Progettazione e Architettura

Semplificazione, architetti in campo al posto delle Pa e riuso senza oneri

Alessia Tripodi e Paola Pierotti

Il Cnappc al Viceministro alle Infrastrutture De Luca: «Uscire dal labirinto normativo che frena il buon progetto». Il Ddl D'Alia traccia la politica del Governo sul contenimento del suolo, in arrivo anche un decreto «burocrazia zero»

Semplificazione, riuso, contenimento del suolo, sussidiarietà. Sono le parole d'ordine del piano di rilancio della buona architettura e del mercato della progettazione che il Consiglio nazionale degli architetti ha messo in campo da tempo e che ora ha raccolto in un «decalogo» consegnato al viceministro delle Infrastrutture, Vincenzo De Luca. Il documento risponde alla richiesta di contributo sui temi della semplificazione avanzata nel luglio scorso proprio dal viceministro, che ha riunito intorno a un tavolo gli ordini professionali (non solo architetti, ma anche ingegneri) e le associazioni imprenditoriali (tra le quali i costruttori dell'Ance) per individuare le urgenze sulle quali intervenire al più presto con un decreto legge «anti burocrazia». Un provvedimento per affrontare l'emergenza che si affianca al Ddl D'Alia (n. 958, attualmente all'esame del Senato) che prevede un'ampia delega in materia ambientale e punta a potenziare riuso e contenimento del suolo: i due principi che, secondo gli architetti, debbono indirizzare il processo di semplificazione.

La strategia proposta dal Consiglio nazionale degli architetti per contrastare il «labirinto normativo e aumentare tutele e sviluppo» contiene dieci priorità (vedi grafico in questa pagina), tra le quali il superamento del vecchio Piano regolatore in favore del Piano di gestione del territorio e degli 8mila regolamenti edilizi («vera e propria aberrazione culturale» secondo gli architetti), la riduzione degli oneri sulle attività di riuso degli edifici e la liberalizzazione delle destinazioni d'uso contestuale alla messa sul mercato del patrimonio pubblico, la partecipazione obbligatoria alle conferenze di servizi di tutti i soggetti ed enti pubblici, comprese le Soprintendenze, una maggiore certezza del diritto «attraverso la pubblicità dei progetti e con date certe per obiettare» e un Testo unico con le linee guida nazionali antincendio elaborate dal ministero degli Interni. Per rendere più chiari ed efficienti i rapporti tra Pubblica amministrazione, imprese e cittadini, poi, il Cna propone la creazione di Agenzie di semplificazione degli architetti: commissioni tecniche che, in base al principio di sussidiarietà, si sostituiscono alla Pa per velocizzare le procedure. Innovazione che sta già per partire in via sperimentale a Roma, in accordo con il Comune.

«Non ci stiamo inventando nulla di nuovo, si tratta di procedure che già sono prassi negli altri Paesi europei – spiega Massimo Gallione, ex presidente del Cna e attualmente presidente del Dipartimento ordinamento professionale dello stesso Consiglio – e nella maggior parte dei casi si tratta semplicemente di far applicare norme che già esistono e dare, così, più certezza agli investitori privati, riducendo l'altissimo livello di contenzioso che rallenta le procedure e ostacola la ripresa del mercato». In questo senso «proponiamo, per esempio – aggiunge Gallione – che dopo la pubblicazione del titolo edilizio, si possa ricorrere in via amministrativa entro 60 giorni e poi non più, in modo da annullare tutta una serie di possibili ricorsi amministrativi». Così come «per ridurre il numero di soggetti che debbono approvare le varie fasi di un procedimento sarebbe opportuno rendere confermativi solo i piani comunali – continua Gallione – in modo da rendere più veloce il via libera alle varianti urbanistiche necessarie ad attivare politiche di riuso medio-grandi».

Ecco cosa ne pensano i progettisti: tre criticità. La normativa nazionale deve spongersi anche sulla definizione dei parametri urbanistici; l'agenzia di semplificazione rischia di ridurre la figura dell'architetto ad una sorta di notaio; no alla valorizzazione del patrimonio pubblico lasciando liberi i privati.


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