Progettazione e Architettura

Decalogo Cna, le reazioni degli architetti

Paola Pierotti

Nodi da sciogliere: la normativa nazionale deve spongersi anche sulla definizione dei parametri urbanistici; l'agenzia di semplificazione rischia di ridurre la figura dell'architetto a una sorta di notaio; no alla valorizzazione del patrimonio pubblico che lascia liberi i privati

Semplificazione, riuso, superamento del vecchio Prg. Gli architetti sposano tutte le dieci proposte del Cnappc, ma chiedono anche qualcosa in più. «La normativa unica nazionale è fondamentale e imprescindibile ma deve spingersi anche sulla definizione dei parametri fondamentali urbanistici. lo spartito deve avere le stesse regole, poi suoniamo anche sinfonie diverse» ci dice il l'ex direttore del settore urbanistica di un grande comune. «Benissimo unificare i regolamenti edilizi – ribadisce Enrica De Paulis, architetto, studio Nemesi – ma iniziamo con le definizioni edilizie e urbanistiche. Non è possibile che a Milano e Roma si calcoli l'indice edificatorio rispetto alla Sul o alla Slp. A Senigallia – De Paulis porta un esempio concreto – negli ultimi 10 anni l'architettura è stata condizionata dalla definizione della "Sul " che ad esempio non comprende il conteggio delle scale: ecco allora un fiorire di condomini con scale esterne, edifici con tetti schiacciati, senza logge, senza tettoie. E nel paese vicino, altre regole e altra architettura. Per non parlare di come si trasforma il territorio, limitiamoci a ribadire che per i progettisti che lavorano ovunque, è un caos». Per l'architetto De Paulis la semplificazione in materia urbanistica deve passare attraverso una Legge, lavorando sugli strumenti urbanistici.

Non c'è progettista che non lamenti la fatica nel trascinarsi tra Comuni, Province e Regioni, in un gioco di rimbalzi tra uffici.

«Nei piani strutturali bisognerebbe dare anche valore e forza alla pianificazione di area vasta o comunque sovraordinata, alla quale andrebbe affidato il compito di definire la localizzazione di tutte quelle funzioni che sono di per se di carattere sovracomunale. Mi sono sempre chiesto – ci dice il direttore dell'ufficio sviluppo di un grande operatore del real estate - perchè in Italia in tutti gli 8000 comuni debba esserci la zona industriale. Ma si potrebbe estendere ai termo valorizzatori, ai depuratori ecc».

In tema di semplificazione urbanistica per i progettisti è da sottolineare la proposta del Cnappc per cui «le previsioni e i contenuti della pianificazione non abbiano efficacia conformativa della proprietà e non determino alcuna condizione di edificabilità anche ai fini fiscali». «Se un proprietario paga per anni l'Imu su un terreno edificabile - spiega Domenico Delle Foglie, architetto, libero professionista e consulente delle PA – è molto difficile prevedere un cambio di destinazione d'uso. La pianificazione con questa condizione si irrigidisce molto».
Il riuso è per tutti una priorità: bisogna spingere sul concetto di liquidità dei diritti volumetrici acquisiti, blindando il consumo di suolo. «E ancora, spingere sull'equità di trattamento, la perequazione urbanistica estesa è ormai imprescindibile» spiega uno dei professionisti intervistati.

Qualche perplessità c'è sulla proposta di un'Agenzia di semplificazione. «Non convince l'idea di delegare ai privati il controllo delle pratiche» dice Delle Foglie. E ancora «l'Agenzia degli architetti squalifica la figura dell'architetto a una sorta di notaio. Dietro la Dia c'è un progetto" commenta De Paulis.

Il dialogo con le Soprintendenze per alcuni è già in atto, per altri è impossibile per carenza di risorse umane. «Nella mia provincia, a Bari – fa un esempio Delle Foglie – nei processi di autorizzazione non è mai la Soprintendenza che fa ritardare i procedimenti ma i Comuni».

Un grande punto di domanda i professionisti lo mettono sul punto ‘7' del decalogo del Cnappc, «la certezza dei titoli edilizi sarebbe interessante ma potrebbe essere limitativa», dicono in molti. I professionisti sostanzialmente chiedono «norme chiare» anche quando si parla di standard urbanistici da calcolare in termini prestazionali «e sulla valorizzazione del patrimonio pubblico non bisogna semplificare il processo lasciando liberi i privati – commenta De Paulis -. La collettività dovrà sempre avere un valore aggiunto dalla trasformazione».


© RIPRODUZIONE RISERVATA