Progettazione e Architettura

Dalla Corea al Brasile: il 70% dell'attività di Mendini è all'estero

Paola Pierotti

Corea, Brasile e Cina. Oggi lo studio milanese guidato da Alessandro Mendini sta lavorando per il 70% in questi paesi. A Seoul lo studio ha vinto un concorso di architettura per ridisegnare gli involucri di nove torri in cui abitano 8000 abitanti

Corea, Brasile e Cina. Oggi lo studio milanese guidato da Alessandro Mendini sta lavorando per il 70% in questi paesi.

Architetto, come è riuscito a entrare in questi tre mercati stranieri?
In Corea lavoro da una decina d'anni e ho fatto progetti di tutti i tipi, dalle consulenze in materia urbanistica alla realizzazione di servizi da te in porcellana, dalla progettazione di lampade per un'industria che fa capo alla Samsung allo sviluppo di prodotto in ceramica tradizionale. In Corea sono arrivato grazie ad una mia collaboratrice che dopo dieci anni di lavoro nel nostro ufficio di Milano oggi vive in Cina ed è coreana. Lei tiene i contatti ma è anche una progettista e questo aiuta molto.

In Brasile?
Qui è diverso. Sono stato contattato da Vanni Pasca, noto storico del design, che è art director di un giovane designer e imprenditore di San Paolo. Questo brasiliano oggi ha uno showroom dove vende oggetti di design internazionale e Pasca gli ha impostato una nuova collezione dove sono previste alcune presenze italiane. Ecco allora il mio coinvolgimento.

Per il momento lei a San Paolo ha fatto un primo passo concreto: un divano. Dal suo punto di vista come descrive la realtà brasiliana?
Il Brasile è sicuramente un'economia in ascesa e contrariamente all'aria che si respira in Europa l'atmosfera è positiva. Come è noto c'è un forte squilibrio tra le aree centrali e quelle delle favelas, ma il design italiano è comunque un miraggio. In Brasile ci sono bravi designer e archtietti: i loro idoli sono i Fratelli Campana la cui qualità consiste nel saper coniugare design colto con le storie e le tecniche di lavorazione popolare. Ma c'è spazio per chi coniuga capacità artigianale e alta tecnologia. Questo vale per il design e per l'architettura.

In Corea avete vinto un concorso prima dell'estate: un intervento di grafica su un'opera di architettura costruita. Un tema e un approccio insolito per l'Italia, in cosa consiste?
In Corea abbiamo vinto un concorso, in partnership con uno studio locale, per la valorizzazione di nove torri di proprietà dell'azienda statale Posco (nata come industria dell'acciaio, oggi realizza edifici di varia tipologia, anche di lusso). È un progetto di grafica più che di archtiettura. L'obiettivo è identificare graficamente un quartiere di 8000 abitanti intervenendo con colori e nuovi materiali sugli incolucri. Il mio è un contributo per la grafica, per gli ingegneri ci siamo appoggiati ad uno studio locale. L'opera diventerà realtà e contiamo di vederla realizzata entro un anno e mezzo.

Vedi le immagini del progetto


© RIPRODUZIONE RISERVATA