Progettazione e Architettura

Opportunità riqualificazione con modelli innovativi per gli stadi della serie B

Paola Pierotti

I club della Serie B hanno promosso il progetto «B Futura» che cerca di intervenire sui tanti impianti sportivi italiani inadeguati ai tempi. Buono l'approccio "trasversale" che abbraccia comuni e imprese, ma il punto debole resta la progettazione architettonica. Gli esempi di più recenti di nuovi stadi realizzati in Europa

Come accade quando si progetta un ospedale o un aeroporto, così anche lo stadio è una disciplina specialistica che richiede l'integrazione di tante competenze. Lo stadio è anche un volano per la rigenerazione urbana, una opportunità per la competizione tra le città e un investimento per i privati. Il controllo della qualità dell'iniziativa viene garantito solo se si attiva una squadra di professionisti (economisti, sociologi, architetti, ingegneri, developer e Pa) dove il progetto viene gestito da un team di altissimo profilo.

B Futura. I professionisti della Lega Serie B hanno promosso un'interessante iniziativa, «B Futura» , che cerca di intervenire sui tanti impianti sportivi italiani inadeguati ai tempi. Un programma che inizia dall'analisi del contesto e dallo studio di fattibilità, passa per l'iter amministrativo, la progettazione preliminare e l'implementazione tecnologica e arriva il business plan. Un piano d'attacco (innovativo per l'Italia) predisposto per i Club e le città, che coinvolge Anci, Ance, Finmeccanica, Unioncamere e Ics, al quale oggi hanno aderito per ora 11 città (Brescia, Varese, Verona, La Spezia, Livorno, Modena, Bari, Terni, Lanciano, Vicenza, Ascoli).

Un progetto ambizioso, ma in cui salta all'occhio l'assenza della componente progettuale.
«Sempre più spesso gli stadi sono considerati icone architettoniche nel paesaggio urbano perché hanno un enorme impatto e sono il driver per la riqualificazione di aree depresse o degradate, sono luoghi di socialità – si legge nel report B Futura – sono fonte alternativa di ricavi per i Club». Ma come si coinvolgono i progettisti? Regia agli ingegneri o agli architetti? Sono domande aperte. Nel capitolo relativo alla «progettazione preliminare» si riporta un grafico con le fasi del processo elaborato dal Royal Institute of British Architects, gmp e Kpmg.

Progetto al centro. I Club che gestiranno gli stadi del domani, a cui spetta di definire il business plan, non hanno esperienza nella gestione di uno stadio di ultima generazione (integrando marketing, merchandising, ospitalità e catering): necessitano di politiche e di programmi, ma devono investire anche su una guida con una esperienza consolidata che li accompagni passo passo in ciascuna decisione di carattere tecnico, logistico e di layout, oltre che estetico. Ecco allora perché qualsiasi operazione sembra non poter avere il successo auspicato se non si investe sul progetto. La collaborazione e il reciproco supporto tra studio di architettura, ingegneria e project manager (nei Paesi anglosassoni il Pm coordina discipline e tempistiche, ma non entra nel merito delle scelte architettoniche) è alla base del successo del processo di progettazione.

Gli stadi di ultima generazione cui l'Italia sta guardando si ispirano a modelli inglesi e tedeschi: laboratori da prendere a riferimento anche per quanto riguarda la metodologia progettuale basata proprio sulla collaborazione tra tutte le discipline.

«La questione stadi, oggi più che mai, rappresenta per il calcio italiano la questione fondamentale da affrontare per un ulteriore salto di qualità: i nostri Club – dice Giancarlo Abete, presidente Figc – hanno la necessità improcrastinabile di nuove infrastrutture, che devono diventare un asset da mettere a bilancio, per patrimonializzare i Club e generare nuovi ricavi attualmente troppo squilibrati sul fronte dei diritti televisivi così da ridurre il gap con i competitors internazionali».

Un modello italiano. In Italia, sciolto il punto sulla sicurezza e la privatizzazione degli impianti sportivi, si dovrà trovare una linea per la ristrutturazione degli stadi inadeguati e per la costruzione di nuovi poli sportivi, valutando i costi e l'impatto sui tifosi e sulla città. Recuperare, espandere o sostituire uno stadio sono vie alternative, ma in Italia alla luce delle politiche «no consumo del suolo» il recupero dell'esistente (come è stato fatto per la Juventus ed è in itinere per lo stadio dell'Udinese) sembra avere maggior attenzione. Un altro tema di particolare interesse è quello che riguarda la localizzazioni degli stadi nel contesto urbano, in alternativa alla creazione di stadi in aree periferiche circondati da infiniti parcheggi. E non va dimenticato che lo stadio è un pezzo di città che va realizzato sia con il consenso del pubblico che dei residenti.

Vai all'intervista a Lorenzo Pierini (Kss Group)

I dieci progetti di stadi firmati Kss (vai alla gallery )

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Lo stadio-nave firmata Kss (vai alla gallery)

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