Progettazione e Architettura

Premio Maggia per talenti under 30, al via la mostra dei progetti. In giuria anche Cino Zucchi, al vincitore 15mila euro

Maria Chiara Voci

L'esposizione dei lavori dei dieci finalisti - chiamati a interpretare il tema del recupero delle industrie dismesse - sarà ospitata negli spazi dell'ex lanificio Maurizio Sella fino al 6 ottobre prossimo - Il 28 settembre la proclamazione del vincitore

Sono dieci e tutti under 30 i finalisti della quinta edizione del Premio biennale intitolato alla memoria dell'ingegnere e architetto biellese Federico Maggia, nel decimo anniversario della scomparsa. I progettisti, durante tutta l'estate, hanno lavorato negli spazi dell'ex lanificio Maurizio Sella di Biella, oggi totalmente dismesso e di proprietà della Fondazione Sella onlus, per dare vita a una serie di installazioni, a metà fra arte e architettura, sul tema del recupero del patrimonio manifatturiero.

Il risultato è un'esposizione che resterà aperta al pubblico fino al prossimo 6 ottobre nel grande spazio che, all'interno dell'ex sito produttivo, si affaccia sul torrente Cervo. Il prossimo 28 settembre, fra i dieci gruppi giunti alla fase finale del concorso (e selezionati fra 145 candidature iniziali per 271 candidati coinvolti), sarà proclamato un vincitore, che ritirerà il premio da 15mila euro. La giuria, chiamata a scegliere il vincitore, vede presenti Cino Zucchi e Michelangelo Pistoletto, Francesco Dal Co, Luisa Bocchietto, Paolo Piana.

Obiettivo dell'iniziativa, voluta dalla Fondazione Sella e che per la prima volta in questa edizione si è affacciata a un livello nazionale e non più solo locale, è promuovere il talento dei progettisti in erba. Che, per l'occasione, sono arrivati a Biella da ogni parte d'Italia.
«Il tema del Premio era molto ampio – spiega l'architetto Francesca Chiorino che, insieme a Francesco Carpano ha seguito i partecipanti nella fase di ideazione dei manufatti -. Si chiedeva, in 20 metri quadrati, di interpretare il concetto del riuso del patrimonio industriale dismesso, con un occhio anche al territorio e tenendo conto che il biellese presenta diversi casi di edifici ex industriali oggi non più utilizzati. I partecipanti hanno interpretato la tematica in modi molti differenti. Alcuni con un approccio pragmatico hanno dato vita a vere e proprie architetture e spazi vivibili. Altri ad incubatori e fucine di idee, per un possibile sviluppo futuro». Le installazioni, ora di proprietà della Fondazione, potranno essere in parte riutilizzate e collocate in contesti anche aperti al pubblico.


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