Progettazione e Architettura

Light box per la direzione dell'Istituto Humanitas a Rozzano

Paola Pierotti

Spazio a recupero e tecnologia nel progetto firmato dal milanese Filippo Taidelli. A Rozzano la sede della clinica milanese è stata ricavata all'interno di un edificio inutilizzato da anni

L'istituo clinico milanese Humanitas ha un nuovo tassello contemporaneo: la sede della direzione firmata dallo studio di Filippo Taidelli, un progetto di recupero e un nuovo landmark ricavato all'interno di un edificio esistente inutilizzato da anni.

Le origini di Humanitas risalgono alla seconda metà degli anni ‘80 quando un gruppo di imprenditori decise di costruire un ospedale moderno, ben organizzato, efficiente attento al binomio paziente–medico. Per questo progetto ha lavorato fin dall'inizio la società di ingegneria e contracting Techint che ha firmato lo studio di fattibilità e negli anni si sono alternati vari progettisti. L'architetto milanese Taidelli è stato chiamato nel 2011 per realizzare un piccolo intervento nell'ambito del più grande complesso: un'opera rappresentativa che la committenza ha chiesto fosse il landmark dell'istituto sanitario. Per quest'area era stato elaborato un progetto da parte dell'architetto James Gowan ed era stato indetto anche un concorso privato a cui non si è dato seguito.

Le immagini del progetto

«La committenza ci ha chiamato per intervenire su un edificio lasciato al rustico – racconta Filippo Taidelli – destinato inizialmente destinato a spazio pubblico, una struttura che doveva ospitare anche un asilo, un edificio pubblico pensato come ‘scambio' tra privati e Comune di Rozzano». Per anni non si è trovato un accordo sulla destinazione di questo spazio: un parallelepipedo in bilico sulla piastra ospedaliera (si vedano qui a destra le fotografie dello stato di fatto): 600mq di spazio coperto e 1200 di copertura calpestabile che doveva esere inizialmente il giardino dell'asilo.

Il nuovo volume progettato dallo studio Taidelli oggi accoglie la dirigenza del polo ospedaliero (uffici del presidente e ad) e la copertura calpestabile ha un duplice ruolo: accompagna impiegati e visitatori dall'ospedale al nuovo volume e offre uno spazio di qualità ai pazienti che affacciano con le proprie stanze sul giardino che si caratterizza per una particolare texture disegnata che integra pavimentazione e verde.

«Obiettivo del progetto, sfruttando la posizione privilegiata, è di generare una sorta di light box, un volume etereo – dice Taidelli – che consente grande trasparenza e visibilità dell'intero complesso dall'interno e grande visibilità dalla strada quando illuminato di notte. La connessione con l'edificio antistante delle degenze è garantita dalla creazione di un nuovo roof garden che con vasche verde accompagna il visitatore e animano la vista dall'alto dei degenti».

Dal punto di vista costruttivo si è optato per un sistema tradizionale, impiegato in una scala inconsueta: le facciate sono rivestite infatti con lame di vetro di un metro per cinque, all'interno delle quali ci sono delle veneziane mobili che permettono alla facciata di vibrare in base all'orientamento che darà l'utente all'interno della struttura.
Il giardino ospita aiuole di diversa profondità per ospitare alternativamente graminacee e piante ad alto fusto.


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