Progettazione e Architettura

Retribuzioni a confronto: in Europa retribuzioni più alte fino a 20mila euro

Lo dice la ricerca presentata nel corso del Congresso nazionale degli Ingegneri. Nel confronto con Francia, Spagna e Gran Bretagna la forbice è di 5mila euro a inizio carriera e tende ad ampliarsi nel tempo

Ingegneri pagati meno dei loro colleghi stranieri. E, per questo, fortemente incentivati a fare le valigie e spostarsi dove la loro competenza viene meglio retribuita. È lo sconfortante quadro che emerge dalla ricerca presentata ieri nel corso del Congresso nazionale di Brescia e preparata da Page Personnel, in collaborazione con il Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri. I suoi dati mettono sul piatto i redditi dei professionisti in Italia, Spagna, Francia e Gran Bretagna. Sottolineando che, a conti fatti, le nostre dichiarazioni dei redditi pesano meno delle altre.

La tendenza che lo studio disegna è chiara e basta un esempio a raccontarla. Un ingegnere progettista a inizio carriera in Italia guadagna in media tra i 23mila e i 25mila euro l'anno. Una retribuzione appena più alta della Spagna ma ampiamente inferiore a quella che può essere raccolta in Francia e Gran Bretagna, dove si sfonda tranquillamente il muro dei 30mila euro. Dopo tre anni di esperienza il reddito del progettista italiano resta inchiodato tra i 26mila e i 30mila euro, mentre a Londra e Parigi esplode. E arriva a toccare i 45mila euro, con una forbice di oltre 15mila euro in più. Che, purtroppo, continua ad allargarsi con il progredire della carriera. Oltre i tre anni di lavoro questo differenziale può arrivare, addirittura, a 20mila euro.

Stesso discorso per un disegnatore meccanico che, come spiega Francesca Contardi, amministratore delegato di Page Personnel, «a tre anni dall'inserimento guadagna in media una retribuzione lorda annua di 35mila, in Inghilterra lo stesso profilo può raggiungere i 64mila». Con un effetto tristemente noto. «Il risultato di questa situazione è immediato e scontato: il trasferimento». Verso mete come la Germania, il Nord America ma anche il Sud America, per sfruttare il vantaggio della lingua. A questo si collega un secondo effetto collaterale: la chiusura del nostro sistema, dove difficilmente vengono assunti ingegneri stranieri. Su questo pesa la situazione economica complicata, ma anche la tara normativa dell'Italia.

Le competenze straniere sono molto difficili da importare a causa delle notevoli differenze di legislazione nei vari paesi. Nonostante questo, però, la domanda di alcune figure professionali in Italia resta alta: «Ci sono – dice Contardi – alcune categorie che hanno notevoli chance di occupazione, anche perché il numero di ingegneri che si laureano presso le nostre università è decisamente inferiore alle necessità del mercato. Penso, ad esempio, agli informatici, ai meccanici e ai meccatronici e a tutti coloro che hanno un know how estremamente specifico». Anche per questo la disoccupazione ha toccato gli ingegneri con meno forza di altre categorie.


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