Progettazione e Architettura

A Bergamo l'ostello più alto d'Europa. Riuso che unisce tradizione e servizi hi-tech

Paola Pierotti

Riqualificazione sostenibile sulle montagne bergamasche. Un vecchio rifugio diventa ostello: una nuova struttura lignea inserita in quella muraria già esistente

Dopo un anno di lavori è stato inaugurato a fine stato il nuovo «Ostello al Curò» voluto dalla Sezione di Bergamo del Cai e firmato dallo studio PBEB Architetti guidata da Paolo Belloni e Elena Brazis. E' l'ostello più alto d'Europa.

L'operazione si inserisce nell'ambito dei programmi regionali «Nuova generazione di idee-politiche e linee di intervento per i giovani di Regione Lombardia», essendo stato selezionato tra i progetti cofinanziati nell'ambito di questa iniziativa (con questo progetto sono stati recuperati 62 ostelli ma si prevede di arrivare a 80 entro il 2014). Si tratta di un progetto di riuso: al posto del vecchio rifugio Curò è stato costruito un ostello in quota, con l'obiettivo di integrare l'offerta ricettiva della conca del Barbellino ampliando la conoscenza del luogo, degli elementi naturali e di valorizzare gli elementi infrastrutturali e idroelettrici che lo caratterizzano.

Le immagini del progetto

All'interno della struttura muraria esistente sono state realizzate nuove strutture lignee. «Il progetto – spiegano gli architetti – ha comportato una riqualificazione igienico-sanitaria dell'edificio, la ridistribuzione dei locali interni adibiti al pernottamento e la realizzazione di alcune aree in ampliamento, prevalentemente realizzate con recupero dell'esistente sottotetto di una porzione dell'edificio».

La riqualificazione ha previsto anche un significativo intervento sull'isolamento delle strutture murarie esistenti e il totale rifacimento dell'impiantistica interna sia elettrica che di riscaldamento, per garantire la realizzazione di una struttura dotata di elevati standard qualitativi e prestazionali. A 1.895 metri di altezza oggi l'ostello è dotato di tutti i servizi che chiede una clientela giovane, al passo con i tempi: wi-fi, telefono, lavanderia e acqua calda. «Il progetto ha previsto lo svuotamento della struttura muraria esistente e la rimozione di tutti gli intonaci che nel corso del tempo si erano stratificati. In questo modo – raccontano gli architetti – è stato possibile evidenziare la storia dell'edificio raccontata dalle sue stesse pietre, dalle aperture che nel tempo sono state tamponate e dalle intrusioni richieste dagli interventi succedutisi nel tempo».

Alla preesistente struttura muraria, semplicemente uniformata con una velatura di calce naturale è stata affiancata la nuova struttura rivestita in acciaio corten, che grazie alle sue caratteristiche di autoprotezione annullerà di fatto la necessità di manutenzione nel tempo. «L'uso di questo materiale e il contrasto tra l'ossido di ferro e la pietra grigia nerastra – spiegano – è lo stesso che è ben visibile nella presenza di ossido di ferro nelle stratificazioni litiche del luogo».
Alla severità delle superfici esterne fa da contrappunto l'atmosfera calda degli interni totalmente realizzati da doghe di rovere rosso massello trattate a olio.

Il costo del progetto è di circa un milione di euro (960mila lordi più 80mila per gli arredi) e le risorse sono state pubbliche e private: hanno partecipato Regione Lombardia (50%, 48mila euro) Fondazione Cariplo (30%), Cai.


© RIPRODUZIONE RISERVATA