Progettazione e Architettura

Bologna, la sede-modello di Coesia (Gd): headquarter aperto alla città

Paola Pierotti

Si chiama Mast il centro polifunzionale che farà scuola tra gli imprenditori. Voluto da Isabella Seragnoli (Coesia) è molto più di una semplice sede aziendale. Frutto di un concorso privato tra architetti emergenti l'edificio accoglie anche uno spazio espositivo, un auditorium, un'accademia, un asilo nido e un centro benessere. Alcune funzioni sono a disposizione della comunità

Si chiama Mast, Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia ed è una nuova architettura italiana che farà scuola: voluta da una committenza ambiziosa, sviluppata da uno studio di architettura che è stato coinvolto attraverso un concorso (privato), realizzata coinvolgendo i migliori specialisti italiani e internazionali per ogni tipo di consulenza. Mast è una struttura di 25mila mq di superficie realizzata a nord-ovest della città di Bologna, in un'area ex Enel.

Un centro polifunzionale a disposizione dei collaboratori del gruppo Coesia (gruppo industriale attivo nei segmenti delle macchine automatiche avanzate, delle soluzioni di processo industriale e degli ingranaggi di precisione) e della comunità bolognese e offrirà vari servizi che includono: uno spazio espositivo, un auditorium, un'accademia per l'innovazione e l'imprenditorialità, un nido per l'infanzia, un wellness centre, un ristorante aziendale e una caffetteria.

Il progetto è nato nel 2005, è passato alla fase di cantiere dal 2009 ed è stato inaugurato oggi (foto/1: il progetto ,foto/2: l'inaugurazione , foto/3: l'asilo aziendale ).

Il progetto è firmato dallo studio romano Labics guidato da Maria Claudia Clemente e Francesco Isidori ed ò è stato fortemente voluto da Isabella Seràgnoli, Presidente di Coesia, che ha seguito l'iter in tutte le sue fasi. Ma i protagonisti dell'operazione sono decine. In primis si conta anche Francesco Dal Co che ha rappresentato la committenza in tutte le sue fasi «e ha avuto merito di tutelare il progetto quando i diversi consulenti specialisti tentavano di alterarlo» precisa Isidori. «Dal concorso ad oggi il concept è rimasto immutato – raccontano gli architetti – ma le esigenze della committenza sono state affinate e ogni volta sono entrati in campo i massimi esperti internazionali: per l'acustica ad esempio Arau Acustica ha collaborato per la progettazione di un auditorium ad acustica variabile con pareti che si muovono migliorando la riflessione nel caso si tratti di musica classica o l'assorbimento se si tratta di proiettare un film». Il progetto architettonico si è adattato alle diverse esigenze degli specialisti: ad esempio ha dovuto fare i conti con l'inserimento di grandi opere d'arte, ma grazie ad una forte regia i tanti attori coinvolti sono stati coordinati per garantire la massima integrazione.

Molto più di un headquarter. Si tratta di un'operazione dell'ordine dei 40 milioni di euro, fortemente caratterizzata da due rampe pedonali che simboleggiano un ponte metaforico fra l'impresa, l'area cittadina circostante e il parco adiacente. Costituito da tre piani fuori terra e tre interrati, il nuovo edificio è stato progettato con una doppia facciata vetrata e con caratteristiche di sostenibilità ambientale. «L'immagine complessiva di MAST è quella di un complesso leggero, traslucido e mutevole. Il rivestimento in pannelli di vetro serigrafato - raccontano gli architetti dello studio Labics - che corre lungo tutta la struttura, passando anche davanti alle pareti opache, associato alle lamelle di alluminio, restituisce un'immagine uniforme e al tempo stesso mutevole. Di notte l'edificio diventa un oggetto luminoso, lasciando intravedere la vita delle persone che si muovono all'interno dei suoi spazi».

A Bologna ora c'è una micro-città per le arti e l'innovazione: un organismo strutturato studiato a partire dai flussi delle persone e dalle possibili relazioni tra le diverse funzioni. Un percorso continuo attraversa l'intero fabbricato e collega tra loro le attività, e queste con la città. Un'architettura–spazio pubblico che trasforma il complesso in un organismo aperto alla comunità, vivo e dinamico.


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