Progettazione e Architettura

Corsa ad ostacoli per un progetto: 36 passaggi fino al cantiere

Paola Pierotti

La via crucis delle autorizzazioni. Viaggio nel labirinto di uffici e pareri che dilata i tempi all'infinito. L'esempio di un'iniziativa tipo a Milano: un edificio per uffici firmato dallo studio di Giuseppe Tortato (Milano Layout)

Un progetto di architettura si può raccontare con una gallery fotografica o con una scheda descrittiva che parla del concept o delle tecnologie scelte, e magari include l'elenco di tutti i consulenti che hanno collaborato alla definizione del progetto. Ma se si riesce a tenere un diario di bordo di tutti gli incontri che i professionisti devono organizzare, dei faldoni che si devono stampare, fotocopiare e consegnare, di tutti i tecnici che si incontrano nell'iter progettuale, si finisce per intercettare la storia di un Paese e di un'amministrazione che favorisce o contrasta un'opera, di una galassia di funzionari ogni volta interpellati in base alla norma da soddisfare, di enti coinvolti per ottenere quei pareri necessari per passare allo step successivo.

Un gioco dell'oca che per un progetto-simbolo che abbiamo preso come modello di riferimento, un edificio per uffici e laboratori realizzato a Milano, conta 36 caselle. Trentasei step dal primo giorno alla consegna dell'opera, decine di soggetti coinvolti.

Il gioco dell'oca quando si parla di progettazione vede troppo spesso i segnalini tornano indietro di qualche casella prima di ripartire, o non di rado si sta fermi per più turni. È l'iter di un qualsiasi nuovo progetto di architettura, si tratti di nuova costruzione o del recupero di un edificio esistente. Di grandi opere ma anche di ordinarie costruzioni residenziali.

Non sono necessari vincoli o intoppi particolari per rallentare le procedure: la burocrazia in Italia è insita nelle norme.

Un caso-tipo. Per capire la situazione raccontiamo la storia di un progetto-simbolo, quello per un edificio per uffici firmato dallo studio di Giuseppe Tortato, Milano Layout, per raccontare le decine di passaggi necessari per far decollare un progetto e portarlo al cantiere.

Una storia lunga 5 anni e 36 passaggi per un edificio a sud delle vie Tortona e Savona, tra le piccole aree industriali sorte nei primi del '900.

Fin dall'inizio, quando nasce un progetto, si parte con lo studio di fattibilità, le ipotesi progettuali, i primi tentativi di ottimizzazione del concept per renderlo commercializzabile e rispettoso di vincoli e norme. Iniziano qui i primi incontri con i dirigenti e i tecnici comunali e da subito è necessaria una ricognizione di tutte le norme da rispettare. Una volta presentato il progetto preliminare inizia il lungo iter per ottenere il permesso di costruire e si mettono in atto opportune misure per far sì che il progetto ottenga il via libera dalla commissione edilizia.

La complessità di un progetto (anche se si tratta di un'opera ordinaria) e i pareri specifici da chiedere ai diversi enti, fanno sì che lo studio di progettazione si rivolga a consulenti strutturisti, impiantisti, di prevenzione incendi, di analisi dei suoli. Lavoro necessario per integrare il progetto e avere l'ok da parte di tutti i soggetti coinvolti: Asl, consiglio di zona, commissione edilizia, Vigili del fuoco, solo per iniziare l'elenco.

Se per i grandi progetti si parte dai piani urbanistici e paesaggistici, anche per un ordinario progetto di edilizia il suolo e il contesto ambientale sono nodi fondamentali del progetto. E se dopo l'analisi del terreno è richiesta la bonifica, nel «gioco dell'oca» il segnalino è costretto a fermarsi alcuni mesi, come fosse arrivato sulla casella del «pozzo»: da lì si imposta infatti il progetto strutturale e ambientale. Con la richiesta di autorizzazione paesaggistica si inizia un nuovo percorso: un passaggio fondamentale perché i dati contenuti in questa pratica sono vincolanti per quelle successive. Intanto lo studio di progettazione si relaziona di volta in volta con funzionari di diversi uffici e a ogni step è chiamato a consegnare faldoni di documenti, spesso in più copie. Se poi capita che si chiedano integrazioni, la «pedina» si ferma, cerca come bypassare l'ostacolo e con la collaborazione dei funzionari di turno integra gli elaborati e ci riprova. Spesso uno studio di architettura dello standard italiano non riesce a sviluppare in house tutto quello che si richiede ed è costretto a chiamare in campo vari consulenti per perfezionare il progetto e completare tutti i documenti che servono a ottenere il permesso di costruire (dalla redazione del piano scavi a quello per la prevenzione incendi, per fare due esempi).

Nel progetto di via Pestalozzi sono serviti due anni e mezzo per la progettazione e altrettanti per il cantiere.


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