal rettangolo giocano con una serie di triangoli che danno qualità astratta agli infissi.
Mentre l'altra invenzione interessante è rappresentata dal tetto giardino raggiungibile con una scala esterna e attrezzato a laboratorio verde per i bambini. Si tratta di una scelta già praticata nel progetto di Bari dello stesso studio, che riprende esperienze architettoniche internazionali recenti da Tezuka a Dorthe Mandrup dove il tetto diventa luogo dell'esperienza attiva e ludica dei suoi giovani abitanti.

Il progetto per Correggio ci dimostra ancora che la buona architettura non è solo un problema di grandezze, ma soprattutto di consapevolezza e sensibilità capace di rendere civile e umano anche il più piccolo frammento dei luoghi che abitiamo.


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