Progettazione e Architettura

Paesaggio e design, il mercato non c'è. Centinaia di esperti senza opportunità

Paola Pierotti

Nel nostro Paese tanto si parla di «paesaggio malato» ma ancora poco ci si concentra sui «nuovi paesaggi» da costruire. Nonostante qualche riforma recente, l'Italia nei fatti non vede nel paesaggio un'occasione di progetto: non si va oltre l'idea di tutela e non c'è mercato, nonostante le Università sfornino ogni anno centinaia di "esperti" professionisti che una volta immessi sul mercato non riescono a realizzare i loro sogni.

Andres Kipar l'architetto che guida la società milanese Land, è probabilmente l'unico paesaggista italiano che ha fatto del verde un business. Il suo nome si ritrova accanto a quello di grandi architetti e nelle più interessanti operazioni di riqualificazione ambientale di aree aperte (in Italia e all'estero). Dietro di lui pochi altri come la triestina Erika Skabar che lo scorso anno ha allestito anche una mostra per raccontare i risultati della sua attività da paesaggista. Quando si parla di "landscape" si chiamano in campo quegli architetti che sanno disegnare bene, ma soprattutto sanno comunicare e vendere bene un buon progetto green, a tutte le scale.

Con fatica ma anche con qualche successo si sta affermando una nuova generazione di appassionati dei temi del paesaggio a cui appartengono ad esempio lo studio di F ranco Zagari e Natura e Architettura di Roma, Cz studio di Venezia, i triestini Kacic e Liden, lo studio milanese AG&P, lo studio Gpt di Bergamo, Patrizia Pozzi di Milano, Osa di Roma, ancora dp landscape studio e amazing studio di Filippo Pizzoni e Gianluigi Cristiano. Ma sostanzialmente il verde in Italia è un mercato per pochi eletti. Il «paesaggisti» iscritti in Italia sono solo 144: solo 1 su 1.000 professionisti censiti dal Consiglio nazionale degli Architetti è un progettista «certificato» nel disegno di parchi, percorsi, spazi aperti per il tempo libero o per l'agricoltura, luoghi pubblici e privati (professionisti ai quali è negato di poter firmare un permesso di costruire).

Solo 1 su 1.000. Un numero ininfluente, se non fosse che tutti gli architetti e tutti i loro studi si occupano di paesaggio (basta leggere qui a sinistra i nomi degli architetti che hanno firmato i parchi più recenti). Moltissimi professionisti vorrebbero occuparsi di pianificazione, di paesaggio, ma il mercato è inesistente. Il paesaggio è spesso uno slogan sbandierato da committenti pubblici e privati, un tema che riscuote consenso politico e popolare ad esempio a Milano quando si parla della «cintura verde»: di quei raggi verdi che dovrebbero collegare periferia e centro con 500 nuovi alberi. Il disegno del verde è una declinazione di quella voce "ambientale" che richiama l'attenzione di molti. Ma in Italia la cultura del nuovo paesaggio è ancora assente e gli investimenti sono scarsi e i nuovi parchi innovativi e attrezzati si contano sulle dita di una mano.

Secondo il Cnappc «i laureati-specializzati sono di fatto stati ingannati da una riforma che non ha aperto loro effettive opportunità professionali nel campo del paesaggio, limitando però in maniera rilevante le loro occasioni in ambito edilizio rispetto agli architetti». In Italia non ci sono concorsi di architettura dedicati agli spazi aperti verdi. E i riconoscimenti ai giovani talenti vengono dall'estero: quest'anno tre team italiani sono stati selezionati per partecipare al XXII Festival internazionale des Jardins di Chaumont-sur-Loire.

Se grandi architetti come Carlo Scarpa o Pietro Porcinaihanno scritto interessanti pagine della letteratura sul paesaggio moderno italiano e all'estero, studi come West8 o Mvrdv hanno fatto fortuna realizzando progetti innovativi per lo spazio aperto, il paesaggio contemporaneo in Italia aspetta ancora una risposta.


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