Progettazione e Architettura

Management e intese locali per presidiare i mercati esteri

Paola Pierotti

Fare l'architetto all'estero è un mestiere da imparare. Le opportunità concrete e di particolare appeal sembrano essere riservate solo alle grandi società che riescono a penetrare nei mercati internazionali anche senza contatti diretti con le strutture locali e magari senza dover contendersi gli incarichi con gare. «Sarebbe utile un'iniziativa di rete che metta in contatto con trasparenza domande e offerte di collaborazione. Bisognerebbe stimolare gli Enti, gli Istituti italiani all'estero e le strutture governative che al momento sono interessate a veicolare solo grandi società con professionisti connessi» ha commentato l'architetto romano Marco Tamino, che a fronte della sua esperienza diretta dichiara «che qualcuno ha avuto fortuna ma nella maggior parte dei casi si è trattato di bufale: viaggi, spese e tempo perso con interlocutori inaffidabili». Un dato di fatto riscontrato anche da Michele Lenoci, avvocato esperto di internazionalizzazione e consulente di Nibi – il Nuovo istituto di business internazionale attivato dall'Azienda speciale Promos per le attività internazionali della Camera di commercio di Milano. «Quando ci si vuole affacciare ad un mercato internazionale bisogna attivare partnership con altri studi o aziende locali. I primi contatti si possono avviare attraverso la rete Internet, valorizzando gli incontri nelle fiere di settore, grazie ai rapporti degli uffici Ice ma bisogna investire per trovare partner seri. Non fare affidamento su chi garantisce la rapidità: più del 50% delle partnership con aziende italiane non funziona e si stima – dice Lenoci – che per poter portare a casa un'opportunità concreta servano anche un paio d'anni».

Stringere alleanze con i locali che diventano anche un punto di osservazione privilegiata sul territorio, monitorare la situazione economica e valutare le possibilità di incentivi, passare da una logica di attività culturale a una imprenditoriale (dove marketing e management sono due aspetti imprescindibili). Sono queste tre linee che Promos tramite Nibi segnala agli architetti che chiedono quali siano le strategie e i metodi per affrontare con efficacia le sfide nei mercati esteri. «L'internazionalizzazione della professione è una delle aree strategiche che l'Ordine di Milano ritiene fondamentali per il futuro in un mercato globale» dice Valeria Bottelli, Consigliere Segretario dell'Ordine degli Architetti della Provincia di Milano. «Per questo motivo abbiamo organizzato con Promos dei seminari studiati ad hoc per fornire un primo aiuto operativo per chi intende spingersi oltre confine». Dai seminari in aula, all'assistenza all'estero all'accompagnamento in loco l'attività dell'Azienda della Camera di commercio si sta implementando con particolare attenzione alle professioni che offrono servizi, non solo vendono beni.

«Abbiamo individuato cinque aree di particolare interesse: Canada, Brasile e Messico, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Singapore. Il Canada – spiega Pier Andrea Chevallard, direttore di Promos – è un Paese particolarmente dinamico che ha grandi ambizioni di investimenti entro il 2015, mentre gli altri Paesi sono accomunati dal fatto che sono porte di accesso per aree geografiche più estese. Se le grandi imprese hanno canali autonomi, le piccole strutture devono ponderare le loro scelte: non tutti i mercati sono adatti».

L'estero è un investimento rischioso che richiede preparazione e metodo. «L'Italia è molto indietro rispetto agli altri Paesi in termini di internazionalizzazione dei servizi, ma il successo di altri Paesi europei conforta: conoscendo opportunità e criticità si può fare molto» dice Chevallard.
Banalmente, spiegano gli esperti, se uno studio non ha un sito Internet o una brochure in inglese non va da nessuna parte. Per avviare un attività oltre confine è necessario mettere nel conto numerose missioni esplorative: conoscere gli omologhi, i competitors e i possibili partner.


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