Progettazione e Architettura

L'Università di Padova ha un nuovo «giardino della biodiversità»

Paola Pierotti

Una grande teca vetrata lunga 100 metri e alta 19 arricchisce di 15mila mq l'Orto Botanico più antico del mondo. Il progetto è nato da un concorso e firmato dagli architetti dello studio Vs.associati. Operazione da 15 milioni finanziata dall'Università degli Studi di Padova

A Padova è pronto il «giardino delle biodiversità», si tratta della nuova ala dell'Orto Botanico firmato dagli architetti dello studio Vs.associati, nato da un concorso di progettazione e voluto dall'Università degli Studi di Padova.

L'orto di Padova è il più antico al mondo (1545) e con questo progetto si è arricchito di altri 15 mila metri quadrati (4500 di superficie coperta) e di 1300 specie vegetali (che si vanno ad aggiungere alle 6mila già coltivate nell'orto antico, già patrimonio dell'umanità dell'Unesco).

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Le tappe. Il concorso in due fasi è stato bandito nel 2004 e aggiudicato nel 2005, il cantiere è iniziato a ottobre 2010 e l'edificio è stato consegnato a fine maggio 2013. La scorsa settimana il nuovo Orto Botanico ha aperto le sue porte alla città, ma nei prossimi mesi si dovrà provvedere alla fase di allestimento. Il percorso sarà articolato per temi: l'intelligenza vegetale, la pianta e l'ambiente, la pianta e l'uomo e la pianta nello spazio.

Il concept. La nuova ala si mostra come una grande vetrina, una teca lunga circa 100 metri e alta 18, che illustra un'ideale sezione del globo dall'equatore degradando verso i poli. «Dalle condizioni più favorevoli per la vita con abbondante umidità e elevate temperature che fanno crescere la foresta pluviale sino alle condizioni più estreme - racconta Giorgio Strappazzon dello studio Vs.associati - dove il freddo e la scarsa umidità rendono la vita quasi impossibile».

Solar active building. L'edificio è stato progettato per ridurre il più possibile l'impatto ambientale, non solo in ambito urbanistico ed architettonico, ma soprattutto rispetto al consumo di risorse rinnovabili per il suo funzionamento. La forma della teca vetrata, l'articolazione degli spazi ed il funzionamento della parte impiantistica sono ottimizzati per sfruttare l'apporto dell'energia rinnovabile e gratuita proveniente dal sole.

Alcuni esempi. L'energia elettrica viene prodotta con panelli fotovoltaici, si recuperano le acque meteoriche, le superfici di copertura non trasparenti sono state piantumate con numerose ricadute in termini di produzione di ossigeno e di abbattimento di anidride carbonica, e ancora attraverso l'effetto serra si accumula e riusa l'energia termica. «Tra gli altri accorgimenti tecnici - raccontano i progettisti - segnaliamo la scelta di aver rivestito la copertura con cuscini di ETFE che raccolgono il calore del sole con uno spessore di 60 cm di aria e riducono le dispersioni per irraggiamento nelle fasi notturne. Oltre ad isolare termicamente è estremamente leggera (4Kg/mq), con un risparmio sulle strutture, è più trasparente del vetro ai raggi UV, vitali per le piante, ed è autopulente».

Se le emozioni sono uno strumento fondamentale per la comunicazione ecco che la grande vetrata della biodiversità viene nascosta con una fitta vegetazione (in fase di piantumazione) sino al punto di uscita del taglio nella collina che porta il visitatore ad avere (con effetto sorpresa) un'immagine complessiva associata alla visione del complesso monumentale di Santa Giustina.

Sia dal punto di vista visivo che didattico il tema dell'acqua è volutamente ricorrente all'interno del progetto: il padiglione del visitor center ha una terrazza a sbalzo sul canale Alicorno, una delle antiche vie d'acqua di Padova, mentre una lama d'acqua separa l'orto antico dalla parte nuova, caratterizzata dalla presenza di cascate e laghetti che separano un bioma dall'altro.

Il rapporto con il contesto.
L'impostazione del progetto ha mantenuto il vuoto urbano degli orti benedettini preesistenti agli interventi degli anni '50 caratterizzati da un'ampia vista verso Prato della Valle. «Il rapporto con l'orto antico non è stato ricercato nella riproposizione di forme copiate - racconta l'architetto Strappazzon - ma è stato definito nella lettura delle regole compositive che determinano l'impostazione della parte cinquecentesca».

Expo 2015. L'operazione sostenuta dall'Università è costata circa 15 milioni di euro. Una nuova architettura per la città veneta ma un polo culturale di attrazione nazionale che guarda con attenzione all'opportunità di Expo 2015. Sono già iniziati i primi contatti con il sindaco di Milano e Expo Spa per studiare come riuscire a portare all'orto botanico di Padova parte del flussi di visitatori dell'Expo milanese e poi da Padova, via acqua, raggiungere Venezia.


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