Progettazione e Architettura

L'autorizzazione paesaggistica? Ci possono volere anche due anni

Giuseppe Latour

È frustrante il confronto quotidiano tra professionisti e amministrazione pubblica. Lo dice la monumentale analisi del Consiglio degli ingegneri

Passa il tempo ma le cattive abitudini non cambiano. Così l'immagine più efficace per descrivere quello che avviene oggi in Italia ai progettisti alle prese con le procedure della Pa resta sempre la stessa: un povero professionista inerme, sommerso da carte, timbri, marche da bollo, adempimenti.

La ricerca appena pubblicata dal Consiglio nazionale degli ingegneri dice esattamente questo: nonostante il lavoro di semplificazione tentato negli ultimi anni dall'esecutivo, il moloch della pubblica amministrazione resiste sempre, uguale a se stesso.

Nella lunga analisi sono passati al microscopio tutti gli adempimenti con i quali i progettisti si confrontano solitamente nella loro giornata. E le buone notizie sono davvero poche. Il problema dei tempi è rimasto intatto. Basti pensare a una materia che, negli ultimi anni, è stata pesantemente riformata, a più riprese: quella dei titoli abilitativi.

Nonostante la pletora di interventi, evidentemente, il caos continua a regnare sovrano, perché per ottenere un permesso di costruire si impiegano ancora 195 giorni e solo nel 25% dei casi si rispetta il termine di legge di 60 giorni.

Le semplificazioni, alla prova dei fatti, sono state inefficaci e cervellotiche. Mentre molti interventi di facile realizzazione restano immancabilmente sulla carta. Quasi mai, ad esempio, è possibile svolgere una procedura collegandosi al sito internet dell'amministrazione referente. Per la certificazione di agibilità succede solo nel 13% dei casi. Per l'autorizzazione paesaggistica e per le opere idrauliche, addirittura, si scende a un misero 8 per cento. Insomma, andare a bussare all'ufficio del tecnico comunale resta, ancora oggi, l'unica strada percorribile.

E non si è nemmeno provveduto a eliminare gli accavallamenti tra diverse Pa che, notoriamente, rendono alcune autorizzazioni una corsa a ostacoli. Così, in molti casi, è proprio questo difficile intreccio a rendere impossibile la vita dei professionisti. Succede per le autorizzazioni paesaggistiche, dove sono coinvolti contemporaneamente il Comune e la Soprintendenza.

La maggior parte del tempo viene impiegata in attesa che la documentazione passi da una parte all'altra. Mentre aspettano una risposta, ai progettisti non resta che chiedere qualche altra semplificazione.

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